I giovani di Rebeldia, un progetto “prezioso” per la città e l'Università di Pisa

image_pdfimage_print

Riceviamo  e pubblichiamo

Al Sindaco di Pisa,
al Rettore dell’Università di Pisa,
al Presidente della Regione Toscana

Il Presidente Napolitano ha dedicato il suo discorso per il nuovo anno ai giovani, “senza sbocchi di speranza e di lavoro”, “una generazione senza prospettive e senza futuro”. I giovani dunque. Disoccupati o parcheggiati dentro un’università sempre più povera di opportunità, principali vittime della nuova precarietà economica, privi di spazi urbani autonomi di crescita culturale e sociale che non siano quelli della narcosi serale che inaridisce e brucia la vita. Eppure appassionati, festosi, creativi ed ironici, anche arrabbiati con la politica, come li abbiamo visti nelle recenti lotte, generosi nelle molteplici e spesso invisibili realtà del volontariato diffuso.
La condizione dei giovani ci interroga e, come afferma Napolitano, richiede un nostro forte impegno. Tanto più in una città universitaria come Pisa, con 55.000 studenti su una popolazione di 85.000 residenti. Una realtà che interpella sia gli Enti Locali che l’Ateneo, soprattutto in un momento in cui, attraverso la riforma e i tagli di bilancio, viene attaccata quella università pubblica che Piero Calamandrei considerava, insieme a tutta la scuola, un “organo vitale della democrazia”, e addirittura un “organo costituzionale”. È in gioco il ruolo dell’università come luogo in cui si formano cittadini, in cui si produce e trasmette sapere critico.
Il sapere critico si costruisce nelle aule, nel rapporto fra studenti e docenti, ma anche nei rapporti che gli studenti sviluppano fra di loro, nella partecipazione attiva alla vita della città e nel coinvolgimento nelle problematiche del territorio in cui vivono e i cui effetti loro stessi subiscono. In questo contesto si colloca la vicenda del Progetto Rebeldia che, negli ultimi anni, ha svolto un ruolo di raccordo e di intreccio tra città e Università. Esso raccoglie 31 associazioni formate in grande prevalenza da giovani ed attive a Pisa nel campo della cultura, dei diritti sociali, della cooperazione internazionale, della mediazione, dell’ambientalismo. Associazioni di prestigio nazionale ed internazionale, come Emergency, Un ponte per, Fratelli dell’Uomo, o  che svolgono un ruolo di volontariato al servizio alla città, come Africa Insieme con gli sportelli per gli immigrati e il Comedor Giordano Liva con i corsi di italiano per stranieri. Associazioni che hanno spesso rapporti di collaborazione con l’Università. Inoltre Rebeldìa fornisce servizi quali una biblioteca, rassegne di teatro, attività sportive, proiezioni di film, mostre e presentazioni di libri.
Oggi siamo ad un momento di svolta per l’esistenza di questa realtà. I tempi della progettazione urbana, con la costruzione della “Sesta Porta”, richiedono che Rebeldìa abbandoni i locali nei quali si trova, senza che si sia arrivati a una soluzione condivisa. Da una parte il Comune offre una soluzione dignitosa, ma parziale, molto costosa e distruttiva dell’unitarietà del progetto, dall’altra le associazioni pongono l’accento proprio sulla necessità di mantenere il carattere unitario dell’esperienza e chiedono uno spazio urbano adeguato che permetta di socializzare le pratiche del progetto, facendole diventare ricchezza collettiva per tutta la città. Occorre evitare la lacerazione profonda che sarebbe prodotta da una soluzione del conflitto attraverso uno sgombero forzato.
Sappiamo che il Progetto Rebeldìa può apparire come una presenza scomoda, che critica, pone domande, interroga. Ma proprio per questo è una presenza che arricchisce, che può dare un contributo essenziale allo stesso buon governo della città. Una presenza importante anche nell’ottica di una maggiore integrazione fra università e città.
Siamo convinti che le parole di Napolitano siano in sintonia con le sensibilità politiche ed umane di chi governa il Comune e l’Università. Confidiamo quindi che vengano impedite in ogni modo soluzioni unilaterali del conflitto,  che riprenda un dialogo costruttivo e si possa giungere, anche attraverso un percorso di transizione, ad una soluzione realmente condivisa. Pensiamo infine che questo percorso potrebbe essere agevolato da una valorizzazione di realtà scientifiche ed educative, di intelligenze e competenze, presenti all’interno dell’Università di Pisa e disponibili, per esempio nel Corso di Laurea in Scienze per la Pace, a svolgere un ruolo attivo di facilitazione e capaci di elaborare e realizzare modalità nuove ed originali per la risoluzione del conflitto.

Marco Della Pina e Giorgio Gallo, docenti dell’Università di Pisa

Pisa, 9 gennaio 2010

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *