24 settembre 2018

I viaggiatori del Forum

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Ci siamo. Quando leggerete queste righe il Forum Sociale Europeo sarà una realtà ben presente nella nostra città. Siamo di fronte ad un appuntamento epocale, che vede confrontarsi migliaia di persone sul futuro del nostro continente e non solo, cercando, sperimentando un’alternativa che permetta all’uomo di ritrovare la sua dignità. Guardando all’esperienza già consolidata in altre parti del mondo ci piacerebbe arrivare al forum come viaggiatori carichi di aspettative e disponibili ad assorbire, ad annotare e restituire. Percepirci come taccuini viventi, soggetti in cammino, in grado innanzi tutto di incontrare persone e comunicare esperienze e idee, di costruire sinergie e reti di contaminazione ed espansione. Trasformare Firenze in una grande piazza, in un pullulante e vivace luogo di relazione, di scambio, di solidarietà e di reciproche promesse di investimento per la costruzione di una società totalmente estranea alle logiche di guerra e dominio dell’uomo sull’uomo. L’idea di essere lì anche in nome di altri ed altre, non in termini di delega; piuttosto con il compito faticoso di raccogliere per restituire, tornando ciascuno al proprio impegno quotidiano con la consapevolezza di continuare un percorso, di fare movimento nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle strade, nelle organizzazioni di appartenenza. Ecco cosa vorremmo, un forum che si fa luogo realmente aperto e costruttivo, luogo di fermento culturale e ideale forte, che offre spazi orizzontali e dirompenti ove plasmare la nuova politica; la politica della società civile che si fa soggetto, che rinuncia definitivamente alla tentazione di farsi rappresentare e perciò raccoglie la sfida della responsabilità e della partecipazione. Non è più rimandabile l’appuntamento con la costruzione delle alternative; ed è bene ricordarlo in tempi bui come questi, sottoposti come siamo all’ansia dell’emergenza continua che ci costringe a difenderci dagli attacchi frontali alla democrazia, alle regole minime di convivenza civile, ai diritti fondamentali conquistati a prezzi altissimi dalle passate generazioni. Se questo è vero occorre trovare la lucidità ed il coraggio collettivo di esercitare la propria intelligenza e ricavare zone libere ed autonome, decolonizzate e feconde dove produrre pensiero, dove abbandonare lentamente ma definitivamente quelle strutture culturali e psicologiche che hanno dato vita e persistenza al modello unico dominante, sapendo che non sarà un processo indolore, per nessuno. E’ bene non dimenticarlo, se vogliamo essere efficaci, che siamo figli e figlie e dunque portatori di una cultura politica fondata sul dominio e sulla sopraffazione; liberarcene vuole dire mettere in discussione gli elementi costitutivi e cioè i luoghi ed i modi di formazione dei processi decisionali, i luoghi di rappresentanza e le istituzioni che ne sono derivate; significa scardinare un sistema economico capitalista e selvaggio intrinsecamente fondato sulla guerra e sulla repressione; significa mettere in crisi definitivamente un modello di società patriarcale e competitivo che esclude e marginalizza anche violentemente l’altra metà del mondo, negandosi così l’opportunità di una rifondazione culturale orientata alla cooperazione, alla solidarietà, alla centralità delle relazioni, alla preservazione delle generazioni future e del pianeta. Mettere al mondo un altro mondo con un nuovo approccio ecologico fondato sulla sobrietà e sulla nonviolenza: i movimenti antiliberisti del pianeta hanno questo compito e il Forum Sociale Europeo, se accetta la sfida, può diventare una tappa davvero preziosa per il cammino dei popoli verso la giustizia, la libertà e l’autodeterminazione.

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