I Rom nel ‘Villaggio fiorentino’

image_pdfimage_print

“Qui non si sta male, certamente meglio che al Masini! Ad esempio giù al campo i bambini avevano sempre freddo, perché c’erano dei buchi nelle baracche; invece qui dentro stanno abbastanza al caldo: purtroppo non possiamo alzare tanto il riscaldamento, perché funziona a corrente elettrica (come la cucina). Se lo alziamo dopo arrivano bollette troppo alte!”. Sono le parole di Tahir Macai, uno degli assegnatari del nuovo villaggio in legno che ha finalmente sostituito il tristemente famoso “Campo Masini”.
Si tratta di un passaggio importante nel progetto di superamento dei campi nella nostra città: lo scorso ottobre è stata chiusa e ripulita l’area di sosta del Masini e la maggioranza delle famiglie sono state trasferite nel nuovo villaggio, un gruppo di moduli abitativi in legno edificati sulla collina del vecchio campo Poderaccio. La maggioranza, abbiamo detto, non tutte. Alcune famiglie del Masini non hanno avuto l’assegnazione, ma sono state inserite in progetti regionali di inserimento in altre province toscane, grazie ad un accordo del 2003 tra Regione Toscana, Comune di Firenze e alcune associazioni regionali tra le quali l’ARCI.
Altri invece sono proprio rimasti fuori. Si tratta di alcuni singoli adulti maschi e di tre famiglie con bambini: gli uomini hanno rifiutato l’ospitalità proposta loro nel centro di via Pisana, mentre le tre famiglie sono state escluse da qualsiasi proposta di inserimento, a causa dell’esito negativo di precedenti tentativi analoghi. In quest’ultimo caso gli amministratori hanno proposto alle famiglie una somma forfettaria (una specie di buonuscita) chiedendo loro di allontanarsi dall’area senza pretendere altro.
Questa esclusione è stata discussa a lungo dalle associazioni, riunitesi prima del passaggio al nuovo villaggio: perché bambini e giovani di queste tre famiglie devono pagare per i comportamenti passati dei genitori? Perché devono iniziare una vita di nomadismo forzato dagli esiti incerti e comunque precari? Ma l’assessore De Siervo, interrogata su una possibile revisione della decisione, è stata irremovibile: le soluzioni previste non comprendevano le tre famiglie, punto e basta.

In proposito Tahir aggiorna le nostre informazioni: “Io so che una famiglia delle tre è stata poi mandata in un appartamento ad Arezzo e ha un aiuto per pagare l’affitto. Una donna con un figlio di un’altra famiglia però ora vive sotto un ponte. So anche che alcune famiglie e una signora singola sono state mandate nell’area di Cecina (inserimenti frutto del progetto regionale, n.d.r.)”.
Tahir chiude la nostra conversazione dandomi un’informazione a cui tiene molto: “Non so se lo sai, ma il nostro nuovo villaggio non si chiama Poderaccio due o Masini due, il suo nome è Villaggio fiorentino!”
Su questa novità ci lasciamo, con la speranza che il ‘Villaggio fiorentino’ aiuti la comunità rom ad uscire dal ghetto dei campi e ad entrare nel tessuto urbano e sociale della città di Firenze.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *