Il Comune accoglierà solo i "buoni", le associazioni lanciano un appello alla città

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foto di roel1943
foto di roel1943

«Ci appelliamo a cittadinanza e istituzioni per trovare un riparo a chi dorme per strada», risponde il Comune.

All’indomani dell’incendio nella scuola occupata di viale Guidoni, che ha rimesso per strada 250 profughi somali tra cui bambini piccolissimi, le temperature calano sotto lo zero e scendono i primi fiocchi di neve. Ma a far scorrere brividi lungo la schiena sono le parole di Stefania Saccardi, assessore alle politiche sociali del Comune di Firenze, riportate oggi da Repubblica: «Massimo aiuto per tutti coloro che vogliono integrarsi, cercando un lavoro e soluzioni abitative. Per chi invece non dimostra di volersi integrare, Firenze non sarà più una città che offre accoglienza fine a se stessa».

Che cosa sarebbe, l’accoglienza fine a se stessa? Quella che salva la vita di un poveraccio, prima di chiedersi se sia utile alla società? Citiamo ancora dall’articolo di Repubblica, che così riassume: «È la nuova linea di Palazzo Vecchio. Ed è la nuova linea uscita dal vertice con il prefetto: se non hai dove andare ma ti dai fare per migliorare la tua situazione, se t’impegni per trovare un lavoro puoi contare sull’aiuto degli assistenti sociali. Magari di un contributo per l’affitto, se non un alloggio popolare. Se invece te ne stai sdraiato tutto il giorno, per di più vivacchiando con un po’ di soldi raccolti chissà come, scordatelo: ti diamo un tetto d’emergenza, ma gli assistenti sociali per te non faranno niente». Più chiaro di così…

Qualcosa non quadra allora con il proclama del Sindaco Renzi, che sempre secondo Repubblica avrebbe detto «Firenze deve essere la città dell’accoglienza senza se e senza ma per chi ha davvero bisogno». Dev’esserci un refuso, perché i se e i ma sembrano invece abbondare nella filosofia dell’accoglienza dell’assessore Saccardi.

Ci pare che ci sia molta ignoranza, in senso letterale, delle situazioni reali e molta grossolanità nel mettere in un unico calderone chi riceve assistenza dai servizi sociali. A sentire questi giudizi sommari, pare che si tratti di persone a cui manca solo un po’ di buona volontà, e magari un aiutino, per rimettersi in piedi e tirarsi fuori dall’emarginazione in cui sono finiti. Il messaggio strisciante,  sottinteso, che ci sembra di percepire, è questo: se sono poveri, malati, alcolizzati, soli… avranno sbagliato qualcosa… sarà alla fine anche un po’ colpa loro! Se insistono nei loro errori, beh, che possiamo farci? Non è una nostra responsabilità.

Eppure, se andassimo a conoscere le storie, le vite di queste persone, ci renderemmo conto di quanto sia tragicamente facile sbagliare strada un giorno, e non trovarla più. Forse capiremmo quanto alcuni errori, o incidenti, o fatalità, possano sviare un percorso per sempre. E quante poche occasioni di tornare sui binari siano concesse a chi, una volta, ha deragliato.

Quanto al merito… crediamo che tutti meritino di non morire di freddo, soprattutto in questa ricca città scintillante di vetrine e famosa in tutto il mondo. Per questo siamo dalla parte di chi accoglie senza distinguere i buoni e i cattivi, e pubblichiamo con condivisione totale l’appello sottostante.

Emergenza freddo: appello per una Firenze solidale

A Firenze ci sono almeno 400 persone senza dimora, che gravitano tra la stazione, il centro e la periferia. Immaginate una fila di persone lunga più di 300 metri, alcuni soli, altri in coppia, alcuni con cani, tutti con il loro bagaglio di sacchetti o borse in cui stipare le poche cose di proprietà. La loro vita non è mai facile, e d’inverno diventa durissima: quando la temperatura scende dormire all’aperto può ucciderli, ma anche di giorno non è facile sopravvivere senza un riparo.

Il Comune di Firenze come ogni anno ha avviato la procedura chiamata “Emergenza Freddo” che dovrebbe trovare una soluzione provvisoria all’accoglienza dei senza tetto.

L’Emergenza Freddo di questo inverno può contare su 3 strutture che offrono in totale circa 150 posti letto. Significa che neanche metà della fila troverà un posto dove dormire.

