Il grande dittatore

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In una veste completamente restaurata torna nelle sale Il grande dittatore (1939), con l’aggiunta di scene che, all’epoca della prima distribuzione in Italia, non riuscirono a superare il visto della censura.
Chaplin, rovesciando i dati di partenza, riesce a trasformare in eroe il buffo e patetico “perdente”, che credevamo vittima rassegnata: la storia del barbiere ebreo che, sfruttando la somiglianza con il dittatore, si sostituisce a lui, rivolgendo un appello alla pace universale, diventa satira feroce contro ogni dittatura e bandiera di un’ideologia umanitaria e pacifista. Chaplin prende le distanze dal personaggio di Charlot per impersonare un uomo qualunque: proprio l’assoluta normalità del personaggio permetterà a quest’ultimo di scambiarsi con l’uomo più temuto, pericoloso e potente di quegli anni, un mostro destinato ad essere ricordato tra gli orrori maggiori del nostro secolo.
Finanziato largamente da Usa e Gran Bretagna, che videro nel film un’occasione per ridicolizzare la figura di Hitler, Il grande dittatore divenne, da subito, una bandiera artistica (e politica) di opposizione alla follia del nazismo, la cui barbarie scientifica viene analizzata, combattuta e sconfitta con le uniche armi disponibili: trucchi, scambi di persona, finzioni.

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Aggiungendo alla consueta espressività del linguaggio del corpo anche l’arma della parola, Chaplin ci fa riflettere, con un amaro sorriso, su uno dei capitoli più neri della Storia dell’umanità.

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