Il maestro "Rifiuti Zero" ignorato in Toscana ma premiato da Obama

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di Martina Castigliani per Il Fatto Quotidiano

Quando la segreteria del Goldman Prize 2013 lo ha chiamato per annunciare la vittoria, Rossano Ercolini a tutto ha pensato meno che a Obama. Avrebbe preso un aereo, attraversato un oceano, e ritirato un riconoscimento. Mai avrebbe immaginato lui, omino di Capannori, paese alle porte di Lucca, che avrebbe stretto la mano al Presidente degli Stati Uniti per il Nobel alternativo all’ambiente. Racconta che il cuore batteva senza più nessun senso e le ginocchia non facevano che tremare. Maestro elementare, nato e cresciuto sulle colline di una Toscana poco conosciuta, Ercolini i politici non li incontra molto spesso. Se capita è perché ha fatto qualcosa di sbagliato.

Presidente del movimento Zero Waste Europe, dirige un centro di ricerca che studia il modo per ridurre la produzione di rifiuti. Ora ha un assegno da 150 mila dollari per quella militanza che credeva conoscessero in pochi. Ercolini ha un ufficio nel Comune del suo paese, ci arriva in ritardo ogni giorno dopo le lezioni e i consigli di classe per decidere il programma. Poi ci passa serate intere. Dietro la scrivania, una parete di articoli di giornale racconta di quando si è battuto contro l’inceneritore di Pietrasanta: espulso dai Verdi, criticato da tutti, ha incassato la prima di mille altre vittorie. Quella decisiva è stata convincere il Vescovo di Lucca che bruciare i rifiuti è immorale. Una svolta per tutte le sue battaglie sull ambiente. Ha scoperto che le cose se si vuole si cambiano e poi ci ha fatto il vizio. Ora la rivoluzione la insegna ai suoi studenti, solo perché hanno gli occhi giusti e una vita intera davanti. Perché ha vinto lei Ercolini? Non sa quante volte me lo sono chiesto. Deve averli colpiti il fatto che sono un educatore.

Alla giuria è piaciuta l’idea che sono un leader di una comunità e che insegno l’ecologia ai bambini. E Obama? Le mie colleghe ci scherzano sempre. Mi fermano nei corridoi di scuola e mi chiedono: “è bello il Presidente?”. Io ricordo solo il suo sorriso. Ci siamo stretti la mano. E ho pensato che la seconda volta che sono andato negli Stati Uniti ho incontrato Obama, mentre ancora non mi aveva ricevuto Enrico Rossi, il presidente della Regione Toscana. Al mio ritorno ha fatto una telefonata. Ci vedremo, ma ce n’è voluto di tempo. Da dove è partito tutto? La mia storia comincia con un inceneritore. A Pietrasanta nel 1994 il sindaco decide di costruire l’impianto. A pochi passi c’era la scuola dove insegnavo. Sentivo che dovevo fare qualcosa. Una lotta impossibile. Finché non abbiamo chiamato il Vescovo. Lucca è così, una città conservatrice e cattolica. Abbiamo fatto un incontro pubblico, e chiesto all’autorità religiosa di venire. Mi hanno detto: Rossano devi colpirlo. A quel punto mi sono inventato che bruciare i rifiuti è immorale. Ho pronunciato proprio quelle parole. E mi ha creduto.

Il resto è la storia di una vittoria. E dell’inizio di un movimento contro i rifiuti. Non ho più smesso. Mi sono interessato a Zero Waste e ho pensato che fosse la giusta battaglia per cambiare il mondo, partendo dal locale e pensando globale. Così Capannori è diventato il primo comune in Italia ad aderire a Rifiuti Zero. Ora siamo 125, tra cui anche Napoli con la firma di De Magistris. E nella pratica vuol dire? Arrivare entro il 2020 maledettamente vicino alla produzione zero di rifiuti. La strada è quella di applicare dieci punti, strategie che parlano di riciclo, riutilizzo e raccolta differenziata. Ma anche premi o tasse a seconda dei comportamenti. A Capannori abbiamo un centro di ricerca. Nel suo ufficio? Lo spazio me lo ha dato il Comune, è una stanza piccola, ma perfetta. Vengono i volontari e analizziamo la spazzatura. Guardiamo cosa resta dalla raccolta differenziata. Non solo bisogna recuperare, ma capire come fare a produrre meno materiali di scarto non riutilizzabili. Quel 20/30 % che resta è la patologia da curare. Ad esempio? Qui abbiamo allestito una “galleria degli errori”. Si chiama proprio così. Ci sono le cialde per le macchine del caffè ad esempio. O i brick degli EstaThe. Un orologio e alcune confezioni. Prendiamo i prodotti, li analizziamo e scriviamo alle industrie per spiegare il problema. Bisogna interrompere la catena.

La cosa più sorprendente? Ci ascoltano e vogliono sapere quali soluzioni proponiamo. Lo ha spiegato ad Obama? Sì. A lui come ai miei studenti ogni giorno. Non possiamo parlare solo di rifiuti ma anche di educazione, lavoro e progettazione di un nuovo mondo. Come energie rinnovabili e cibi a km zero. Si cambia così. Sembra quasi un politico. Militante dei Verdi? All’epoca della battaglia contro l’inceneritore, io fui sbattuto fuori dai Verdi. Erano favorevoli a bruciare i rifiuti e io non ne volevo sapere di piegarmi a quell’idea. Sono convinto che abbiano distrutto l’idea ambientalista e siano crollati sotto l’arrivismo politico. Un giudizio molto duro, non le sembra? La cultura ecologista è altro. Produzione di saperi, ascolto dei cittadini. Altro. Quali battaglie lo aspettano? Portare Rifiuti zero in tutta Italia è la prima. Poi la proposta di legge popolare contro gli inceneritori.

Siamo ancora alla raccolta firme, ma abbiamo già ottenuto tantissimi risultati. Come si spende un assegno da 150 mila dollari? Non credo di averli mai visti. All’inizio lo ammetto, ho pensato che avrei potuto almeno cambiare la macchina, la mia è talmente sgangherata. Ci ho ripensato subito, darò tutto per il centro di ricerca sulla raccolta differenziata. Poi penserò alla formazione per i comuni, voglio creare uno staff di esperti e girare un documentario. Li ho già finiti in pratica. Pensa che con questo riconoscimento arriveranno altri soldi dall’Italia? Vedremo. Ma ho capito che la politica spesso è un tappo e noi dobbiamo organizzarci da soli. Non voglio dire che sono anarchico. Dagli anni ‘ 70 e dalle prime occupazioni del liceo, ho sempre creduto che fosse importante credere nella partecipazione. Nel corso di tutte queste battaglie però, ho scoperto una cosa meravigliosa: la società può vincere anche senza l’aiuto della politica. Dipende dal basso e non dall’alto? Ai miei alunni a scuola lo dico sempre. Funziona così. Voi cosa fate per cambiare? Con la mia classe ricicliamo la carta. La gara è a chi di loro porta più giornali vecchi. Arrivano con dei pacchi grandissimi. Semplicemente credono che un’alternativa è possibile e lavorano per costruirla. E quando vedo lo spirito nei loro occhi, la mia battaglia è già vinta.

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