Il mercatino da inventare

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Dopo un anno di inattività, per lo spazio multietnico di lungarno Pecori Giraldi si apre una nuova fase. Il progetto, che prevedeva l’apertura di un mercato artigianale per i venditori ambulanti stranieri, tra critiche e proteste – dell’opposizione, della Confcommercio (che ha fatto anche ricorso al Presidente della Repubblica), nonché dei venditori stessi – ha stentato a decollare, ma oggi si ripropone nelle parole dei nostri amministratori come un percorso in fieri che, comunque vada, “restituirà almeno un giardino ai cittadini di Firenze”, ci spiega l’Assessore all’economia Colonna. Questa volta infatti il Comune ha stanziato 700 milioni di lire (di cui al momento è stata spesa solo la metà) per riqualificare l’area, uno spazio desolato e malfamato, pressoché inaccessibile, buio e abbandonato a sé stesso. Forse per questo tanti venditori ambulanti protestarono lo scorso agosto. “Non vogliamo essere confinati in un ghetto insieme agli spacciatori” recitavano i cartelli dei tanti senegalesi accorsi per impedirne l’inaugurazione.

I buoni e i cattivi
Per Colonna, invece, le difficoltà sono dovute al naturale tempo di incubazione che tutte le idee attraversano prima di decollare “e poi – prosegue – c’è stato un errore logico. A Firenze c’è una massa sproporzionata di venditori ambulanti abusivi, oltre 400. Quindi è necessaria un’azione di repressione e contemporaneamente occorre distinguere tra buoni e cattivi, i buoni che vogliono integrarsi e i cattivi che sono venuti qui solo per arraffare. I secondi vanno repressi, i primi aiutati. Ci siamo chiesti come aiutarli per regolamentare la situazione. La risposta è stata individuata in questo spazio, suggeritoci dal sindaco stesso. Ma l’idea del mercatino non risolve l’abusivismo se non nella quota di coloro che vogliono integrarsi. Non ha valore di contraltare rispetto ad esso, ma risponde alla logica dell’integrazione”.
Marzia Monciatti, Assessore all’Immigrazione, precisa che non si è trattato di un fallimento, ma di una prova generale “vi sono stati difetti di comunicazione all’interno della stessa cooperativa Diamono a cui è stata affidata la gestione dello spazio. È mancata infatti un’informazione ampia ed allargata. Per questo c’è stato anche il cambio dei dirigenti della cooperativa.”
Lo spazio culturale
La Diamono, che comprende persone provenienti da vari paesi, gestirà lo spazio per tre anni, pagando una quota di suolo pubblico con delibera speciale che parifica il mercato alla “mostra mercato permanente”. Si tratta di una proposta innovativa che ha destato interesse anche a livello nazionale. Marzia Monciatti parla infatti “più che di mercato di sussistenza, di un luogo di incontro e di eventi culturali. Quest’estate, i bambini dei centri estivi visiteranno l’area per conoscere ed incontrare le altre culture. Si tratta quindi di uno spazio multiculturale vero e proprio, per l’esposizione di piccoli e grandi progetti di cooperazione. Un luogo espositivo, dove viene offerto del materiale, dove vengono distribuite informazioni sui progetti e le realtà che lo meritano come il commercio equo e solidale.”
Sfruttamento e autogestione
“Dietro l’abusivismo commerciale” denuncia la Monciatti “c’è lavoro senza diritti. Per questo è necessario promuovere iniziative che offrano certe garanzie.” A questo scopo è stata coinvolta nel progetto anche Equoland, centrale del commercio equo e solidale con sede a Campi Bisenzio. Walter Forte, il coordinatore nazionale del circuito, sottolinea che “occorre dare fiducia alle persone. Spesso gli stranieri vendono illegalmente non per scelta, ma per mancanza di alternative. Bisogna superare inoltre le pratiche di assistenzialismo, creando occasioni di commercio per chi non ce l’ha. Quindi il ruolo di questo spazio sarà di dare fiducia ad alcune persone della cooperativa, come primo passo per l’autogestione e l’autosviluppo.”
Permesso?…
I posti disponibili sono un centinaio. Per la copertura dei banchini in caso di pioggia sono previsti degli ombrelloni, mentre al momento non è stata predisposta una soluzione che consenta agli espositori di lasciare in modo permanente i loro prodotti nel mercato.
Lo spazio comunque avrà una nuova veste. Come dice Lorella Arioli, tecnico progettista di giardini della Direzione Ambiente dell’Ufficio di riqualificazione degli spazi pubblici, questo spazio si propone come alternativa alla desolazione dei marciapiedi, “uno spazio della possibilità”. Possibilità per chi? Per accedere al mercato non è necessario essere soci della cooperativa, ma naturalmente bisogna avere il permesso di soggiorno. Questo è ovvio per l’assessore Colonna, meno ovvio per chi conosce quale sia oggi la condizione dei clandestini, sottoposti al ricatto del lavoro nero e sempre in bilico tra lo sfruttamento e l’espulsione. È difficile quindi comprendere anche la distinzione tra “buoni” e “cattivi”, una distinzione che decide chi sta dentro e chi sta fuori… Per gli stati e le loro leggi, i clandestini sarebbero cattivi, e quindi stanno fuori; per i nostri amministratori lo sono gli abusivi. Fuori anche loro. Questi confini ci paiono troppo stretti. Sembra piuttosto una roulette russa nelle mani dei potenti, che si tratti di multinazionali di marchi originali – e dei loro vicari, gli stati – o di industrie di griffe false. Il commercio equo e solidale è sicuramente un’alternativa concreta importante, come pure le proposte e le intenzioni della nostra amministrazione segnano un passo avanti verso la costruzione di una società fondata sul confronto interculturale.
Apprezziamo quindi questa iniziativa e ci auguriamo che vada avanti, ma al tempo stesso ci preme sottolineare che la realtà è spesso così complessa che dietro un venditore di cd falsi non c’è solo un’economia di sfruttamento, ma anche un’economia di sussistenza. Il venditore di cd falsi sta nel mezzo come tutti noi che beviamo coca-cola o facciamo benzina.
Come si può distinguere allora tra dentro e fuori, tra buoni e cattivi? Come si fa ad essere così moralisti con gli altri e tanto solidali con noi stessi?

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