24 settembre 2018

Il paesaggio cambia, la campagna sparisce

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di Mara Amorevoli, da Repubblica

Uno studio di Agraria mette a confronto città e dintorni fra l´Ottocento e oggi. Cemento e boschi hanno spinto in collina vigne e ulivi. E ora tocca alla Piana

Firenze, com´era verde la tua valle. Basta guardare le foto, le tessere dei campi circondati da fitte alberature che componevano il puzzle della campagna e delle colline intorno alla città nell´800. Il 70% del territorio, allora, era agricolo, coltivato per metà con colture promiscue di viti (74%), olivi (17%), alberi da frutta, pioppi, gelsi, grano e una miriade di orti. Cosa è scomparso e cosa è rimasto di quell´antico mosaico fuori dalle mura ottocentesche? Una mappa fotografa gli attuali 10.200 ettari di territorio comunale, stretti tra i confini con i Comuni di Fiesole, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Impruneta e Bagno a Ripoli. E ne disegna i mutamenti. «Dall´800 al 2003 l´area urbana è cresciuta di cinque volte, e ora copre il 50% del territorio comunale» premette Mauro Angnoletti, docente di pianificazione territoriale ad agraria e direttore della ricerca sulla trasformazione del paesaggio periurbano di Firenze, studio di prossima pubblicazione, condotto con un´équipe della facoltà.
«Tra i mutamenti di rilievo, la coltura dell´olivo e della vite che si sono spostate dalla pianura alla collina, e ora è proprio la collina, ai confini con Fiesole, o a Cercina e Bellosguardo, che mantiene i tratti più tipici del paesaggio agrario storico toscano. È nord e a sud di Firenze che resistono i baluardi contro l´urbanizzazione, e proprio l´area a metà tra Firenze e Fiesole è inserita nel “Catalogo nazionale del paesaggio rurale storico”. E quanto all´uso del suolo, prima caratterizzato da 200 tipologie diverse, siamo passati agli attuali 37. Così la coltura promiscua è l´elemento relitto in via di sparizione. Tuttavia oggi si contano circa 700 aziende agricole, di cui 100 vere e proprie, mentre già nel 1961 erano circa 1700» spiega Agnoletti, indicando sulla carta la sparizione delle varietà di colture a vantaggio della monocoltura, l´aumento dei boschi da 522 ettari nell´800 a 1.221 ettari del 2003, dovuto all´abbandono di coltivazioni, o prati e pascoli passati da 195 a 653 ettari.
«Firenze oggi ha anche un interessante diffusione di orti sociali, in cui prevale la coltura promiscua» prosegue il docente. Perché occuparsi del paesaggio rurale intorno a Firenze è così importante? «È un paesaggio di interesse locale, nazionale ed internazionale, è un topos di unicità e bellezza che traccia un´identità. Ma non va musealizzato, o vissuto solo in funzione del mantenimento di un elemento estetico o di biodioversità. Serve una pianificazione delle aree agricole che non parta da un piano urbanistico, ma dall´interno del settore agricolo, per rendere questo territorio vivo, produttivo per i cittadini» prosegue Agnoletti. Se le colline hanno resistito e mantenuto il loro disegno, la trasformazione maggiore è avvenuta nella piana tra Scandicci e Sesto Fiorentino: «La Piana, e non la collina, un tempo luogo di maggiore diffusione delle vite in coltura promiscua, ora è stretta d´assedio. L´espansione verso ovest della città crea un´enorme saldatura tra le aree urbane che tende a ridurre sempre di più quest´area verde, dove sono ancora presenti elementi del paesaggio agrario, come antichi filari di gelsi proprio vicino all´aeroporto di Peretola. Andrebbe realizzato un parco del paesaggio rurale vivo, riprendendo le colture tradizionali, dove si coltivano non solo prodotti, ma anche paesaggio».

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