23 settembre 2018

Il "facilitatore" Cocchi assolto. Oggi sarebbe stato giudicato per "traffico illecito di influenza", reato che però non esisteva all'epoca

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di Franca Selvatici e Luca Serranò per Repubblica Firenze

L’ex assessore regionale alla cultura e commercio Paolo Cocchi (Pd), accusato di corruzione nell’inchiesta sulla urbanistica a Barberino di Mugello, è stato prosciolto ieri dal giudice Silvia Cipriani. Come lui sono stati prosciolti dalle accuse più gravi (abuso di ufficio o corruzione) l’ex sindaco Pd Gian Piero Luchi, suo fratello Luca, l’ex vicesindaco ed ex assessore all’urbanistica Alberto Lotti (Pd) e l’ex dirigente dell’ufficio tecnico Paolo Pinarelli. Assolti anche la moglie di Cocchi, Barbara Bardazzi, accusata di favoreggiamento, e il figlio dell’imprenditore Danilo Cianti della Mugello Lavori, Simone, accusato di corruzione. Anche suo padre Danilo, difeso dall’avvocato Federico Bagattini, è stato assolto dall’accusa più grave, quella di aver corrotto Paolo Cocchi (che dal ’90 al 2000 è stato sindaco di Barberino), ma è stato rinviato a giudizio per corruzione con il geologo Eneo Host, del Nucleo valutazione cave della Regione, accusato di essersi messo al servizio dell’imprenditore mugellano interessato nel 2008 all’apertura di una cava, ricevendo in cambio almeno 2 mila euro. L’ex sindaco Luchi, l’ex vicesindaco Lotti e l’ex dirigente Pinarelli saranno processati per peculato per l’uso improprio del telefono di servizio e il geometra Giovanni Guerrini, ex consigliere comunale Pd, va a giudizio per un falso relativo a un lavoro in una abitazione.

Dell’inchiesta del pm Leopoldo De Gregorio e della polizia stradale, partita dalla costruzione dell’outlet e del nuovo casello autostradale, nonché da varie lottizzazioni e lavori anche sulle sponde del lago di Bilancino (interventi che creano ancora pesanti grattacapi al nuovo sindaco Carlo Zanieri del Pd), sono rimasti, per così dire, solo i peccati veniali. A conferma che il codice penale non riesce ad “afferrare” la sostanza dei rapporti pericolosi fra politica e imprese. Nel caso di Paolo Cocchi, non sono in discussione i favori da lui ricevuti dall’imprenditore Cianti, suo vecchio amico, fra cui un sostanzioso aiuto per acquistare un appartamento. Né è in discussione l’interessamento che Cocchi ha assicurato all’amico Cianti in materia di lavori e di scelta di siti da destinare a discariche. E’ stato lo stesso Cocchi a rivendicare il suo ruolo di «facilitatore». Ma, ha sostenuto il suo difensore, l’avvocato Pier Matteo Lucibello, non avendo egli adottato alcun atto in favore dell’amico, non è ipotizzabile la corruzione. Oggi forse gli si potrebbe contestare il traffico illecito di influenza, reato introdotto nel ddl Severino, che però non esisteva fra il 2005 e il 2010, all’epoca dei reati contestati. Il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli si è dichiarato felice del proscioglimento di Cocchi che, scrive, «ha dimostrato la correttezza e integrità del proprio operato».

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