Il partigiano Potente e il pennacchio di Renzi

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scrittore e regista

Quasi ogni giorno ci sarebbe da mettersi a ritessere il filo della realtà, lacerata da comunicatori che, dopo averla ridotta in brandelli, pretendono di rappezzarla appiccicando luccicanti gagliardetti che riproducono il loro ritratto.

È la politica dell’immagine, quella che disfa o nasconde la sostanza, e indica il suo pennacchio, quella che sventola il proprio merito nella realizzazione di quel piccolo nulla che cela la grande realtà che non è riuscita ad affrontare, o che si sta godendo all’ombra dei propri privilegi.

Sabato 13 luglio 2013 la pagina XIII di Repubblica Firenze spara un titolone: “LA MEMORIA DI POTENTE”. Nell’occhiello si dice: “Per la prima volta Aligi Barducci il comandante caduto in Santo Spirito tre giorni prima della Liberazione verrà commemorato al massimo livello. Ne parliamo con Giorgio Pacini dell’Anpi”. Nel sommario sono riportate fra virgolette le parole di quest’ultimo: “Portiamo i cimeli dell’eroe partigiano in Palazzo Vecchio”.

Segue l’articolo della giornalista Simona Poli, che ci racconta con entusiasmo del rinvenimento di alcuni cimeli legati ad Aligi Barducci: una lettera dei genitori che annunciano alla famiglia la morte del proprio figlio, un libretto di lavoro, e altri “pochissimi segni tangibili dell’esistenza di Potente”. Questi pochissimi resti preziosi erano in possesso degli ultimi suoi parenti, dei cugini lontani, e sono stati donati all’Anpi di Gavinana, e alla gestione del suo responsabile, Giorgio Pacini.

Ma il fatto più sensazionale del quale dovremmo condividere la gioia proprio con Giorgio Pacini, è nelle sue parole virgolettate: “Finalmente riuscirò a consegnare tutto questo materiale al sindaco Renzi in Palazzo Vecchio”. Ecco il grande evento: la consegna degli ultimi resti di Potente al sindaco Matteo Renzi in occasione dell’11 agosto, anniversario della Liberazione di Firenze.

E “finalmente” brandelli di memoria di Aligi Barducci, il Comandante “Potente” delle brigate partigiane che liberarono Firenze finisce nelle mani di Matteo Renzi! Chi meglio di lui se le meritava? Chi meglio di lui rappresenta la lotta partigiana di Liberazione al nazi-fascismo? Chi meglio di lui rappresenta i Padri della Costituzione che da quel movimento prese vita? Dopo il sindaco Rottamatore avremo il sindaco Partigiano: tanto i veri partigiani ci ha pensato il tempo a rottamarli e non possono più dire nulla.

Intanto i comunicatori e organizzatori di eventi si sono dimenticati di dirci dove verranno sistemati questi cimeli. In quale museo? Con quali regole e quali accordi? Quelli della privatizzazione, che sembrano il segno tangibile della filosofia renziana sui beni culturali? Non doveva essere fatto il nuovo Museo della Resistenza? Se ne sono perse le tracce.

Quale migliore trovata pubblicitaria si poteva inventare per l’anniversario 2013 della Liberazione?

Al di là dell’immagine, veniamo ai fatti.

Di Aligi Barducci detto “Potente” non sono rimasti solo questi scarsi e insignificanti cimeli, come vorrebbe far credere il banditore. Al contrario, esiste un materiale di testi e documenti enorme. Me ne sono occupato per diversi anni, a partire dal 1994, scoprendolo quando abitavo per le strade di San Frediano dalla gente stessa di quel quartiere dove è nato e cresciuto Aligi, e decisi di farne uno spettacolo dal titolo “Potente – storia di una gioventù preziosa”. Enio Sardelli che si vide arrivare in montagna nella sua brigata Aligi, e altri partigiani della sezione Anpi Oltrarno (ormai scomparsi), mi raccontarono decine di episodi sulla sua vita, molti dei quali li videoregistrai. Scoprìi quindi un’opera monumentale dedicata al Comandante, ancor oggi reperibile (come tutte le altre che citerò), dal titolo “Potente. Aligi Barducci, comandante della divisione Garibaldi Arno”. Un libro edito dalla Feltrinelli con la prefazione di Sebastiano Timpanaro, scritto dalla coppia di antifascisti della prima ora Gino ed Emirene Varlecchi, che contribuirono all’educazione politica del giovane Aligi. L’opera contiene una messe di documenti di ogni genere, e seguono Aligi fin dalle scuole elementari. Nel libro si trovano le lettere che si scambiò Aligi col suo miglior amico Marcello che testimoniano via via della sua crescita culturale ed esistenziale, le lettere che si scambiò coi genitori, e molti altri scritti sui momenti cruciali di questa storia, il tutto inserito in un’ampia ricostruzione del contesto storico e sociale entro il quale sorse la figura di Aligi Barducci detto “Potente”.

