26 settembre 2018

Il buco nell’acqua di Evian

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Domenica 1 giugno, tre del pomeriggio: sull’autostrada che congiunge la Francia con la Svizzera ha appena finito di sfilare il corteo dei manifestanti contro il G8.
Bush, Blair, Chirac, Putin, Berlusconi, Chrétien, Schröder e Koizumi da poche ore hanno iniziato a discutere le sorti del mondo nel bunker di Evian sul lago Alemano. Mentre qui, più di centocinquantamila persone, venute da tutta Europa e non solo, dopo aver percorso a piedi decine di chilometri sotto il sole cocente dell’Alta Savoia, ballano, cantano e si rilassano sotto l’ombra delle pensiline scure e appuntite della dogana ‘occupata’ tra Ginevra e Annemasse. Si conclude così il forum alternativo che per tre giorni ha visto discutere e confrontarsi migliaia di cittadini, delegati di associazioni e Ong, e soprattutto tanti ragazzi (seimila solo nei due campeggi di Annemasse).
“Loro G8 noi sei miliardi”, la parola d’ordine è sempre la stessa: gli otto stati più industrializzati e ricchi del pianeta (50% del PIL mondiale) non hanno alcuna legittimità per governare il mondo. Così, come a Porto Alegre, Genova, Firenze, i movimenti hanno parlato di commercio, acqua, agricoltura, medicina, istruzione. I temi affrontati sono gli stessi di cui, a poco più di cento chilometri di distanza, stanno discutendo gli Otto. Ma è sempre più evidente che quel vertice serve soprattutto per la propaganda, perché le decisioni si prendono altrove. Così Bush rimane a Evian il minimo indispensabile, solo per “riconciliarsi” con Chirac e andare su tutti i giornali e le tv.
Il 3 giugno, gli Otto leggono il documento finale che non è nient’altro che una vuota ‘dichiarazione d’intenti’. Punto primo: «rinforzare la crescita mondiale». La ricetta è quella dell’ortodossia liberista: riforme strutturali del mercato del lavoro, riforma del sistemi pensionistici e di protezione sanitaria. «Ci impegniamo a riformare i nostri sistemi pensionistici e sanitari, per rispondere alla sfida comune dell’invecchiamento della popolazione», dichiara Chirac mentre i lavoratori francesi entrano in sciopero proprio contro il progetto di tagli alla previdenza.
Punto secondo: «rafforzare lo sviluppo durevole» nei paesi in via di sviluppo. L’intera prima giornata del vertice è stata dedicata all’’ascolto’ dei capi di Stato e di governo dei paesi in via di sviluppo invitati al tavolo dei G8, ma rimandati subito a casa per lasciare i ‘grandi’ discutere dei loro problemi. Molti i ‘piani di azione’ proporsti: per il mantenimento della pace in Africa, la lotta alla fame, la diffusione dell’acqua potabile. Ma in realtà nessun impegno concreto. Nulla sulla riduzione dei prezzi dei farmaci, silenzio sul protocollo di Kyoto.
Punto terzo e quarto: lotta al terrorismo e crisi regionali. Il tema più caro a Bush. Il G8 accetta la proposta di un ‘Gruppo di azione’ per combattere i terroristi in tutto il mondo. Mentre lancia moniti ai nuovi ‘Stati-canaglia’: Corea del Nord e Iran.

Poi tutti a casa. Prossimo appuntamento il Wto di Cancun.

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