Il baco della corruzione

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Se non ci sono soldi per nuovi asili nido, se le code per una Tac sono esagerate, se costruire un km di ferrovia tra Firenze e Bologna costa 96,4 milioni di euro e tra Tokio e Osaka 9,3 milioni, se gare ed appalti pubblici li vincono sempre i soliti, se non si fanno più case popolari, non è solo una questione di cattiva sorte. Spesso è colpa della corruzione, che alimenta un circolo vizioso che porta inesorabilmente al declino della società che ci convive e la sopporta.
La corruzione mina le basi dell’organizzazione sociale e della convivenza civile, minaccia la credibilità, l’immagine e la stessa legittimità delle istituzioni. La corruzione riduce la crescita economica e fa salire l’inflazione, gonfia il costo del capitale, riduce l’attrattività per gli investitori esteri e produce sprechi nella spesa pubblica. La corruzione distorce i meccanismi della competizione economica e mette le imprese in condizioni di mercato ineguali, ostacolando la loro attività e frenando lo sviluppo. Con la corruzione il metro di selezione della Pubblica Amministrazione non è più il merito ma l’appartenenza a questo o quel comitato d’affari.
È per questi motivi che siamo indignati per le molte inchieste aperte dalla Procura di Firenze su ipotesi di reato centrate sempre sulla corruzione. Attenzione, non siamo indignati con la magistratura – che è bene che faccia liberamente e senza nessun tipo di pressione il proprio mestiere – ma con chi risulta essere protagonista negativo delle inchieste, specialmente se interno all’amministrazione.
Chi ha commesso dei reati sarà giudicato in tribunale, fino al processo ogni indagato resterà giustamente innocente. Preoccupa però il fatto che di inchieste e di notizie che coinvolgono o travolgono il Partito Democratico – ma anche il PDL nelle amministrazioni in cui governa – se ne trovano a bizzeffe.
La “questione morale” cara a Berlinguer è ancora d’attualità e a farne le spese siamo tutti noi. Un certo modo di fare politica sembra usurato e poco rispondente agli interessi pubblici. La giornalista Sandra Bonsanti dice ad esempio: «… quando l’intreccio tra politica e affari si solidifica, quando si crea un nodo ingarbugliato, una confusione nella quale il cittadino non capisce più i confini, non riesce a raccapezzarsi, allora anche il principio del bene comune sfuma in qualcosa di indefinito, di meschino». Ancora più chiaro il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky: «La politica corrompe. Ha un effetto progressivamente corrosivo, permea il tessuto connettivo e stabilisce delle relazioni basate sul potere. Nel caso meno peggiore si tratta di relazioni non trasparenti, di dipendenze, di clientele. Siamo un popolo di clienti delle persone che contano. Nel peggiore dei casi, invece, si tratta di vere e proprie relazioni criminali e di malavita». Per terminare con Claudio Martini, presidente della Regione Toscana: «Le inchieste e le intercettazioni individuano un sistema logoro, disinvolto, pressapochista, fatto di scarsa trasparenza. è una questione che riguarda la cultura politica […] Abbiamo atteggiamenti troppo disinvolti». Fabrizio Rondolino, ex dalemiano, ci ha addirittura scritto una fiaba, e il titolo si commenta da solo: «Così il Pd rinacque Psi».

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