Guatemala, la candidata Rigoberta non ha convinto gli indios

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Il Guatemala è andato al voto lo scorso 9 settembre con alle spalle una lunga scia di sangue che ha attraversato l’intera campagna elettorale, segnata dalla morte di circa 50 persone tra candidati, uomini di partito e loro familiari. Gli ultimi due casi risalgono al 6 settembre, giorno dell’assassinio di Wenceslao Ayapan ed Esmeralda Huyu, membri del partito Encuentro Por Guatemala (EG) che candidava alle presidenziali il premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchú. Sono stati circa 6 milioni i guatemaltechi chiamati alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica che dirigerà il paese per i prossimi 4 anni al posto di Óscar Berger. Hanno votato anche per eleggere il vicepresidente, 158 deputati, 332 sindaci e giunte comunali. Come previsto, ci sarà il ballottaggio, già stabilito per il 4 novembre, tra Alvaro Colom, uomo d’affari che corre per il partito di centro-sinistra Unità Nazionale della Speranza, messo in difficoltà dagli scandali di partito, e Otto Perez Molina, ex generale e leader del Partito Patriota, destra estrema, che promette il solito pugno di ferro contro delinquenza e droga. Secondo i risultati, Colom ha ottenuto il 28,37% dei voti e Perez il 23,97 mentre il premio Nobel Rigoberta Menchù è arrivata appena al 3,3%. Una sconfitta netta, difficile da interpretare. Ci sono voci in Guatemala che cercano di screditare la Menchù, accusandola di aver inventato bugie, soprattutto per quanto riguarda le vicende della sua famiglia. Di sicuro la Menchù non è stata appoggiata proprio da quegli indios che dice di rappresentare, che non hanno apprezzato la sua candidatura, vista come un progetto personale con poco fondamento nella realtà delle comunità.

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