23 settembre 2018

Haiti, poco da festeggiare per il bicentenario

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Il primo gennaio 2004 sarà il bicentenario dell’indipendenza di Haiti, libera repubblica nera quando nei vicini Stati Uniti la schiavitù era ancora la norma. Duecento anni contrassegnati da una catena quasi ininterrotta di dittature, colpi di stato e assassini politici, interrottasi solo nel 1994 con la fine dell’ultimo governo militare e il reinsediamento del presidente legittimo Aristide. Dieci anni dopo, dell’ottimismo che aveva accolto il ritorno dell’ex teologo della liberazione non è rimasta traccia. In seguito alle elezioni del 2000, non riconosciute dalla comunità internazionale, i principali donatori (fra cui Usa e Ue) hanno congelato aiuti e prestiti, con pesanti effetti sull’economia del paese, il più povero dell’emisfero settentrionale:secondo l’Undp, l’aspettativa di vita è scesa di diversi anni in breve tempo, ed è ormai al di sotto dei cinquanta anni. Il fallimento dei tentativi di costituire un Consiglio Elettorale Provvisorio fra governo e opposizione per arrivare a nuove elezioni ha esacerbato il conflitto politico, portando a manifestazioni spesso funestate da violenze fra fazioni rivali. Proprio la città di Gonaives, in cui duecento anni fa venne dichiarata l’indipendenza, è da tre mesi messa a ferro e a fuoco da continui scontri, dopo il ritrovamento il 22 settembre del cadavere di Amiot Metayer, popolare leader di un gruppo armato vicino al governo. Secondo i suoi compagni, Metayer sarebbe stato fatto uccidere da Aristide perché “sapeva troppo”. Successivi interventi della polizia, soprattutto nel quartiere di Metayer, Raboteau, hanno avuto come conseguenza la morte di diverse persone in circostanze poco chiare. Ma le manifestazioni antigovernative sono da tempo sparse in tutto il paese. Gli incidenti del 5 dicembre all’Università di Haiti sembrano essere stati la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso. Una manifestazione studentesca è stata attaccata da un gruppo di uomini armati con pistole e bastoni e inneggianti ad Aristide. Più di venti studenti sono stati feriti; al rettore sono state spezzate le gambe, e il vice-rettore è stato ferito alla testa. Sembra che la polizia fosse presente sulla scena ma non sia intervenuta. Sebbene il governo si sia affrettato a condannare la violenza e ad annunciare la creazione di una commissione d’inchiesta, gli effetti del “venerdì nero” si sono fatti sentire. Diversi ministri, a partire dalla ministra all’educazione, si sono dimessi; esponenti di spicco del partito di Aristide, il Lavalas, se ne sono polemicamente allontanati. Dall’11 dicembre gli studenti hanno iniziato una serie di manifestazioni giornaliere per chiedere le dimissioni di Aristide, nelle quali si sono avuti pesanti scontri fra manifestanti a favore e contro e la polizia. Sono sempre di più le voci che chiedono le dimissioni del Presidente (fra le ultime, quella di un gruppo di haitiani della diaspora) tanto che in un’intervista il 18 dicembre questi si è detto disponibile al dialogo coll’opposizione sulla base di un documento, presentato dalla chiesa cattolica, che era stato seccamente rigettato quando venne presentato, appena il 23 novembre scorso. Sempre più critica la situazione della libertà di stampa: il processo sull’omicidio di Jean Dominique, storico giornalista e attivista per i diritti umani (un film sulla sua vita, The Agronomist di Jonathan Demme, è passato all’ultima mostra di Venezia) si è concluso senza individuare il mandante, mentre le pressanti minacce hanno portato alla chiusura, temporanea o definitiva, di parecchie stazioni radio e alla fuga in esilio di diversi giornalisti. Non ha intenzione di abbandonare il microfono Nancy Roc, vincitrice lo scorso 4 dicembre del premio internazionale per il giornalismo radiofonico Unesco-Flip, assegnato a Firenze, che ha denunciato recentemente di essere stata più volte seguita fino a casa da uomini armati.
Amnesty International ha preparato un programma d’azione in dieci punti, ognuno per una diversa problematica, rivolto alle autorità governative, ai leader dei partiti, alle organizzazioni della società civile e alla comunità internazionale affinché collaborino per il pieno godimento dei diritti umani ad Haiti. Il documento si troverà dopo natale sul sito www.amnesty.it nella sezione In Primo Piano, assieme ad una petizione le cui firme verranno presentate il prossimo 18 maggio, festa della bandiera, all’ambasciatore di Haiti in Italia.
Marco Giubbani per Amnesty International

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