I perché della crisi finanziaria

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di Francuccio Gesualdi

Nell’ottobre 2008 il sistema bancario mondiale ha sfiorato il collasso per il classico bullone che spezzandosi fa crollare l’intera costruzione. Tutto comincia nel 2000: molti posti di lavoro fuggono nei paesi a bassi salari, le imprese incassano alti profitti ma la riduzione dei consumi dovuta alla caduta dei salari rischia di inceppare l’intera economia mondiale. Il sistema cerca la quadratura del cerchio nell’indebitamento, ad ogni angolo di strada banche, istituti finanziari, concessionarie di auto, supermercati, pronti a offrire a poveri e meno poveri, mutui, acquisti a rate, prestiti al consumo: il sogno di una vita al di sopra delle proprie possibilità a portata di mano.

Nel 2007 il tasso di indebitamento delle famiglie italiane corrisponde al 70% delle entrate annuali, qualcosa come 18.000 euro a famiglia.

Tuttavia il paese dove le famiglie sono più inguaiate è gli Stati Uniti, l’acquisto della casa è stata l’attrattiva che più le ha fatte abboccare all’amo. Fiumi di denaro sono stati offerti a basso tasso di interesse, la febbre del mattone è divampata, i prezzi si sono impennati, comprare casa è sembrato l’affare del secolo, anche le famiglie più povere sono corse a chiedere mutui. Le banche hanno prestato a piene mani, non hanno verificato se i debitori erano in grado di restituire il denaro, l’ipoteca su case con prezzo sempre più alto è sembrata una garanzia sufficiente.
Nel 2007 i mutui ammontavano a 10.000 miliardi di dollari, una buona metà definiti ‘subprime’, ossia fragili, scadenti, perché assunti da famiglie con scarse entrate economiche.

Tutto è filato liscio finché i tassi di interesse se ne sono stati buoni, ma appena hanno alzato la testa è cominciata la crisi. Molte famiglie hanno alzato le mani in segno di resa, sono cominciati i primi pignoramenti e con essi una serie di effetti a catena: riduzione della concessione di mutui, raffreddamento del mercato edilizio, crollo dei prezzi delle case.
Ma l’aspetto più sorprendente è che la crisi non ha coinvolto solo i poveri cristi e le loro banche creditrici; l’intero sistema bancario e finanziario è stato risucchiato nel vortice. La via di contagio si chiama ‘cartolarizzazione’, un meccanismo legato al fatto che le banche non vogliono aspettare trent’anni per recuperare le somme date in prestito.
La scorciatoia maggiormente usata è il ricorso alle società veicolo, strutture finanziarie senza legge nè patria, spesso residenti in paradisi fiscali. Il loro mestiere è rischiare, in cambio di forti sconti sono disposte ad acquistare i mutui concessi dalle banche. Tuttavia neanche loro vogliono aspettare trent’anni per recuperare i soldi spesi e si studiano un modo per raggranellarli senza incorrere in perdite. L’idea di rivendere i mutui è scartata a priori, per trovare dei compratori dovrebbero cederli a prezzi più bassi di quelli di acquisto, l’unica via è chiedere un prestito, ma non alle banche, sarebbe poco conveniente.

La richiesta la lanciano a tutto il mondo finanziario, a chiunque abbia risparmi da parte, e lo fanno tramite l’emissione di obbligazioni. Tecnicamente suddividono l’ammontare dei mutui in loro possesso in migliaia, addirittura milioni di quote di piccolo taglio. Ogni quota una richiesta di prestito a sé, regolata da uno contratto a se stante denominato obbligazione o titolo obbligazionario.

Per questo l’operazione è definita cartolarizzazione, ad indicare che il credito è recuperato tramite l’emissione di titoli cartacei.

Nella sua forma più semplice l’obbligazione è una sorta di ricevuta rilasciata da chi riceve il prestito a chi lo concede, in essa sono definite le condizioni e i tempi di pagamento, sia degli interessi che del capitale. Banche, imprese e perfino stati raccolgono abitualmente prestiti tramite l’emissione di obbligazioni, se l’emittente è una struttura solida tutti le comprano senza problemi, non dovrebbero presentare sorprese. Ma non è così per le obbligazioni emesse dalle società veicolo, le loro sono obbligazioni speciali, il pagamento di interessi e capitale non è automatico, è vincolato al comportamento dei mutuatari: se questi pagano, anche i detentori delle obbligazioni incassano, altrimenti perdono tutto.

