I problemi ancora sul Tavolo

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“Le famiglie rom che erano residenti nell’area di via Olmatello, 8 nuclei
familiari allargati (…) sono stati spostati con il loro consenso nell’area
vicina a Pisa e Livorno, grazie all’interessamento dell’associazione Telefono
Azzurro Rosa, che ha accettato la sfida comune di inserire queste famiglie
nelle zone in cui opera. Il processo è da noi monitorato e le famiglie
sembrano soddisfatte”.
Così recita la relazione dell’assessore De Siervo, giunta dopo le numerose
richieste di associazioni e singoli ansiosi di avere informazioni sul destino
delle famiglie rom trasferite lo scorso gennaio dal campo ‘Olmatellino’. I
volontari del Muretto e di altre realtà associative, fiorentine e rom,
ricevono però dai loro amici e conoscenti trasferiti segnalazioni di grandi
disagi: “Siamo in quindici in una casa di tre stanze”, “la casa va bene, ma
ora ho perso il lavoro che avevo a Firenze, come faccio?”. I tecnici del
Comune rispondono che la situazione si sta aggiustando, ma per ora la vera
sfida per l’assessore sembra essere quella di lavorare più seriamente sulla
“questione rom”.
In effetti suona incredibile che una città come la nostra, famosa in tutto il
mondo per i suoi tesori frutto di una grande civiltà e una profonda cultura,
ancora non sia riuscita ad accogliere il popolo rom con il rispetto dovuto
alla dignità della persona umana.
Fin dagli anni novanta il Comune ha scelto la strada della concentrazione, del
parcheggio di queste persone alla periferia della città, come auto nella
discarica, in spazi che non interessavano a nessuno, dove non vi fossero
proteste da parte dei “vicini” fiorentini e in aree non interessate a progetti
di urbanizzazione e vivibilità umana.
Nel 2004 è stato firmato un protocollo d’intesa tra Comune di Firenze, Anci e
Regione Toscana su progetti operativi che permettessero di spostare parte
delle famiglie rom presenti in città nel territorio regionale. Questo aveva
fatto sperare in una svolta della politica cittadina, verso una gestione più
responsabile e meno improvvisata. Siamo ancora lontani.
“Vanno condivisi con i rappresentanti dei rom e le associazioni di solidarietà
i progetti di inserimento delle famiglie sul territorio regionale. […] Va
ripreso il confronto di carattere generale fra tutti i soggetti interessati
sull’insieme degli interventi volti all’eliminazione dei campi […] Va
esaminata anche la situazione del campo dell’Olmatello, affrontando i gravi
problemi che ne emergono […] chiediamo ci sia il coinvolgimento dei rom e che
le associazioni culturali come Amalipé Romanò abbiano luoghi per svolgere le
loro attività”.
Queste sono le richieste più che legittime della comunità rom, messe nero su
bianco nel documento scritto dall’associazione Amalipé Romanò (Amicizia Rom) e
sostenuto dalle associazioni fiorentine ADM, Il Muretto, Casa dei Diritti
Sociali, ARCI e Firenze Social Forum/Gruppo migranti.
Il documento è stato presentato da Amalipé Romanò in occasione di una cena di
solidarietà tenutasi al centro sociale il Pozzo e organizzata dalla stessa
associazione in favore delle vittime dello tsunami.
I temi enunciati nel documento sono stati poi discussi in Palazzo Vecchio in
due incontri del ‘Tavolo Rom’, finalmente riconvocato. Nelle due riunioni gli
amministratori hanno dato informazioni sulla situazione dei campi e dei
progetti che li riguardano: a giugno è prevista l’inaugurazione di un nuovo
villaggio per le famiglie ora costrette nella situazione invivibile del campo
Masini; sono stati riconosciuti e saranno almeno in parte sanati nel prossimo
futuro i difetti strutturali del nuovo villaggio Poderaccio: per primo il
rappresentante spirituale Rufat ha segnalato l’assenza di spazi gioco sicuri
per i bambini, la carenza di parcheggi e la dipendenza per i bisogni
energetici dalla sola elettricità.
L’unica decisione operativa a cui si è giunti è stata quella di celebrare
insieme la giornata della memoria dell’8 aprile: la ricorrenza è stata
istituita dal precedente consiglio comunale su proposta dell’allora assessore
Monciatti per ricordare le vittime rom e sinti del nazismo.
A questo punto del lavoro ci rimane il dubbio che il percorso di superamento
dei campi e di inserimento dei rom nel tessuto sociale della città sia un
desiderio di tutti, ma un programma ancora di pochi.
Fino a quando l’amministrazione comunale continuerà a proporre e portare
avanti la soluzione dei campi, magari zuccherata da qualche casa mobile là,
una manutenzione lì, una ripulitura laggiù… meri interventi di miglioramento
dell’area – o meglio della riserva nomade – delimitata nell’accesso dalla
guardiola di sorveglianza?
L’atteggiamento verso i rom è una prova limite e decisiva per testare una
società civile: quella di Firenze in particolare.

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