'Il comune non è a norma'

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L’inizio della vicenda corrisponde a quella che doveva esserne la sua conclusione: finalmente, dopo anni di attesa, nell’estate scorsa la giunta Domenici decide di assegnare una sede all’associazione Azione Gay e Lesbica. A prima vista, il luogo indicato sembra adeguato per ampiezza e collocazione, apparendo come la risposta finale alle richieste di spazi, iniziate nell’ormai lontanissimo 1991. Purtroppo, dopo un’indagine più accurata, il fondo assegnato risulta però inagibile. Infatti, a fronte dell’assunzione per contratto delle responsabilità penali rispetto alla sede, Azione Gay e Lesbica si è premurata di far compiere una supervisione a 3 architetti. Risultato: sono necessari 100 milioni di lire per compiere i lavori indispensabili alla messa a norma degli spazi che restano quindi per il momento inutilizzabili. E’ stato verificato che nessuna opera di risanamento e consolidamento è stata compiuta nell’edificio dopo l’alluvione del ’66 e che il fondo è rimasto invenduto per le sue condizioni, nonostante la sua messa all’asta per ben 4 volte.
Presa conoscenza della situazione, Azione Gay e Lesbica ha cercato di concordare con l’assessore al patrimonio immobiliare Tea Albini (DS) una linea alternativa che permettesse di arrivare alla fruizione della sede o all’assegnazione di un altro spazio. Appena rientrato dal Forum sulla democrazia partecipativa di Porto Alegre, l’Assessore si è prima dimostrato categorico nel negare la possibilità di rivedere gli accordi; solo in seguito, grazie ad insistenze da parte sia di maggioranza che di opposizione e in occasione di in un incontro non ufficiale, ‘di corridoio’, si è dimostrato più disponibile fornendo alcune rassicurazioni, anche se soltanto a voce. Il problema resta dunque a tutt’oggi irrisolto.

Azione Gay e Lesbica ha perciò lanciato una campagna di pressione sulla Giunta comunale da effettuarsi tramite posta con l’invio di apposite cartoline e con e-mail da spedire direttamente al Sindaco dal sito della rete civica. Il messaggio da inviare consiste nella richiesta al Comune di attribuire parte del patrimonio immobiliare non abitativo a favore delle associazioni operanti su Firenze e, in particolare, di assegnare una sede agibile ad Azione Gay e Lesbica. La campagna si prefigge inoltre lo scopo di far sì che “il Comune di Firenze faccia chiarezza sulle scelte politiche che intende portare avanti nei confronti del mondo dell’associazionismo e dell’aggregazione giovanile….Questa necessità di chiarezza deriva da ripetute scelte che parlano il linguaggio dei forti e dei ricchi, anziché quello della vita quotidiana degli uomini e delle donne di Firenze”.

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