E non si parla nemmeno di accoglienza diurna, di posti caldi e riparati dove sorseggiare un tè o un caffè e passare le ore guardando dei film, giocando a carte o parlando con altri.

Inoltre, a causa di determinate regole di accesso, ci sono nella fila uomini e donne destinati a restare fuori da ogni accoglienza: chi vivendo in coppia non vuole separarsi per entrare in un dormitorio, chi non vuole lasciare i propri animali, chi è entrato da poco nell’infernale girone della vita in strada e non conosce le strutture di ricovero, chi ha difficoltà di relazione, chi vive situazioni di grave degrado, dipendenza o patologie… tutte queste persone non vengono accettate.

Sono proprio queste “fasce deboli”, composte dagli ultimi fra gli ultimi, quelli non accuditi da nessuno, le più a rischio di essere falciate dal gelo invernale.

Per questa consapevolezza, che non ci consente di girarci dall’altra parte in attesa che i giornali ci facciano l’elenco dei prossimi morti o nella semplice speranza che un inverno mite ne regali di meno alla nostra coscienza civile, facciamo appello

  • al Comune, perché  attivi ogni possibile risorsa e inventiva per dare riparo e accoglienza a questi cittadini dimenticati, in nome dei principi enunciati nel proprio Statuto fondativo
  • alla Curia fiorentina, perché dia seguito concreto alle parole del Vangelo, aprendo le porte delle chiese e dei suoi edifici a chi ne ha bisogno, in un atto di vera e profonda carità cristiana
  • alle associazioni e cooperative laiche e religiose, perché mettano a disposizione i propri spazi nei circoli della città e perché si impegnino presso i loro associati e volontari alla diffusione e realizzazione nei fatti di una vera cultura dell’accoglienza, come enunciato nei loro statuti
  • alla cittadinanza tutta, perché collabori con le associazioni che già lavorano su questo fronte offrendo loro sostegno economico, materiale e morale.

Non voltiamo la testa dall’altra parte. Rendere Firenze una città solidale è un impegno di tutte/i e di ciascuna/o.

Fuori Binario, Associazione Aurora Onlus, Movimento di lotta per la casa, Comunità di base dell’Isolotto, Saverio Tommasi, Piero Colacicchi, Centro di documentazione Carlo Giuliani, Comunità di Base delle Piagge, Cantieri Solidali, OsservAzione, Fondazione Michelacci, perUnaltracittà.

0 Comments

  1. Patrizia Barbanotti

    Condivido appieno quanto sostenete. Per quanto sia ovvio è il caso di ripeterlo: il freddo è uguale per i “buoni” e per i “cattivi”. E’ grottesco e criminale che ci sia qualcuno che giudichi e arbitri il destino degli altri (tra l’altro in base a criteri tutti da discutere).
    Comunque non è neppure così.
    Questa notte una decina di persone hanno dormito in Stazione e quando hanno chiesto un riparo gli è stato semplicemente detto che non c’era posto. Nessun esame dunque. Bocciati a prescindere.
    Un aneddoto: alla mia amica che è venuta a prendere il caffè ho fatto notare che la sua giacca era parecchio sporca e andava cambiata. “No, altrimenti non credono che ho dormito fuori… mi dicono: se tu dormivi fuori eri morta…”
    Siamo al colmo della mistificazione.

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  2. sabina de waal

    come faccio a firmare? Certo che è fondamentale fare qualcosa, subito. Almeno il sindaco AN di Roma ha lasciato aperta la metropolitana… meglio che nient!

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    1. red

      Grazie Sabina, più che di firme c’è bisogno di aiuto concreto. Rilanciamo questo appello:
      l’AURORA in via de’ Macci cerca VOLONTARI CHE DIANO UNA MANO a coprire l’orario per tenere aperto il diurno tutto il giorno, con bevande calde a disposizione, con un intervallo a pranzo quando le persone vanno alle mense. Serve anche un aiuto materiale dalla popolazione con coperte, latte/cioccolato/caffè/tè e anche qualche stufa, perché l’associazione non ha riscaldamento.
      Per saperne di più, si può andare lì in questi orari Lunedì, Martedì, Mercoledì, Venerdì 8.30 – 9.30, Giovedì 8.30 – 11.00, Domenica 19.00 – 20.00, oppure scriveteci e vi diamo il telefono della responsabile.
      grazie a tutt* per quanto potranno fare.

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