23 settembre 2018

Grecia scettica su un cambio forzato di regime in Iraq

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Scetticismo su un’imposizione dall’alto della democrazia in Iraq. Questa la posizione da Giorgos Papandreou, ministro degli Esteri della Grecia e attuale presidente di turno dell’Unione Europea per il primo semestre 2003. In netta controtendenza con il parere americano, Papandreou ha sottolineato come un cambio forzato di regime potrebbe scatenare ripercussioni tutt’altro che positive sia a Baghdad che in tutto il Medio Oriente. “L’Iraq è una dittatura – ha detto il ministro degli esteri greco – Su questo c’è concordia tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Noi vogliamo che in quel Paese vi sia la democrazia, ma sono scettico nei confronti di coloro che sostengono che imporgliela, e cambiarvi regime, possa risolvere la questione non soltanto nello Stato interessato ma, più in generale, nell’intero mondo arabo”. In effetti, la conseguenza di un ribaltamento tanto drastico della situazione interna irachena potrebbe essere una disintegrazione del sistema, oltre ad un probabile inasprimento dell’integralismo islamico. Un pericolo, questo, che l’amministrazione americana sembra non considerare, convinta che l’avvento di un governo democratico in Iraq, dopo un intervento armato, potrebbe avere un “effetto domino positivo” a livello regionale.

E’ risaputo, d’altronde, che la guerra e la forza sono gli strumenti migliori per instaurare una dittatura “democratica”..o una democrazia che dir si voglia..
Pungente il commento del ministro degli Esteri francese, Dominique de Villepin, su questa bizzarra teoria americana. Secondo de Villepin, chi l’ha ideata appare convinto che possa funzionare “come per magia”.
Intanto, domenica prossima, Papandreou darà inizio, per conto dei Quindici, a una missione diplomatica in quattro Paesi chiave arabi. L’obiettivo, tentare di trovare sbocchi pacifici alla crisi, e riuscire a convincere il mondo islamico nel suo complesso ad assumersi un maggiore ruolo di mediazione. Forse, senza presunzione e prepotenza da parte europea, ma con una vera volontà di pacificazione e rispetto, sarà possibile fare un passo avanti.

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