Guarda che ti spengo!

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Per Reporter sans frontières (www.rsf.org), l’associazione internazionale che si batte per la libertà di stampa, l’Italia è all’ultimo posto tra i paesi dell’Unione Europea nella graduatoria sulla libertà d’informazione, superata perfino da Bolivia e Macedonia. A questo primato, non certo invidiabile, contribuirà la cosiddetta legge Gasparri- per ora rinviata alle Camere dal Presidente Ciampi – che riforma il sistema radiotelevisivo italiano.
La televisione, se da una parte ha avuto il merito di contribuire all’alfabetizzazione dei cittadini, dall’altra ha inciso enormente sugli orientamenti dell’opinione pubblica (sociali, culturali e politici). In Italia guardare la tv è la terza attività per numero di ore di una persona, dopo lavorare e dormire. Non si tratta di demonizzare il suo ruolo ma di analizzare i messaggi e i modelli che trasmette non fermandosi ad un’attività puramente passiva.
La legge Gasparri non risolve i problemi del sistema radiotelevisivo italiano, ma anzi ne amplifica le distorsioni e i difetti: riduce il pluralismo, limita la libertà d’informazione, mette in pericolo la sopravvivenza degli altri mezzi di comunicazione (per esempio la carta stampata) e soprattutto favorisce in modo spudorato gli interessi del presidente del consiglio.
Una legge di per sé inadeguata che diventa pericolosa per l’equilibrio democratico del nostro paese a causa del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, al tempo stesso capo del governo e padrone di Mediaset. Maggiori dettagli sulla legge Gasparri con commenti e spiegazioni delle novità introdotte, li trovate sul sito della Federazione Nazionale Stampa Italiana all’indirizzo www.fnsi.it

Rispetto a questa situazione, cosa può fare un semplice cittadino? è costretto a subirepassivamente tutto ciò che gli viene proposto oppure ha la possibilità di ribellarsi? Le alternative ci sono, anche se costano impegno e fatica, e si riassumono in due verbi: boicottare e criticare. Vediamo come.
è possibile boicottare la televisione in due modi: da un lato cercando di limitare il più possibile la sua invadenza nelle nostre vite, guardandola per meno tempo. Spegnere la televisione e impiegare in modo diverso il nostro tempo libero: ascoltare la radio, andare al cinema, uscire con gli amici, leggere. Nel blog del sito dell’associazione Libertà e Giustizia (www.libertaegiustizia.it), i navigatori hanno raccontato e suggerito le attività che si possono fare al posto di guardare la televisione.
Ma se non vi sentite ancora pronti a rinunciare alla tv, è possibile boicottarla anche guardandola. Gli introiti delle tv commerciali provengono esclusivamente dalla pubblicità: evitare di comprare tutti quei prodotti che vengono reclamizzati alla tv è il modo migliore per opporsi allo strapotere mediatico di Berlusconi (potete trovare i principali inserzionisti delle reti Mediaset sul sito http://www.consumoresponsabile.it/listaCompleta.php ).
Come avere un approccio critico rispetto alla marea di informazioni della tv e non esserne totalmente succubi è uno degli scopi dell’associazione Megachip (www.megachip.org). Nata circa un anno fa, propone una serie di corsi, incontri e progetti sull’educazione ai media e con i media. I progetti sono rivolti in modo particolare ai bambini e agli adolescenti, le categorie più colpite dagli effetti dell’esposizione televisiva: per capire le logiche di funzionamento e i pericoli della tv ma anche le possibilità di intervento educativo da parte della famiglia e della scuola.
Lo scopo dell’associazione è aumentare la consapevolezza critica e la capacità sociale di analisi dei messaggi televisivi, utilizzando i media in modo creativo. Il progetto punta a trasformare i giovani telespettatori in produttori, attraverso la creazione di giornali scolastici, introducendo la telecamera in classe, costruendo siti internet e sviluppando un dialogo intergenerazionale attraverso i media.

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