Guglielmo l'argentino

image_pdfimage_print

Guglielmo è partito dall’Italia all’età di sei anni, sono passati ormai ben cinquant’anni. “Qui” – mi dice – “c’era la povertà, la distruzione della guerra e l’Argentina era un sogno di benessere, di prosperità. Per noi italiani che arrivavamo con la fame addosso e l’abitudine al lavoro era il paese delle mille possibilità”.
Adesso però Guglielmo è ritornato, vive a Firenze in una casa popolare, lavora in proprio come muratore. Mi racconta di come era facile, per chi avesse voglia di fare e di faticare, guadagnare soldi, risparmiare senza doversi lesinare niente, comprarsi case. Mi racconta anche di come è stato facile perdere tutto in un lampo, nell’arco di pochi giorni: non una sola volta, non solo di recente.
“Il primo tracollo è stato quando avevo trent’anni. A causa della svalutazione tutti i miei risparmi, le 3 case che mi ero costruito con il lavoro delle mie stesse mani, sono sfumati in un soffio. Ma quando si è giovani si va avanti e la mia vera ricchezza erano le mie braccia e la volontà di far vivere bene la mia famiglia. Non mi sono fermato, ho lavorato, lavorato e lavorato finché non ho pagato tutti i debiti e così via, fino ad un nuovo tremendo tracollo. Ancora nuovo impegno sapendo di avercela fatta già una volta a risollevarmi e poi ancora un’altra batosta. La storia si ripeteva: alti e bassi secondo le continue oscillazioni dell’economia del paese.
Alla fine, seguendo un desiderio, una nostalgia che da sempre ho portato dentro di me, sono tornato in Italia, sperando così di poter mantenere la mia famiglia: ho cinque figli, il più piccolo ha solo 9 anni”.
Cosa pensi ora dell’Argentina?
“Per me l’Argentina è un paese in cui sarebbe impossibile patire la fame, così ricco com’è di risorse, di una natura che offre da sola di che campare, basta allungare la mano. Eppure è ridotta come sappiamo, la gente è povera, i salari non bastano, i conti in banca sono bloccati, tutti sono esasperati. La gente se ne va nelle piazze a protestare perché l’economia è a pezzi. Lo Stato non ha più nulla, ha venduto tutto, ha privatizzato: le casse sono state svuotate, non ci sono che debiti e debiti…”

E dell’Italia?
“Il primo pensiero è di gratitudine. Qui in Italia, con una lotta dura e costante, ho ottenuto una casa dal Comune, piccola ma dignitosa, per poter avere con me la mia famiglia. E’ una casa che ho rimesso a posto tutta io e per la quale sono immensamente grato a questo paese. Però vedo tante cose che non vanno, la maggior parte delle persone che incontro sono chiuse, sempre indaffarate, ragionano quasi tutti in base ai propri interessi, non lasciano spazio alla dimensione umana, al dialogo fatto con calma, seduti a un tavolo. Sento anche qui parlare di privatizzazioni e la cosa mi spaventa. Però la gente è anche più sveglia, più cosciente. Ragiona. Vedo che ci sono assemblee sui problemi, ho visto striscioni alle manifestazioni che parlano dell’Argentina: forse l’esempio è servito, forse non è ancora troppo tardi per cambiare direzione… E’ per questo che vorrei parlare alle persone e far conoscere cosa è accaduto a quel paese, cosa potrebbe accadere anche qui se non facciamo attenzione: secondo l’ottica e l’esperienza reale di una persona semplice, onesta, senza presunzione, che ha sempre contato sui rapporti umani sinceri, corretti e sul calore dei sentimenti”.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *