I Casalesi in Toscana: usura ed estorsioni. Arresti tra Firenze, Montecatini e Caserta

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Il Tribunale di Firenze, foto by pynomoscato

Usura con tassi oltre il 400%, estorsione ed esercizio di abusiva attività finanziaria attuati ricorrendo alle intimidazioni tipiche del metodo mafioso. Con queste accuse i finanzieri del Gico nel Nucleo di polizia tributaria di Firenze hanno concluso l’operazione ‘Diamantè, che ha portato all’arresto di cinque esponenti del clan camorristico dei Casalesi, operanti in Toscana.

L’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale di Firenze, Michele Barillaro, è arrivata a conclusione di complesse indagini, condotte per oltre un anno dai finanzieri di Firenze sotto la direzione del sostituto procuratore distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Firenze, Pietro Suchan. In manette sono finiti un 38enne e un 40enne residenti a Villa Literno (Caserta), due 66enni residenti a Firenze e un 48enne residente a Montecatini Terme (Pistoia).

Contemporaneamente alle misure cautelari personali, la Gdf ha proceduto al sequestro di beni per un valore pari a circa 200.000 euro (un immobile, e denaro contante), frutto dell’illecita attività del gruppo criminale. Ai soggetti campani la misura restrittiva è stata notificata in carcere in quanto nel settembre dello scorso anno erano stati raggiunti da altra misura cautelare scaturita da un’indagine condotta dagli stessi finanzieri del Gico di Firenze e Perugia e dai carabinieri del Ros di Perugia, nell’ambito dell’operazione ‘Apogeo’, all’epoca coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Perugia. Uno di loro era già stato a suo tempo arrestato per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

L’organizzazione criminale, ben inserita all’interno del noto Clan dei Casalesi, ha avuto un ruolo di primo piano nelle zone della provincia di Caserta, soprattutto nella gestione di sale da gioco e scommesse. Le somme di denaro così accumulate sono state quindi reimpiegate anche in Toscana, con prestiti usurai concessi grazie al sostegno ed alla mediazione di soggetti fiorentini, tutti con precedenti penali. L’attività usuraria si è indirizzata, soprattutto, verso persone temporaneamente prive di stabile occupazione oppure verso piccoli imprenditori e commercianti in difficoltà economiche (9 le vittime accertate, tra cui, in particolare, un grossista di pneumatici). Tra le vittime anche imprenditori nel settore della ristorazione di Firenze. Le minacce proferite hanno inibito fortemente le vittime che, solo in un caso, hanno trovato il coraggio di denunciare la pressione usuraria subita.

L’elemento di congiunzione tra i due gruppi, i campani da un lato e i fiorentini dall’altro, è stato individuato in C.P., un fiorentino legato ai casertani da un rapporto di conoscenza trentennale tra le rispettive famiglie. Questi assicurava i contatti tra le vittime e i finanziatori campani, curando anche tutte le successive fasi volte al perfezionamento delle trattative, con comportamenti violenti ed intimidatori. Quando poi le vittime non riuscivano a far fronte alle pressanti richieste, venivano monacciate con le armi per onorare il debito. Gli arrestati non esitavano, inoltre, a ‘sistemare’ le cose di persona, raggiungendo ovunque le proprie vittime (spesso a bordo di auto di grossa cilindrata) anche accompagnati da veterani della malavita casertana, la cui sola presenza consentiva agli aguzzini di dettare le proprie condizioni. Le modalità operative erano sempre le stesse: alla consegna del denaro seguiva il rilascio di assegni post-datati che, in genere, non sono quasi mai onorati a causa dello stato di difficoltà in cui versavano le vittime.

I titoli di credito, rinnovati periodicamente, facevano lievitare vertiginosamente i tassi applicati (ben oltre il 400%). In alcune occasioni i sodali tenevano summit tra loro per meglio organizzare e gestire le loro azioni criminali presso gli alberghi e i ristoranti gestiti dalle loro vittime.

Fonte Adnkronos

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