Le società veicolo sapevano che molti mutui erano inaffidabili, ciònostante erano riuscite a collocare le relative obbligazioni perchè avevano prospettato alti tassi di interesse. Del resto molti non sapevano neanche cosa compravano, l’interesse era alto e questo bastava, non davano peso alla dizione “obbligazioni collegate ai mutui”. Per di più c’era la certificazione di Standard & Poors piuttosto che Moody’s, società che danno i voti a titoli, imprese e perfino governi in base alla loro affidabilità finanziaria. Tripla A, il massimo dei voti, era la valutazione attribuita alle obbligazioni collegate ai mutui e tutti se le sono comprate felici e contenti: singoli risparmiatori, fondi di investimento, fondi pensione, perfino assicurazioni. La loro reputazione era così alta che erano addirittura accettate dalle banche a garanzia dei prestiti richiesti dai loro clienti.

Finché i mutuatari hanno pagato, l’intera macchina ha funzionato, ma quando i poveri hanno cominciato a saltare le rate, anche le obbligazioni si sono rivelate una perdita. Ad un tratto più nessuno le ha volute e si sono inceppati perfino i rapporti fra banche che si concedono prestiti a vicenda per far fronte ad emergenze di cassa. Un blocco dovuto in parte alla decisione di non accettare più le obbligazioni sui mutui come forme di garanzia, ma soprattutto al timore che nelle casseforti delle banche richiedenti potessero esserci così tante obbligazioni marce da renderle inaffidabili. La crisi di fiducia, iniziata nel luglio 2007, ha raggiunto il suo apice nell’agosto 2008: i rapporti interbancari si sono bloccati, molte banche si sono trovate a corto di soldi, le più esposte hanno cominciato a fallire.
Il grande pubblico ha cominciato a non fidarsi più, il rischio che gli sportelli bancari venissero presi d’assalto si è fatto concreto. In breve il governo degli Stati Uniti ha deciso di intervenire con operazioni di salvataggio: prima 300 miliardi di dollari per nazionalizzare Fannie Mae e Freddie Mac, due colossi del sistema dei mutui, poi altri 700 per salvare altre banche che cadevano come birilli. All’inizio sembrava che il terremoto fosse circoscritto agli Stati Uniti, ma poi si è propagato anche all’Europa, le obbligazioni sui mutui avevano invaso i circuiti bancari e finanziari di tutto il mondo. Quando anche in Europa alcune banche hanno cominciato a scricchiolare, i governi hanno stanziato due mila miliardi di euro per impedire la loro caduta.

Una mazzata enorme per i contribuenti delle due sponde dell’Atlantico che se fosse stata imposta per potenziare la sanità pubblica o il sistema pensionistico avrebbe sollevato critiche di una tale potenza da fare cadere i rispettivi governi. Invece era imposta per salvare banche e banchieri che avevano giocato d’azzardo e tutti rimasero zitti, anzi esultarono.

I più strenui difensori della manovra erano proprio quelli che avevano sempre considerato l’intervento pubblico in economia una bestemmia: “L’aiuto di stato, fino a ieri un peccato, oggi è un imperativo categorico” ha sentenziato Silvio Berlusconi, a riprova che le regole si applicano a proprio piacimento in base alle esigenze dei forti.

L’autore

Francesco Gesualdi, detto Francuccio, fu tra gli allievi della Scuola di Barbiana di Don Milani. Gesualdi è tra i coordinatori del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (Pisa) – www.cnms.it – e si occupa da anni di consumo critico, scrivendo saggi e articoli e organizzando campagne di pressione e boicottaggio.
Questi sono alcuni dei suoi libri, tutti disponibili presso la bottega di EquAzione, in via Lombardia 1/p, alle Piagge:
Il mercante d’acqua, Edizioni Feltrinelli;
Guida al telefono critico,
Guida al vestire critico,
Guida al consumo critico (nuova edizione 2008), tutti Edizione Emi;
e per finire, Dalla parte sbagliata del mondo (intervista a Francuccio Gesualdi a cura di Lorenzo Guadagnucci) delle Edizioni Terre di Mezzo.
Su tutti i libri EquAzione applica il consueto sconto del 10%. Buona lettura!

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