I "figli dell'Africa" si presentano alla città. Sabato 25 all'Affratellamento

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Carolina Mancini per l’Altracittà

Mwana Africa: figli dell’Africa in Ki Swahili (una lingua parlata in tutta l’Africa orientale, nata all’epoca della tratta degli schiavi dalla mescolanza fra l’arabo e le lingue locali). È questo il nome di una nuova associazione che si presenterà alla cittadinanza il prossimo sabato 25 settembre presso il Teatro dell’Affratellamento in via Gian Paolo Orsini 73 a Firenze, con una serie di interventi che culmineranno in un pranzo a base di pietanze africane.
«Siamo circa un’ottantina di persone, in prevalenza immigrati, anche se non tutti africani, e ci sono anche una decina di italiani». Così ci spiega Kassambwe-Kassamba, il presidente di Mwana Africa. «Ci sono molti progetti che intendiamo portare avanti. Alcuni già in piedi, come la Rete Panafricana del Contenzioso, un insieme di avvocati italiani e giuristi africani che hanno studiato in Europa, e che svolgono un lavoro di consulenza e supporto, per esempio nei confronti degli immigrati che sono in carcere o che hanno un procedimento in corso».
Mwana Africa si rivolge principalmente alle persone non abbienti di qualsiasi nazionalità, occupandosi di questioni relative ai bambini non accompagnati, alle donne lavoratrici, alle famiglie monogamiche, fornendo assistenza agli immigrati nel corso degli iter burocratici relativi alle varie pratiche e nei rapporti con le istituzioni.  Da quasi un anno “i figli dell’Africa” si ritrovano ogni seconda domenica del mese, di solito presso l’Osteria del Leone a Sant’Ilario (Lastra a Signa) per discutere e confrontarsi, cercando di svolgere una funzione di coordinamento con le altre associazioni e di cerniera fra queste, i singoli cittadini e le istituzioni.
Per ora Mwana Africa non ha fonti di finanziamento, se non «le cene africane che ogni tanto organizziamo al Circolo di Sant’Ilario – continua Kassambwe. Lo scopo della giornata di sabato è anche quello di trovarne alcuni, e comunque di allargare la nostra rete. Ci piacerebbe che altri tecnici aderissero, per portare avanti questo lavoro di consulenza anche in altri campi: medici, architetti, costruttori, artisti. Noi ci consideriamo anche una sorta di ‘scuola’ di educazione alla responsabilità e al senso delle istituzioni: per questo lo scambio con questi specialisti sarebbe un’importante ricchezza da condividere fra i nostri soci. Faccio un esempio banale: se un africano volesse circoncidere il figlio, potremmo promuovere un dibattito in cui la questione viene affrontata dal punto di vista legale, con un avvocato che spiega cosa dice la legge a questo proposito, dal punto di vista medico, affrontando le questioni igienico-sanitarie, e così via. La nostra aspirazione è quella di ‘esportare’ i risultati che questa rete produrrà (le competenze, la conoscenza, la cultura) anche fuori dall’Italia, nei paesi di provenienza degli immigrati, perché è chiaro che se le persone stessero bene a casa propria non la lascerebbero, e verrebbero in Italia solo come i nostri ‘cugini americani’, per ammirare le opere di Michelangelo. Ma per arrivare a questo è necessario partire dal nostro territorio e dalle sue risorse».

La giornata di sabato 25
Si inizia alle 9.00 con l’intervento dello stesso Kassambwe-Kassamba, che presenterà l’associazione.
All’intervento di Kassambwe seguirà quello dell’assessore regionale al Welfare e alle politiche per la casa Salvatore Allocca che parlerà di “Integrazione partecipe e tutela dei cittadini stranieri”.
L’avvocato Giovanni Flora, presidente della Camera Penale, si occuperà invece di “difesa dell’immigrato e difficoltà nel corso del processo.”.
Il punto di vista degli immigrati sull’integrazione sarà affidato a Olumba Napoleon, portavoce della comunità nigeriana di Siena.
Di “Sicurezza e legalità” parlerà la Dottoressa Daniela Lucchi, dirigente della prefettura per l’Area IV – Diritti Civili, Cittadinanza, Condizione Giuridica dello Straniero, Immigrazione e Diritto d’Asilo -, mentre Andrea Amaro, della CGIE  (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) affronterà il tema: “Immigrati nella società post industriale: una risorsa o un problema?”).
Al pranzo finale si potranno gustare prelibatezze della Costa D’Avorio, del Congo, del Senegal e del Maghreb.
Per altre informazioni: 339.6913675

0 Comments

  1. Mwana Africa

    Grazie carolina per il prezioso lavoro svolto…
    Mwana Africa ha bisogno di gente & collaboratori di ogni tipo per affermarsi .
    A presto.
    Blaise Epah
    S. G.Mwana africa

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  2. Marcel-Duclos Efoudebe

    La nascita di un’associazione è sempre una cosa buona, soprattutto quando si tratta di mettersi dalla parte dei bisognosi, quelli che non hanno voce, quelli che il sistema lascia da parte. Trattandosi di Africa, la cosa sembra banale, in quanto l’idea che il Continente Nero, si dice, ha bisogno di tutto. Che i figli dell’Africa si riuniscano e discutano sui vari modi di aiutare aiutandosi, è un’iniziativa da salutare.
    Spero soltanto che Mwana Africa non cadrà, come molte altre prima di lei, nel solito cliché: organizzare delle cosidette cene etniche, sfilate di moda etnica, tornei di calcio, ecc…, per finanziare le proprie attività. Non si capisce, in effetti, come mai quando si tratta di partecipare in modo concreto ad un’iniziativa, gli africani si tirano sempre indietro, preferendo spendere i propri soldi in discoteca, pizze, stadio, ecc. Cose legittime, sia ben inteso, ma perché mai dovremmo scegliere il divertimento ed aspettare che altri finanzino le nostre attività?
    Un’idea, fra tante: perché non puntare a piccoli obiettivi realizzabili con mezzi propri, invece che “alienando” la propria libertà chiedendo le elemosine? Abbiamo artisti, cantanti, scrittori, pittori, poeti, ecc. Si potrebbe, per esempio, organizzare – a pagamento – una mostra, una conferenza, un dibattito, o tante altre cose, con loro o intorno a loro…
    Tanti augiri a Mwana Africa. Inutile ricordarvi la mia disponibilità. Spero che il mio contributo, come quello di altri, non sarà di troppo!

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  3. julia nkingue

    E una bella cosa creare un’associazione;E bello ritrovarsi in gruppo per progettare.mi e colpito molto il commento di Marcel…e mi porta a pensare che se a volte le nostre associazione non vanno a buon fine sara perche dimenchiamo che il punto di partenza,e la nostra famiglia.Se uno cura bene la sua famiglia,sara in grado di curare un gruppo di personne…per me andare a chiedere i finanzamenti non e per aiutare i bisognosi,ma per sfruttarli alle proprie fine,e non e bello.Quando persone per bene se ne rendono conto,e ovvio che si tirano indietro.Possiamo fare tanto per l’Africa,noi africani,senza chiedere nulla a nessuno perche siamo un continente già ricco.basta essere sinceri con noi steesi!

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