19 dicembre 2018

I «disobbedienti» del Pd dicono sì all’acqua pubblica

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di Andrea Palladino, con duecentocinquanta mila firme in dieci giorni – e sono numeri che stanno crescendo ora dopo ora – e della politica, infrangendo il dogma della privatizzazione all’interno del Pd. Ieri la segreteria dei democratici di Ancona ha annunciato di essere «in prima fila nella battaglia per l’acqua pubblica – informa una nota – e la gestione del servizio idrico integrato dopo che il governo ha imposto la privatizzazione forzata della gestione del servizio idrico », mentre il sindaco è andato ai banchetti del Forum a firmare. Parole che sottolineano la scelta di campo che molti dirigenti, militanti e circoli democratici stanno facendo in queste ore, aderendo ai tre referendum che chiedono con chiarezza il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. L’establishment del Pd continua a mantenere ferma la posizione sul modello di gestione nato nel 1994 con la legge Galli e confermato dalla legge ambientale del 2006: deve essere possibile per i comuni scegliere una gestione “industriale”, ovvero i privati. Sono gli ecodem e lo stesso Pierluigi Bersani a spiegare, sempre più timidamente, quella che sarebbe la linea del partito: «Ho una perplessità sullo strumento referendum – spiega il senatore Roberto Della Seta, uno dei firmatari del progetto di legge Pd presentato il 31 marzo scorso – perché negli ultimi anni non è mai stato mai raggiunto il quorum». In sostanza la stessa risposta che Bersani aveva dato a Norma Rangeri giovedì scorso, durante la puntata di Annozero. «Ma ho anche una perplessità di merito – continua Della Seta – che riguarda quello che potrà accadere dopo il referendum; penso che in Italia l’acqua si paghi troppo poco, con un prezzo che può incidere sulla sostenibilità ambientale». È utile ricordare, in questo senso, che l’unico quesito referendario sull’aspetto economico della gestione delle risorse idriche è quello della remunerazione del capitale. Ovvero sulla possibilità di fare profitto sull’acqua, vero viatico di ogni gestione privata. «Certo, ma la questione centrale per me – risponde Della Seta – è quella del prezzo, che non viene affrontata dai referendum, ed è per questo che io non li firmerò». Dunque per gli ecodem servirebbe una tariffa molto più alta per l’acqua, senza preclusioni per la gestione privata. In sostanza è il modello di Acea e di Acqualatina, nato e cresciuto in Toscana, sotto la protezione dei Ds. Ben altra risposta sta arrivando però dalle piazze. I due appuntamenti chiave sono stati il 25 aprile e il primo maggio, che hanno unito le tradizionali manifestazioni antifasciste e sul lavoro con la richiesta di riportare in mani pubbliche la gestione delle risorse idriche. Le regioni dove la raccolta delle firme sta mostrando il maggior successo sono il Lazio, con trentadue mila firme, la Puglia, con oltre trenta mila firme, e la Calabria, con diecimila firme. Tre regioni in largo anticipo sull’obiettivo finale di settecentocinquanta mila firme a livello nazionale, da raccogliere entro la metà luglio. Anche le regioni che sono partite dopo il 25 aprile stanno mostrando il largo consenso raccolto dal referendum. Ieri sera sono stati diffusi i primi dati dell’Abruzzo, dove i banchetti hanno iniziato a raccogliere le sottoscrizioni solo nel fine settimana del primo maggio. Il dato complessivo di quattromila firme a livello regionale è dunque indicativo. La città di Pescara con oltre 1200 firme, raccolte in questi ultimi due giorni, è la città abruzzese con il maggior numero di sottoscrizioni. Altri dati significativi vengono da Chieti, 280 firme, Sulmona e Vasto, 250 firme, 400 raccolte in Val Pescara, 200 a L’Aquila, 300 nella Marsica, più di 400 nei comuni della costa teramana, 200 nel comune di Paglieta. In Piemonte dal 25 aprile al primo maggio le firme hanno raggiunto cifre record. A Torino città fino a ieri erano state raccolte 8300 firme, e altre 4.200 sono arrivate dalla provincia torinese. Cuneo ha raggiunto le 2000 firme, una cifra considerata importante dai comitati locali. Mano amano che prosegue la campagna referendaria cresce il consenso. L’idea stessa di “acqua pubblica” sta creando una vera e propria rivoluzione nella sinistra. Erano anni che la Federazione della sinistra, SeL, i verdi, i socialisti e sinistra critica non sedevano insieme dietro una battaglia comune. Una speranza che è rinata dal basso, dai movimenti, dai cittadini pronti a sfidare segreterie e multinazionali.

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