Il Sangue Verde: la rivolta di Rosarno arriva al cinema

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di Carolina Mancini per l’Altracittà

Sono arrivati oggi, al Lido di Venezia, Abraham, John, Amadou, Zongo, Jamadou, Kalifa, Salis. Sono gli ex raccoglitori di arance protagonisti della rivolta di Rosarno di gennaio scorso, e de “Il Sangue Verde”, il film con cui Andrea Segre riaccende i riflettori su quella drammatica vicenda, fornendoci un importante spaccato della realtà calabrese, com’è oggi, com’era cinquant’anni fa.

Dopo aver cavalcato il clamore iniziale, infatti, i media non avevano più parlato di questa storia, mentre il governo decideva lo sgombero degli immigrati, che si sono sparpagliati in giro per l’Italia. Assieme ai sette migranti africani, sarà alla Mostra del Cinema anche Giuseppe Lavoratore, ex sindaco di Rosarno. Il docufilm, infatti, si svolge su due piani paralleli. Da una parte, i braccianti raccontano le loro condizioni di vita nel piccolo centro calabrese, dove lavoravano per pochi euro all’ora, vivendo in dormitori senza elettricita’, acqua potabile e riscaldamento. Dall’altra, Lavoratore, ricorda quando a lavorare 15 ore al giorno erano gli agricoltori autoctoni, scelti la mattina nelle piazze dai ‘caporali’ del lavoro nero.

”Nel dopoguerra le famiglie di Rosarno avevano sette, otto figli, i braccianti andavano in Piazza del Popolo, venivano scelti i più forti – spiega Lavoratore – ma con la trasformazione degli anni ’70, con gli interventi pubblici, il raddoppio ferroviario e l’autostrada, i guardiani dei campi diventano guardiani dei cantieri, ottengono il trasporto e l’impiego della manodopera, il subappalto, l’appalto”. E’ negli anni ’80 Rosarno diviene uno dei maggiori centri di potere della ‘ndrangheta che ricerca la manodopera “nera”.

Scrive nel suo blog il regista e sceneggiatore Maurizio Zaccaro: “Dagli anni ’90 in Italia, in particolare in alcune aree del Sud con forte presenza di organizzazioni mafiose, migliaia di immigrati africani e dell’est Europa sono sfruttati nell’agricoltura senza alcun tipo di diritto e in condizioni di vita intollerabili. A Rosarno in particolare, dove il potere della ‘Ndrangheta è cresciuto moltissimo negli ultimi anni fino a portare al commissariamento per mafia del Comune, gli immigrati sfruttati nella raccolta delle arance sono anche oggetto di intimidazioni e minacce da parte di piccole bande di stampo mafioso. Per oltre dieci anni, come ben racconta nel film Giuseppe Lavorato, ultimo sindaco di Rosarno che tentò di opporsi al potere della ‘Ndrangheta, gli immigrati africani hanno cercato di denunciare pacificamente questa situazione….”

Il film, ospitato all’interno delle “ Giornate degli Autori”, è prodotto da ZaLab, coprodotto da Aeternam Films e patrocinato dalla Sezione Italiana di Amnesty International, che, in seguito agli scontri, espresse il timore che le autorità italiane non stessero tutelando la dignità e i diritti economici e sociali dei migranti, ne’ li stessero proteggendo dalla violenza xenofoba, e chiese all’Italia di dare priorità alla lotta contro i crimini motivati dall’odio e dal razzismo, di contrastare efficacemente la tratta di esseri umani fornendo assistenza alle vittime, di invertire la linea introdotta dal “pacchetto sicurezza” che aveva reso un reato l’immigrazione irregolare, e di garantire a tutti i migranti l’accesso a condizioni di vita dignitose.

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