Il gusto della spesa equa

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Comprare rispettando gli altri non è più solo un ”vezzo” di pochi. L’idea del commercio equo e solidale coinvolge oggi un numero crescente di cittadini-consumatori, il grande successo di Equofesta, prima edizione toscana della fiera del commercio equo e solidale, che ha avuto luogo a Firenze lo scorso settembre. Basti pensare che già nella prima giornata le scorte dei prodotti era esaurita per “l’assalto” di quasi 10.000 visitatori.

Ma c’è di più. Dalla recente ricerca Doxa “Imprese, consumatori, solidarietà” è emerso che il commercio equo, basato sulla dignità e il rispetto del lavoratore e dell’ambiente, coinvolge oltre 12 milioni di italiani, vale a dire più del 23% della popolazione.

Anche la Toscana nel suo piccolo non è da meno. Lo dicono i risultati del progetto Equoimprendere, prima ricerca sulla realtà del commercio equo e solidale a livello regionale, finanziato dalla Regione attraverso il Fondo Sociale Europeo e coordinato da Ucodep (Unity and Cooperation for Development of People). La Toscana è infatti la quinta regione italiana per numero di “Botteghe del mondo”, i punti vendita dei prodotti del commercio equo e solidale. Ad oggi sono ben 23, distribuite su tutto il territorio regionale, con una presenza in ciascun capoluogo di provincia. L’aumento delle botteghe è stato accompagnato dalla crescita del loro fatturato, che dal 1998 al 2002 ha segnato un +373%. Un tipo di commercio, questo, che a livello regionale sta assumendo dimensioni non indifferenti.

Ma al di là della crescita commerciale, quello che conta ancora di più è l’attività di informazione ed educazione svolta dalle “Botteghe del Mondo”. È infatti grazie al lavoro di sensibilizzazione ai temi dello sviluppo sostenibile, della giustizia sociale ed economica se le botteghe stesse sono uscite dall’anonimato e se hanno “contagiato” la grande distribuzione. E molto del merito va ai volontari, colonna portante del lavoro di tutto il commercio equo toscano. In tutta la regione si contano più di 800 persone tra soci e volontari attivi nelle botteghe, il cui impegno ed efficienza è basato su una comune formazione interna e sul confronto con altre realtà.

A Firenze, in particolare, porta avanti la sua attività la Cooperativa “Il Villaggio dei Popoli”, nata nel 1990 su iniziativa di un gruppo di persone che conoscevano il commercio equo e solidale tramite il Ctm (Cooperazione Terzo Mondo) di Bolzano, la prima centrale di importazione italiana.
“La nostra attività prevalente – ha spiegato il presidente Paolo Costantini – è sempre stata il commercio equo e solidale, ma l’impegno si è rivolto anche verso la finanza etica, tant’è che la cooperativa è socia del Consorzio Etimos, referente per la Toscana”.

Sviluppare un’attività culturale e di sensibilizzazione sul territorio resta comunque uno degli obiettivi fondamentali. “In questo ambito – ha aggiunto Costantini – siamo attivi su diversi fronti: incontri con la cittadinanza, organizzati da circoli, parrocchie e associazioni, sviluppo di progetti di formazione, interventi nelle scuole, animazione di iniziative pubbliche, e partecipazione a mercati, fiere, feste. Intento comune di queste attività, rendere la cittadinanza consapevole delle conseguenze che il modello economico dominante ha sui paesi del Sud del mondo, in particolare, nel caso del commercio equo e solidale, sui produttori agricoli e non, e aiutarla a capire che non è poi impossibile modificare il proprio stile di vita.”

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