Il ricordo dei partigiani: luoghi e storie di guerra

image_pdfimage_print

di Beatrice Penni per dove per mesi hanno vissuto “alla macchia” quei partigiani che nel lontano agosto del ‘44 partirono verso Firenze per la sua liberazione dalle forze nazifasciste.

Ogni anno i pochi reduci appartenenti a quelle file sentono il dovere di ricordare quei partigiani e le loro azioni in due giornate di commemorazione, celebrate il 10 e 11 luglio, ai monumenti ai caduti che si trovano nei boschi di Monte Giovi, nella faggeta di Fonte alla Capra. Dopo l’8 settembre 1943 Monte Giovi fu uno dei luoghi dove i primi ‘ribelli’ si aggregarono in alcune delle più famose brigate di patrioti che attirano nella zona centinaia di giovani. Ai partigiani si unirono alcuni prigionieri di guerra russi che erano stati fino ad allora reclusi in un campo nei pressi della vetta del monte, a Tamburino, e che poi avevano trovato rifugio ad Acone.

Presenti istituzioni locali ma gli ospiti d’onore della giornata sono stati i reduci. Anzi veri protagonisti, quelli che si definiscono ancora “compagni”, non solo nel significato politico che gli viene attributo, ma perché hanno condiviso un’esperienza che ha segnato le relazioni tra le fila di coloro che sono caduti 60 anni fa, e che, proprio per questo, vogliono ricordarli, come sempre, in prima fila.

Natale, nome di battaglia “Stoppa”, racconta la storia della sua entrata nelle file partigiane dopo aver disertato l’esercito all’alba dell’8 settembre, delle centinaia di chilometri fatti a piedi per raggiungere il Mugello, della sigaretta e delle coperte condivise tra tutti i compagni, del coraggio che “ti dovevi far venire” perché non potevi tornare a casa ma solo condividere con “i tuoi” quei sentimenti di libertà e giustizia che tra i monti si imparava a coltivare. Mario ci dice di quando faceva la staffetta, della paura di essere scoperto e delle botte prese ai posti di blocco per un sacchetto di farina.

Ricordano che i partigiani non erano solo comunisti ma contavano tra le loro file anche disertori tedeschi, italiani, monarchici. Ma soprattutto raccontano delle idee politiche che si manifestavano in quei giorni, del clima di quell’Italia divisa, occupata e poi liberata. Lo stesso clima che ancora oggi fa tanto discutere. Mario e Natale puntano ancora il dito verso coloro che fanno contestazione e revisione. “La Costituzione è stata fatta da tutti i partiti del comitato di liberazione nazionale”, ripetono, “per questo appartiene, oggi, a tutti noi”.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *