Il federalismo "municipale" è una bestemmia. Parola del presidente De Siervo

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di Daniela Grondona per Ansa

Una ”bestemmia”: e’ cosi’ che il presidente della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo, definisce il federalismo ”municipale”. Per De Siervo, inoltre, ”e’ molto improprio usare il termine federalismo per tutto cio’ che sta accadendo in Italia”. Il presidente e’ intervenuto oggi pomeriggio al convegno organizzato a Settignano (Firenze) da Eunomiamaster con una relazione su ‘Il titolo V della Costituzione: lo stato dell’arte nella giurisprudenza costituzionale’.

Un argomento piu’ che attuale su cui il presidente della Consulta non si e’ risparmiato esaminando a fondo le ‘anomalie’ del sistema cosi’ come si e’ definito e si sta definendo in Italia. De Siervo non ha voluto pero’ parlare del rifiuto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di firmare il decreto legislativo sul federalismo. ”Se nascesse in ipotesi un conflitto giuridico – ha osservato dialogando con i giornalisti e anticipando i contenuti del suo intervento al convegno -, non politico, arriverebbe davanti alla Corte e quindi la Corte sta zitta”.

”Quello che si puo’ dire tranquillamente e che non riguarda il conflitto – ha aggiunto De Siervo – e’ che quello di cui si sta parlando non e’ federalismo, dire federalismo municipale e’ una bestemmia, e’ come dire che un pesce e’ un cavallo, sono due cose che non stanno insieme. Si chiama autonomia finanziaria, anche la lingua ha il suo valore. Il federalismo e’ un processo di unificazione progressiva di Stati che erano sovrani verso un unico stato gestore. Che c’entra questo con l’autonomia finanziaria dei Comuni, decisa dal parlamento nazionale”.

Ma, in generale, per il presidente della Consulta, in Italia si parla ”in modo improprio” usando il termine ”federalismo”. ”Perche’ lo Stato federale – ha spiegato – e’ una cosa piu’ seria, piu’ grande e piu’ complicata dell’autonomismo e qui si spaccia sotto il termine federalismo cio’ che e’ autonomismo degli enti locali, il che va benissimo. Ma lo Stato federale e’ una cosa che ha una sua storia, una sua consistenza, delle sue caratteristiche, che sono ben lontane da quelle che ci sono qui”. ”Noi viviamo – ha proseguito De Siervo – in uno Stato regionale, disciplinato da norme costituzionali, che, buone o cattive che esse siano, vanno applicate”.

Il presidente ha ricordato la forte conflittualita’, piu’ che in qualsiasi altra materia, che s’e’ data negli ultimi 10 anni tra Stato e Regioni. ”La Corte ha preso sul serio – ha aggiunto – cio’ che c’era nella Costituzione sulle Regioni ma certo e’ dura rendere vitali le norme che disciplinano il regionalismo italiano, con spinte centralistiche o fughe regionalistiche che non si incrociano mai”. In chiusura di convegno, di fronte ad una platea gremita, il presidente della Consulta ha ammesso, dunque, che la sua ”valutazione e’ perplessa e sono contento – ha aggiunto sorridendo -, fra qualche mese, di tornare alla vita civile”.

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