Altro libro chiave della Resistenza a Firenze è quello scritto da Orazio Barbieri, intitolato “Ponti sull’Arno”, che ha avuto varie edizioni, la prima durante la guerra, scritta e stampata a mano (ne ho la prima copia originale regalatami dallo stesso Barbieri) e che dedica importanti pagine a Potente. C’è poi di Carlo Francovich “La Resistenza a Firenze”, edito da Nuova Italia, a raccontarci queste vicende. L’opera più completa e meglio scritta sulla Resistenza fiorentina è poi quella di Giovanni Frullini, intitolata “La Liberazione di Firenze”, la cui ultima pubblicazione del 2006 per Pagnini Editore contiene una mia presentazione. Anche questo testo ritrae fatti ed episodi importanti relativi a Potente. Lo stesso Istituto Storico della Resistenza Toscana contiene preziosi documenti, anche fotografici, sul contesto in cui visse Potente. Memoria storica vivente della Resistenza fiorentina è poi Giovanni Verni, che ha composto una monumentale “Cronologia della Resistenza in Toscana”, e ritiratosi in campagna per l’indifferenza generale che si avverte verso questo tema che riguarda la nostra identità più profonda.

Da tutti questi testi, documenti, foto, e dai racconti orali dei compagni di Potente, fra i quali quelli di Angiolo Gracci detto “Gracco” (altro importante storico della Resistenza), nacque il mio spettacolo “Potente – storia di una gioventù preziosa”. Lo mettemmo in scena quasi ogni anno in Piazza Santo Spirito, ogni 8 agosto, in collaborazione con l’Anpi Oltrarno. E ogni anno la piazza dove Aligi fu colpito a morte era piena di gente, e vedeva la presenza di partigiani, autorità costituite, sindaci o assessori. Ecco, ripensando ai titoli dell’articolo di Repubblica, direi che è stato per anni “commemorato al massimo livello”: perché quello era il suo quartiere, perché quello era il suo popolo, perché c’erano quelli che avevano condiviso tutto con lui, perché lì ci è morto, in mezzo ai suoi compagni, che erano ancora lì presenti, ogni anno.

Poco tempo fa il testo dello spettacolo è stato ripreso e rimesso in scena al Teatro Everest, con la regia di Massimo Salvianti dell’Arca Azzurra, con l’interpretazione di Mauro Monni e Gila Manetti, e le musiche originali dal vivo di Emiliano Benassai. Fra il pubblico c’era anche qualche dirigente dell’Anpi. Possibile che sia stato dimenticato tutto?

Lascia veramente esterrefatti questa cancellazione della memoria proprio quando la si dovrebbe celebrare, o meglio ancora, far rivivere. In favore di cosa poi? Della bella immagine di sé da proporre a giovani e inconsapevoli elettori? Giovani che penseranno che di Potente è rimasta una lettera dei genitori e un libretto di lavoro? Che finalmente finiscono nelle mani giuste?

Ed è pure un impacciato e deplorevole tentativo quello dell’articolo di Repubblica di rassicurare il beneficiario dei cimeli con il dire che “Potente però non era iscritto al PCI, anche se si stava avvicinando”. Ma il fatto di non averlo mai conosciuto (che sarebbe l’ipotesi migliore) si denota anche dalle inesatte supposizioni, poco dopo citate, che portarono all’assunzione del soprannome “Potente”.

No signori, c’è poco da fare, ci sono i documenti che dimostrano che Potente era un responsabile del PCI, ed esiste la videoregistrazione di una intervista al suo superiore di partito Luigi Gaiani (appartenente anche al Comitato di Liberazione Nazionale) che racconta come avvenne l’adesione di Aligi Barducci a quel Partito Comunista Italiano. Un partito che, a prescindere dalle diverse opinioni che si possono avere oggi, rappresentò la stragrande maggioranza di quegli uomini e donne che lottarono e dettero la vita per la Libertà e la Democrazia.

Forse quegli uomini e quelle donne si meritano meno eventi pubblicitari ad effetto, e più riconoscenza, memoria, verità.

Un saluto ad Aligi, che immagino sorrida fra le stelle, con le parole di Albert Camus prese da “La caduta”: “Ma lo sa perché sembriamo sempre più giusti e generosi coi morti? È semplice. Verso di loro non ci sono obblighi. Ci lasciano liberi, possiamo scegliere noi il momento, trovar posto per l’omaggio fra un cocktail ed un’amante carina, a tempo perso insomma. Se un obbligo ci fosse, sarebbe quello della memoria, e noi abbiamo la memoria corta”.

0 Comments

  1. Agnese

    Tutto estremamente condivisibile. Purtroppo questi sono giochetti facili in una società che rifiuta la conoscenza , non solo di una storia relativamente recente , ma della realtà stessa in cui vive. Anche il tentativo di parlarne in classe trova una certa opposizione da parte delle nuove generazioni che mal volentieri leggono qualsiasi tipo di testo , mai il giornale e non guardano il telegiornale perché “non vogliono sentire cattive notizie”. Il panorama non è dei migliori ma cosa avrebbe fatto
    Potente ? Avrebbe lottato ancora senza paura

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