15 dicembre 2018

I lettori ipocriti e il giornalismo da buttare

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di David Randall

La gente non smette di comprare il giornale se scopre che usa metodi scorretti I cronisti che vanno a caccia di notizie con troppa insistenza, o senza troppi scrupoli, non sono mai un bello spettacolo. Eccitati all’idea di vedere il loro nome in prima pagina, e magari di vincere un premio, o intimiditi da un direttore autoritario, nel corso degli anni hanno commesso ogni genere di atrocità professionali: si sono finti detective, hanno contattato prostitute, o prostituti, per convincerli a registrare l’incontro con clienti famosi, hanno dichiarato di essere assistenti sociali per introdursi in casa delle vittime di un disastro e parlare con i loro familiari (e magari si sono anche infilati in tasca o in borsa una preziosa foto di famiglia) o hanno indossato un camice bianco per potersi aggirare nei corridoi di un ospedale alla ricerca di pettegolezzi su un presentatore televisivo moribondo. E potrei andare avanti.

I giornali popolari, soprattutto quelli ossessionati dalle celebrità, vivono in un universo morale molto diverso da quello in cui vive la maggior parte di noi. L’ultima prova di questo è la notizia, uscita qui a Londra, di una nuova tecnica usata dai giornalisti più spregiudicati. Non contenti di tutti i trucchi che ho elencato, alcuni reporter hanno assoldato un detective privato per intercettare le telefonate di politici e personaggi famosi. Il giornale di cui parlo è il tabloid più venduto in Inghilterra, il News of the world di Rupert Murdoch. Due anni fa il suo corrispondente da Buckingham Palace e un investigatore freelance sono stati arrestati per aver intercettato i messaggi al cellulare di alcuni funzionari di corte. Adesso è saltato fuori che il giornale ha risarcito con circa un milione di sterline altre tre persone (due delle quali legate al mondo del calcio) per aver spiato i messaggi della loro segreteria telefonica.

Sembra che altre centinaia di personaggi noti siano stati vittime di intercettazioni simili, cosa che la proprietà del tabloid nega con decisione. Se questa intrusione nella segreteria telefonica fosse stata commessa per indagare su casi di corruzione, attività illegali, su qualche grave menzogna di politici o alti funzionari, o magari per scoprire come sono state manipolate le informazioni dell’intelligence per trovare una scusa per invadere un altro paese, sarebbe stata in parte giustificata. Ma in questo caso non lo era. È stata usata per raccogliere pettegolezzi, chiacchiere, tutte le briciole della vita privata di personaggi famosi. La caccia agli scandali privati non è una prerogativa esclusiva della stampa britannica. Anche alcune riviste europee (e qualche giornale) si sono cimentate in questa impresa, come testimonia il caso del giornalista spagnolo condannato per intercettazione negli Stati Uniti, che si è difeso dicendo: “Nel mio paese è legale”. Ma l’intrusione nelle segreterie telefoniche dei cellulari apre un nuovo universo di possibilità per i cronisti ficcanaso, o per gli investigatori che lavorano per loro.

Chiunque può sentire i messaggi lasciati su un telefono chiamando il numero e inserendo il codice. I ficcanaso contano sul fatto che pochissime persone si prendono la briga di cambiare la password assegnata da chi ha fabbricato il telefono (che di solito è 1234, 4444, o 3333, se volete provarci). In un certo senso questa mancanza di etica professionale è il prodotto di un mercato molto competitivo. Ma c’è anche un altro fattore, del quale non si parla mai. Ed è l’etica, non dei giornalisti o dei direttori, ma dei lettori. Se si lavora al New York Times o al Guardian, ci si rivolge a un pubblico che trae buona parte della sua autostima collettiva dal rispetto delle norme sociali, dalla serietà e, soprattutto, dalla convinzione che i mezzi e i fini del giornalismo devono essere giustificati. Queste persone chiedono che il “loro” giornale riletta questi valori, sia nella scelta delle notizie da pubblicare sia nelle ricerche fatte prima di scrivere un articolo. Ma chi legge News of the world e altri tabloid cerca solo intrattenimento e scandali. Come sono state ottenute quelle notizie (o se sono vere) non ha molta importanza.

È per questo che i giornalisti che spiano i cellulari, o si fingono medici, la fanno franca. Il lettore non smette di comprare il giornale se scopre che sono stati usati metodi scorretti: smette di farlo se gli articoli sono noiosi. E l’etica del giornale è determinata proprio dalla preoccupazione di cosa potrebbe spingere i suoi lettori a smettere di comprarlo.

Se vi sembra un discorso snob, permettetemi di dirvi un’altra cosa. Ogni volta che tengo una conferenza sul giornalismo di fronte a un pubblico di persone al di sopra dei 35 anni e chiedo se ci sono domande, uno dei primi a parlare è sempre qualcuno che cita un articolo uscito su un tabloid e mi chiede di condannarlo. Di solito il pubblico applaude rumorosamente. Ma la mia risposta è sempre la stessa: “Quanti di voi comprano News of the world?”. Per quanto il pubblico sia numeroso, nessuno alza mai la mano. “E allora come mai quel giornale vende sei milioni di copie?”. Anche i lettori, come i giornalisti, possono essere ipocriti.

[Fonte Internazionale]

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