Il governo "asfissia" milioni di italiani per salvare l'Ilva di Taranto. Senza opposizione

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Alessandro Marescotti da Peacelink

Uno dei più potenti cancerogeni, il benzo(a)pirene, in categoria 1, per pericolosità. Il PD dà voto favorevole al decreto del governo tramite Roberto Della Seta, già presidente di Legambiente.

Cosa stavate facendo lo scorso 13 agosto? Ricordate, non ricordate?
Bene, mentre stavate facendo quelle cose lì, il governo era riunito per approvare un decreto legislativo per recepire la direttiva europea 2008/50/CE relativa alla “qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”.
Veramente lodevole, direte. Noi al mare o in montagna e loro a faticare per farci respirare un’aria più pulita!
La verità è invece un’altra.
In quella seduta del 13 agosto 2010 Berlusconi, la Prestigiacomo e gli altri ministri emanavano un decreto che sospendeva una importante misura di protezione della popolazione urbana che è quotidianamente minacciata da un cancerogeno molto diffuso ma poco conosciuto: il benzo(a)pirene.
Avete capito bene: invece di riunirsi per darci “un’aria più pulita” (questo è scritto nel titolo della direttiva che dovevano recepire), il governo si riuniva per garantire chi inquina.
Nel decreto infatti ci hanno infilato una norma che, anziché proteggere la salute, sposta al 2013 il divieto di superamento di 1 nanogrammo a metro cubo per il benzo(a)pirene.

Stiamo parlando di un cancerogeno classificato dallo IARC (l’agenzia internazionale di ricerca sul cancro) nella categoria 1, quella di massima pericolosità. Il teschio con sfondo arancione è il simbolo di rischio chimico che nella letteratura scientifica è associato al benzo(a)pirene.
Ciò significa che il governo ha sospeso fino al 2013 le norme che ci difendevano da una sostanza che gli specialisti hanno classificato come altamente cancerogena.
Come mai ce ne accorgiamo solo ora? Perché il decreto legislativo è stato appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: 15 settembre 2010.
Ma vediamo più da vicino la gravità dell’operazione compiuta dal governo.
Dal 1° gennaio 1999 nei centri urbani con oltre 150 mila abitanti esisteva una normativa che imponeva il non superamento del valore di 1 nanogrammo a metro cubo per il benzo(a)pirene.
Ora non c’è più questo divieto. Scatterà solo a partire dal 2013. E nel frattempo? Possiamo inalare benzo(a)pirene oltre quel valore di legge. Dopo il 31 dicembre 2013 il benzo(a)pirene non dovrebbe superare quel limite, ma se te tecnologie per ridurlo fossero troppo costose, allora possiamo continuare a respirarlo.

L’Ilva
Ma perché il governo ha avuto tanta fretta nell’approvare questo decreto?
Perché in un quartiere di Taranto arrivavano i fumi dell’acciaieria Ilva. E lì il benzo(a)pirene superava il valore di legge di 1 nanogrammo a metro cubo. E così alcune menti raffinate, con ottime cognizioni scientifiche, hanno inserito nel decreto del governo degli articoli che “salvano” l’Ilva di Taranto.
Quel decreto ha così evitato all’Ilva l’adozione di misure di contenimento delle emissioni cancerogene degli idrocarburi policiclici aromatici, una famiglia di componenti fra cui ci sono dei cancerogeni; fra questi il killer di maggior pericolosità è il benzo(a)pirene.
La normativa in vigore dal 1° gennaio 1999 stabiliva che, se l’inquinamento non fosse sceso sotto 1 nanogrammo a metro cubo, era obbligatorio prendere tutti i provvedimenti del caso, dall’adozione delle migliori tecnologie fino alla fermata dell’impianto più cancerogeno: la cokeria.
E così il governo quel 13 agosto 2010 ha “salvato” l’Ilva.
Ma non i suoi operai che respirano benzo(a)pirene in quantitativi che potrebbero superare in cokeria i dieci pacchetti al giorno. Mentre i bambini del quartiere vicino respirano benzo(a)pirene per un’equivalente di mille sigarette all’anno.
Ma quel 13 agosto il governo non ha fatto solo un regalo all’Ilva: ha messo a rischio milioni di persone che prima avevano una norma che le difendeva e ora non ce l’hanno più.
Infatti la precedente normativa (che proteggeva le città con più di 150 mila abitanti) ora è stata sospesa e rimandata al 2013, salvo poi applicarla nel 2013 “solo se possibile” e solo se i costi economici non sono “eccessivi” (mentre ora vigeva il principio dell’obiettivo di qualità da raggiungere “costi quel che costi”). (…)

