19 settembre 2018

Il Cardinale Betori teme la magistratura italiana e chiede al Papa di "sistemare la cosa"

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Il Cardinale di Firenze, Giuseppe Betori, si è lamentato con il Papa per le indagini svolte dalla magistratura italiana sull’attentato da lui subito il 4 novembre scorso e Benedetto XVI lo avrebbe rassicurato, sistemando la cosa. Lo racconta il settimanale Panorama nel numero in edicola oggi che scrive di come, per un mese e mezzo, gli investigatori abbiano ascoltato le conversazioni di Betori e dei suoi più stretti collaboratori. Intercettazioni ora depositate in tribunale insieme con l’avviso di chiusura delle indagini

Panorama scrive che “il Cardinale Betori, in udienza dal Papa, si è lamentato di essere finito sotto la lente degli inquirenti e Benedetto XVI, secondo quanto ha riferito lo stesso Betori a un amico, gli avrebbe dato ‘rassicurazioni’ e avrebbe promesso di ‘sistemare la cosa’”. Nelle intercettazioni Betori si sarebbe lamentato anche del fatto che “gli inquirenti non demordono dall’idea di una sua reticenza riguardo alla rappresentazione dei fatti”. Invece di ringraziare la magistratura italiana che indaga su chi ha tentato di ucciderlo Betori si infastidisce per un’inchiesta così seria da non risparmiare nessuno, indipendentemente dal suo status sociale, e si appella così al Papa per evitare guai.

Le domande allora sono: Perché Betori ha paura delle indagini dei magistrati? Teme forse che possano arrivare a qualcosa di poco dignitoso per la Curia fiorentina? O addirittura svelare comportamenti e potenziali reati ad oggi non conosciuti? A che tipo di etica fa riferimento il Cardinale se per reprimere l’inchiesta si appella al Papa? Come è possibile, infine, che un capo di stato straniero, tale è il ruolo ricoperto dal Papa in Vaticano, possa “sistemare la cosa” con la magistratura italiana senza che fino ad ora nessun organo dello Stato italiano prenda posizione a riguardo?

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