Il premio Mutti al regista marocchino Adil Tanani

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Carolina Mancini per l’Altracittà

Il suo cortometraggio si intitolerà “Il Debito del mare”. Lui si chiama Adil Tanani, ha 29 anni, che da tre anni viene riconosciuto ad un regista migrante attivo in Italia.

La consegna si è svolta nell’ambito del Festival Human Rights Nights, chiusosi il 25 ottobre alla Cineteca di Bologna, che collabora alla promozione del premio assieme alle associazioni Officina Cinema Sud-Est e Amici di Giana.

“Il Debito del Mare” racconta la storia di Redouane, appena arrivato in Italia dal Marocco con una traversata in mare nel corso della quale ha perso suo fratello, che aveva venduto tutto per permettergli di realizzare il suo sogno di trasferirsi. A Torino Redouane gira per il quartiere di Porta Palazzo in cerca di aiuto: è intenzionato a ritrovare la salma del fratello, per rendergli omaggio.

Secondo la Giuria, che ha assegnato il Premio all’unanimità, si tratta di “un progetto d’ispirazione autentica, che trasmette un messaggio importante sull’esperienza profonda delle difficoltà dell’emigrazione, vissuta e filtrata dal regista attraverso le testimonianze raccolte dall’autore e tradotte cinematograficamente con empatia e contenuto artistico”.

Torino è la città dove Tanani vive dal 1993, dove ha studiato e dove lavora come regista (ha lavorato sul set de “La straniera” di Marco Turco e de “Il Divo” di Paolo Sorrentino). Da Trento e da Bologna arrivano invece altri due progetti finalisti, rispettivamente “Sangue e pomodori”, un soggetto di denuncia delle condizioni di lavoro degli immigrati clandestini presentato dall’afgano Razi Mohebi, e “Baz Baran” dell’iraniano Masoud Zenoudi Rad, un progetto per un documentario sulla condizione delle seconde generazioni di immigrati iraniani, nati o cresciuti in Italia, e sull’importanza dell’accesso – anche linguistico – alla cultura della propria terra d’origine.

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