24 settembre 2018

Guantanamo a teatro, è tempo di svegliarsi

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GUANTANAMO honor bound to defend the freedom (l’onore costringe a difendere la libertà), è uno spettacolo che denuncia i trattamenti riservati ai prigionieri detenuti nella base americana. E’ stato presentato in Italia, per la regia di Serena Mannelli e Michele Panella, al Teatro della Limonaia di Sesto F.no dall’11 al 22 gennaio. Commissionato dal Trycicle Theatre di Londra alle scrittrici Victoria Brittain e Gilliam Slovo, come elaborazione delle testimonianze dei detenuti britannici presenti a Guantanamo Bay, il dramma-documento è diventato un caso per la sua capacità di stimolare una discussione e trasmettere un messaggio forte su ciò che sta succedendo nella prigione americana.
Lo spettacolo è sobrio, asciutto e adotta inizialmente un tono quasi dimesso. Le luci si accendono alternativamente a illuminare un volto chiamato a proporre la propria storia; la scelta è quella di far parlare i documenti e le testimonianze originarie, nella convinzione che non c’è sceneggiatura che possa risultare più drammatica e più tesa di un materiale vivo e reale. La drammaticità non scaturisce da facili forzature patetiche o da artifici più o meno pretestuosi; si fa avanti piano piano, come un mosaico che prenda forma progressivamente con una tessera dopo l’altra.
Storie ordinarie, spesso intrecciate alla complessa ragnatela delle relazioni familiari, che un giorno si interrompono e in cui lo spartiacque non si presenta quasi mai sotto l’insegna della protervia ma piuttosto come l’avvio di un procedimento amministrativo
Non era così anche nei lager, non è così in fondo in qualsiasi esperienza di detenzione o restrizione?
La burocrazia, la censura, gli inquisitori che alternano blandizia e minaccia, apparenti aperture seguite da repentini giri di vite. Sullo sfondo del palcoscenico, oltre la desolazione in primo piano di un tribunale sfasciato e consumato dal tempo, baluginano le flebili voci dei detenuti, un richiamo lontano che risuona in realtà vicinissimo alle emozioni di chi ascolta.
Ed ecco che, impercettibilmente, la tensione sale, insinuando nello spettatore un senso di nausea e di disgusto, un disagio che afferra alla gola e che porta alla nostra attenzione quello che anche le menti più avvedute tendono istintivamente a rimuovere: potrebbe accadere anche a noi, forse sta già accadendo (ci siamo già scordati della Diaz, di Bolzaneto, di Carlo Giuliani, per non parlare dei nostri Centri di Permanenza Temporanea?…) e Guantanamo è solo la punta dell’iceberg, un tentativo in atto di controllo e intimidazione a livello mondiale. Un messaggio che dice: ‘Attenti, possiamo fare di voi ciò che vogliamo, possiamo instaurare un ordine insindacabile dal diritto internazionale, oltre ogni civiltà giuridica, oltre ogni parvenza di legalità’.

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