13 dicembre 2018

Il palinsesto dei TG e l'insicurezza percepita

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di Cinzia Frassi

Il Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva ha condotto una ricerca sulla presenza di notizie di cronaca nera, giudiziaria e di criminalità nei telegiornali italiani. L’analisi conferma quello che in molti sospettavano da tempo: la paranoia sulla sicurezza delle città italiane è una bolla gonfiata ad hoc. Vale a dire è il risultato di un sempre più aggressivo bombardamento di notizie che riportano omicidi, stupri, rapine finite nel peggiore dei modi. Le cose stanno così: i telegiornali hanno proposto notizie di cronaca nera, ad ogni edizione e con dovizia di particolari, passando da un tempo di esposizione in media dell’11%, rispetto alla durata totale del telegiornale, nel 2003 ad oltre il 23% del 2007. Va da se che così facendo la percezione nei cittadini delle minacce alla sicurezza ed incolumità sarebbe, come è stato, divenuta assolutamente pregnante.

Il Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, che nasce nel 1981 da un’idea di Marco Pannella, si occupa del monitoraggio dell’informazione radiotelevisiva anche per quanto riguarda la legge sulla par condicio ed archivia tutte le edizioni dei telegiornali e delle trasmissioni d’informazione.

La ricerca svolta dal Centro di Ascolto prende in considerazione tutte le edizioni giornaliere dei telegiornali delle tre reti Rai, di Mediaset e La7 degli ultimi 5 anni (dal 2003 al 2007) e dei primi quattro mesi del 2008. Si tratta di una media di 5.100 edizioni ogni anno. Quelli del Centro di Ascolto si sono presi la briga di prendere nota, in ogni edizione, degli argomenti trattati nei diversi telegiornali. A farla da padrone è la cronaca nera seguita dalla cronaca giudiziaria e da tutto ciò che ha a che fare con la criminalità organizzata. A notizie come questa fa seguito il più delle volte la politica in quasi tutti i telegiornali. Certo, la politica che ha il compito di trovare soluzioni ai problemi dei cittadini: a fronte di cotanta violenza – percepita – a minacciare l’umanità italica, sguinzaglia in alcune grandi città le mimetiche dell’esercito italiano. Ecco fatto. Tutto risolto.

La ricerca rileva oggettivamente ciò che molti hanno più volte avuto modo di constatare o almeno sospettare: il delitto la fa da padrone in ogni telegiornale. Non solo, si è riscontrato che i servizi televisivi risultano sempre più precisi sia nel linguaggio che nella ricostruzione della dinamica dei delitti di volta in volta riportati al grande pubblico. Quando il delitto è particolarmente efferato, il servizio gli dedica molto più tempo e viene riproposto in più edizioni. Non si risparmia alcun particolare, nemmeno il più crudo. La terminologia e il modo in cui vengono presentate le vicende contribuiscono ad enfatizzare e drammatizzare l’accaduto, accrescendo la sensazione di pericolo che ne deriva. Anche nella cronaca giudiziaria si assiste a ricostruzioni continue e precise, aggiornate assolutamente in tempo reale ogni qual volta vi sia un granellino di novità nelle indagini, come una nuova udienza per esempio, fosse anche solo per un rinvio. In questi casi, come del resto in delitti di particolare violenza, si assiste ad un accanirsi delle varie trasmissioni di approfondimento che propongono per mesi la stessa vicenda per intrattenere i telespettatori. E’ questa la spettacolarizzazione della violenza che negli ultimi anni ha garantito record di ascolti, come è accaduto ad esempio per la vicenda di Cogne.

Inoltre, è interessante sottolineare come le notizie di cronaca nera nel 2007 siano proposte in apertura delle varie edizioni per 36 volte nel Tg1, 62 nel Tg2, 32 volte per il Tg3, 70 per il Tg4, 64 nel Tg5, 197 volte per Studio Aperto e 44 per i Tg de La7.

Da constatare inoltre come i servizi di nera proposti dai tg non stiano tanto a badare ad orari ne a chi può essere lo spettatore. Infatti, mentre quando ci sediamo in poltrona la sera per guardare un film veniamo avvisati circa la possibilità che passino immagini forti non adatte ai minori, per il tg è tutta una sorpresa: così ti puoi trovare d’improvviso, nell’edizione dell’ora di pranzo o di cena, davanti ad una gran pozza di sangue come inizio dell’ennesimo quanto approfondito servizio di nera.

Sarebbe interessante stabilire se sia un caso poi che su questa o quella rete televisiva, proprio dopo il tg della sera, il palinsesto settimanale sia ricco di telefilm dove immancabilmente ci scappa il morto, o più d’uno, dove le indagini abbondano di dettagli tecnici quanto cruenti, dove il colpevole viene chiaramente acciuffato in men che non si dica e dove si possono vedere in azione le forze dell’ordine. Insomma, oggi l’italiano medio non saprà che cos’è il Pil ma sa cos’è e magari come si usa il Luminol.

Come siamo arrivati a questo punto? Quando gli italiani si sono tanto appassionati al delitto? Ma soprattutto, la passione è nata spontaneamente oppure è frutto di un rincorrere quella percezione di dilagante insicurezza che gli italiani sembrano sentire per se e per la propria famiglia? Inoltre, se questo giochetto ha funzionato in tema di sicurezza del cittadino, in quali altre occasioni è stato efficace e per quali tematiche? Difficile stabilirlo, sarebbe come dire se sia nato prima l’uovo o la gallina.

[Fonte: www.altrenotizie.org]

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