L’Ilva è stata chiamata in causa dall’Arpa Puglia, che da sue ricerche afferma che il 98% di questo agente cancerogeno proviene dalla cokeria Ilva. A seguito di questa segnalazione fatta a PeaceLink, la Procura di Taranto ha aperto delle indagini.
Per maggiori dettagli sulla vicenda e sul benzo(a)pirene vedi qui.

Cosa si può fare ora?
Occorre lanciare una campagna nazionale per il ripristino delle suddette norme abrogate che tutelavano i cittadini in caso di sforamento del benzo(a)pirene. Se abiti in una città con 150 mila abitanti ora non hai più le norme che ti potevano tutelare in caso di sforamento del benzo(a)pirene. Rivolgiti ad un parlamentare che conosci e chiedi che venga ripristinata la normativa abrogata. La legislazione ambientale deve migliorare, non peggiorare. Questo è il principio su cui battere e per cui mobilitarsi.
(…) Sbaglierebbe chi considerasse questa vicenda solo come una Taranto-story. Qui in gioco c’è la salute di milioni di italiani.
Infatti il benzo(a)pirene proviene anche dal gas di scarico delle auto. E le polveri sottili (il PM10 e PM 2,5) sono più pericolose se sopra vi si poggiano gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), e in particolare il benzo(a)pirene.
Il decreto del governo che ha salvato l’Ilva ha contemporaneamente privato milioni di italiani di uno strumento normativo che poteva proteggerli dal rischio cancerogeno.
Dal 15 settembre 2010, data di pubblicazione del decreto salva-Ilva, nelle città italiane con più di 150 mila abitanti potrà essere superato il valore di legge per il benzo(a)pirene. E nessuna misura obbligatoria di tutela della salute scatterà.

PD e Legambiente
Un’ultima annotazione.
Dal 13 maggio al 13 agosto 2010 il decreto legislativo ha girato non solo nelle stanze del governo ma è arrivato anche sulle scrivanie dei parlamentari della competente commissione ambiente.
Nella Commissione Ambiente del Senato capogruppo del PD è Roberto Della Seta, già presidente di Legambiente.
Sul sito del Senato si legge:
“Il senatore DELLA SETA (PD) rileva che, in considerazione della correttezza formale del recepimento della direttiva 2008/50/CE, l’atto del Governo in esame non presenta rilievi critici”.
Se non ci credete cliccate su http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=492308
E alla Camera dei Deputati come è andata a finire?
Il Decreto salva-Ilva è passato in soli 10 minuti in Commissione Ambiente, dove siede l’ex presidente di Legambiente, l’on. Ermete Realacci. Tutto è accaduto dalle ore 14.15 alle 14.25 del 21 luglio 2010. “Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni e con osservazioni presentata dal relatore”, si legge nel resoconto del sito della Camera dei Deputati.
Se non ci credete cliccate su http://www.camera.it/453?bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201007/0721/html/08#483n4
E così, senza opposizione, il governo ha sospeso quegli obblighi di intervento per bloccare gli sforamenti di un cancerogeno pericoloso come il benzo(a)pirene e, con esso, di tutta la nefasta famiglia degli IPA, gli idrocarburi policiclici aromatici.

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