17 novembre 2018

Il cinema a Firenze: allarmi, delusioni e piccole speranze

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Carolina Mancini per l’Altracittà

Cinema e città, cioè il Multiplex e la Casa del Cinema all’Odeon (che di fatto resta in piedi, seppure con un budget decisamente ridotto), il Comune sembra invece favorevole alla multisala di Novoli, facendosi forte anche del risultato dell’assemblea ad essa dedicata nell’ambito dei 100 luoghi, dove pare che sia emerso che “i cittadini sono a favore del Multiplex” (o almeno, quella quarantina di cittadini presenti che risultano dalla “foto ricordo”).

Intanto il cinema Alfieri, sempre di proprietà del comune, chiuso da ormai 4 anni, vede il proprio destino affidato ad un bando con cui il comune cercherà gestori – piuttosto danarosi – per la sala (da soli 185 posti), che probabilmente dovranno farsi carico anche dell’ultima tranche dei lavori di restauro (costati fino ad adesso 700 mila euro), escludendo quasi automaticamente dai giochi la Cooperativa Archeologia, che aveva già presentato un progetto, e forse anche qualunque privato potesse auspicare di realizzare una programmazione culturale in una sala così piccola.

“Questo bando di gestione è di stampo berlusconiano, non lo condivido. Capisco che siamo in un periodo di ristrettezze, ma se il Comune vuole una sala, dovrebbe anche fare qualcosa di più per metterla su.” Andrea Vannini è il presidente della Cineteca di Firenze, una delle “sale altre”, dove, con sforzo e passione si tenta di coltivare e diffondere la cultura del cinema. Rimasugli dei vecchi cineclub degli anni 70 e 80, di cui il centro pullulava e che oggi invece combattono la ‘loro battaglia’ culturale e sociale in periferia, quasi sempre appoggiandosi ai circoli Arci. E in effetti, scavare nel passato della Cineteca ci permette di compiere un affascinante viaggio nella storia della città.

“Negli anni ’80 gestivo il KinoSpazio, in via del Sole, poi diventato Spazio Uno – racconta Tannini – In quel momento il PCI fiorentino, contrariamente a quello nazionale, era molto sovietico, tendeva a sovrapporre sempre la politica alla cultura nelle scelte di programmazione, mentre io guardavo agli autori. In questo contesto decisi di fondare la cooperativa La Bottega del Cinema (antenata della cineteca), e il fatto che questa nascesse senza l’imprimatur del partito risultò anomalo. La polemica toccò poi l’apice in un mio intervento in cui accusai i politici fiorentini di essere ‘kabulisti’- era il periodo dell’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Il risultato fu che fui licenziato dallo Spazio Uno. Era il 1984. La Bottega del Cinema fece il suo debutto al Cinema Teatro Nazionale in via dei Cimatori, invitammo Nanni Moretti e Peter Del Monte.”

Tutta l’esperienza della Bottega del Cinema confluisce nella Cineteca, che nasce a fine anni ’90 allo Spazio Uno. “Ci furono però problemi da subito: erano necessari lavori di messa a norma e poi la sala non rendeva più come negli anni ’80. La gente iniziava ad abbandonare il centro. Per questo ci spostammo a Castello nel 2000, nei locali della Casa del Popolo.”

Il maggior finanziatore della Cineteca è il Comune di Firenze (la convenzione prevede 26 mila euro annui, anche se di solito ne arrivano un po’ meno). Anche la Regione contribuiva con 10 mila euro l’anno che però, spiega Vannini, “si sono ridotti a zero due anni fa, quando passò la gestione del contributo alle attività Culturali alla Mediateca. Adesso, l’Assessore Scaletti ci ha promesso che i soldi torneranno.” La Cineteca è attiva dal lunedì al giovedì, con 100 giornate di programmazione l’anno, che includono rassegne e attività di formazione. In questo momento il lunedì è dedicato al cinema gotico, il martedì e il mercoledì all’omaggio a Pasolini con il primo Bertolucci e Orson Welles, il giovedì agli eventi. E per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia sono in preparazione quattro laboratori su Pinocchio. Per accedere è necessario acquistare la tessera (3 euro), e il biglietto (che comprende più film) si aggira intorno ai 4-5 euro. “Quando ho iniziato, nel 2000, c’erano circa 60 spettatori a sera, adesso si sono dimezzati.” commenta Vannini.

Si contrae il pubblico, è sempre più necessario far tornare i conti, eppure continuano a nascere esperienze interessanti. Una di queste è Cinemanemico (anemico o nemico? Come volete!), nato 4 anni fa presso la Casa del Popolo di Settignano, uno dei luoghi simbolo della Firenze rock degli anni 80. A metterlo in piedi, quattro amici, (un muratore, un impiegato di banca, un giornalista e un addetto alle ferrovie), che una volta alla settimana danno spazio a quelle pellicole che non trovano distribuzione attraverso i canali commerciali tradizionali. Uno di loro, Simone Innocenti, racconta:
“Quattro anni fa tornò al circolo il barista dei ‘tempi d’oro’, Gabriele Mongardi, desideroso di far rivivere questa struttura. Venne fuori l’idea del cinema perché in quel periodo giravo per le case degli amici con il mio proiettore, che poi, appunto, decisi di trasferire qui.”

Il lavoro – volontario – consiste nella ricerca continua di titoli interessanti, spesso in collaborazione con altre realtà italiane (come l’Hideout di Milano ad esempio) e nell’attività di sottotitolazione, perché, cosa fondamentale, i film vengono proiettati in lingua originale. La rassegna di ottobre (ogni venerdì alle 21.30) è dedicata al cinema nordamericano non distribuito, e conta titoli come “The Great Buck Howard” (il 15), interpretato da John Malkovich e dal figlio di Tom Hanks, “Gerry” (il 22) di Gus Van Sant, con Matt Damon e Casey Affleck, “Hardy Candy” (il 29). Tutte le proiezioni sono gratuite.

“L’anno scorso abbiamo fatto un ciclo sui popoli sotto assedio, sul cinema iraniano… la scelta del cinema americano è stata dettata dall’esigenza di inserire qualcosa di più leggero, e comunque è stata una scoperta importante per me che avevo sempre bistrattato il cinema made in Usa. Il fascino di quest’attività è che è un continuo work in progress.”

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