Il nuovo Atlante dell'imprenditoria straniera in Toscana

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di Anna Tapia Lopez

Come la maggioranza dei paesi europei, Italia è diventata un paese multietnico, con cittadini di tutto il mondo che abitano, studiano e lavorano qui. L’aumento degli imprenditori stranieri della Toscana è stato un tema di dibattito nel Palazzo Fenzi attraverso un progetto “Atlante dell’imprenditoria straniera in Toscana” presentato oggi dall’Università degli Studi di Firenze, la Regione Toscana e la Prefettura di Firenze.

Lo studio è consistito in una indagine sul numero e sulla tipologia delle ditte con titolare straniero. Dalla fine del secolo XX, in tutta la regione si è rilevato un aumento delle imprese straniere e questa tendenza persiste malgrado la crisi economica. Negli ultimi dieci anni, le ditte straniere a Firenze si sono quasi quadruplicate: da 2.636 nel 1999 a più di 10.000 nel 2008. A livello di nazionalità, sono principalmente gli imprenditori asiatici, con la Cina in prima posizione, e quelli dell’Europa Centro-Orientale, soprattutto Romania ed Albania, quelli che aprono più nuove imprese nelle regione. Rispetto al settore di appartenenza, la maggioranza sono aziende manifatturiere, di cui l’80% sono cinesi, poi vengono le imprese di costruzione, in gran parte gestite dalle comunità albanesi e rumene, e il commercio che rappresenta la specializzazione più immediata e con minori barriere d’accesso. Ci sono anche settori come la ristorazione oppure il trasporto dove pakistani, iraniani e egiziani risultano, secondo lo studio, abbastanza specializzati.

Con i risultati degli studio si può affermare, come dice il direttore di Caritas a Firenze, Alessandro Martini, che “gli stranieri sono una fonte di ricchezza e dobbiamo tutti esserne consapevoli”. Nonostante questo, le banche e le casse di risparmio non la vedono così, infatti, secondo il dottore Paolo Doccioli, della Università di Firenze “uno straniero quando va in banca a chiedere un prestito incontra più ostacoli di un italiano”, quindi “è costretto a domandare ai suoi familiari o amici”. Per Izzedin Elzir, operatore commerciale nonché imam della moschea di Firenze, “per un lavoratore straniero la vita è molto più difficile che per un impiegato italiano, per arrivare a un salario dignitoso, dobbiamo lavorare sette giorni alla settimana”. Puntualizzati i guai per gli imprenditori stranieri, secondo Elzir “quando una persona arriva in un altro paese, deve aggiornarsi ed adattarsi alla sua lingua ed alla cultura”. Infine, conclude il presidente della Caritas, Alessandro Martini, “siamo tutti noi che dobbiamo aiutare questi nuovi imprenditori e smettere di pensare agli immigrati come gente pericolosa”.

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