I pomodori sotto i pannelli. In Italia il primo impianto agrofotovoltaico al mondo

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Marco Magrini dal Sole 24 ore

Nella campagna mantovana, sotto a una schiera di 7.500 pannelli fotovoltaici, ci sono pomodori, grano e mais. È l’alba dell’«agrovoltaico».
L’idea di coniugare produzione di energia e di cibo, è venuta alla Rem, acronimo di Revolution Energy Maker.

Nata tre anni fa per iniziativa di sei gruppi industriali italiani dell’energia, delle costruzioni e della meccatronica (Sandrini di Mantova, Fustinoni di Bergamo, Intergeo di Brescia, Melis di Cagliari, Dermotricos Engeneering di Brescia e Biesse di Genova), Rem inaugura oggi nelle campagne di Virgilio, in provincia di Mantova, un nuovo impianto agrovoltaico di 13 ettari. Un bell’esempio di innovazione, con una bella storia alle spalle.

«Quando abbiamo unito le forze in Rem – racconta il presidente Roberto Angoli, che è anche amministratore unico della Dermotricos – avevamo solo un’idea chiara in mente: investire nelle migliori tecnologie rinnovabili, a patto che fossero a emissioni zero ed eco-compatibili». Da qui, è partito un gruppo di studio multidisciplinare che, per 18 mesi, ha esaminato le opzioni. «Una volta escluse le biomasse, abbiamo deciso che il solare era la soluzione. Ma come implementarlo? Come rendere compatibile le necessarie grandi superfici con l’ambiente?». È da queste domande, che è arrivata la risposta: «Dovevamo trovare il modo di integrare il fotovoltaico con l’agricoltura».

Potrebbe anche essere un uovo di Colombo. Ma siccome nessuno al mondo ci ha pensato prima, «sul mercato non c’erano le tecnologie adatte». Perché un ideale impianto agrovoltaico doveva permettere l’uso delle macchine agricole, senza togliere l’insolazione alle colture e senza utilizzare grovigli di cavi elettrici che avrebbero ostacolato l’attività agricola. «Così – spiega Angoli – abbiamo progettato, costruito e realizzato l’impianto da zero».

La soluzione è ingegnosa. Una serie di pali alti 4,5 metri e distanti fra loro 12 metri, fa da intelaiatura. Fra un palo e l’altro, viene montata una “macchina” che sostiene 10 pannelli solari monocristallini a inseguimento solare che si spostano insieme al sole e consentono ai raggi di raggiungere le colture. Le macchine dialogano fra loro con un sistema wireless. «E la struttura – dice Angoli, – è dotata di un sistema di irrigazione automatico e di una rete di antenne che aiutano i mezzi agricoli a guida computerizzata». Rem ha già depositato la richiesta di brevetto internazionale.

La giovane società ha in programma la costruzione di altri tre impianti: nel mantovano (a Marcaria) e due nel piacentino (uno a Castelvetro, quasi pronto, e uno a Monticelli d’Ongina). «Fra occupazione diretta e indotto – dice il presidente di Rem – diamo lavoro a 200 persone». Ma la tecnologia agrovoltaica è già pronta per l’export: con la francese Ecodelta, Rem ha costituito una joint venture per un impianto oltralpe da 35 Mw.

Rem rivenderà i suoi 10 Mw di potenza (il totale dei 4 impianti) interamente alla rete. «Ma diventare produttori di energia è troppo capital intensive – ammette Angoli – quindi ci concentreremo sulla produzione, la commercializzazione e la messa in opera delle nostre macchine». Da oggi, sull’agrovoltaico sorge il sole.

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