GRANDI OPERE INUTILI Disastro in progress a Firenze, arriva Monna Lisa e brucia 3 miliardi

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di Alberto Ziparo, docente di urbanistica Università di Firenze

Monna Lisa dal Louvre si proietta su Firenze sotto forma di mostro. Si chiama beffardamente così, infatti, il “Super Talpone”, la megafresa che da novembre dovrebbe scavare il super tunnel Tav di attraversamento della città: le ultime resistenze – almeno istituzionali – sono cadute con la firma del protocollo tra ferrovie, ministero, regione, provincia e comune lo scorso 4 agosto. Renzi, fin lì riottoso, ha alla fine ceduto alle insistenze di Moretti, Rossi e Matteoli – e soprattutto agli interessi diffusi legati alla costruzione – accettando opere di compensazione per 80 milioni di euro – peraltro già previste – in cambio del “via libera” al megaprogetto da 3 miliardi di euro.

Avanzano a testa bassa – Gravissimo, proprio in questa fase, specie se si pensa che è legato a un’opera inutile, in quanto l’alta velocità transita già da Firenze e il nuovo passante si potrebbe realizzare a 1/10 dei costi, come vedremo. In realtà, le lobby dei costruttori – che in questo caso vedono come capofila le cooperative e condizionano fortemente le governance regionali e locali – avanzano a “testa bassa” in un’operazione «a grande dotazione finanziaria» (sia pure in gran parte ancora da reperire). «Gli accordi sulla tratta Tav Bologna-Firenze si presero con Bersani e Chiti presidenti delle due regioni», ci hanno spiegato vecchi militanti del Pci, «figuriamoci se intendono ridiscuterli oggi che i due dirigono il Partito democratico». Ciò spiega il “muro di gomma” del Pd locale di fronte alle grandi e crescenti perplessità sull’operazione sollevate da studiosi dell’università fiorentina – specie di Ingegneria e Architettura – e da esperti locali. Se mai iniziasse, infatti, il megascavo per la doppia galleria di 7.5 chilometri rischierebbe seriamente di non essere concluso per i rischi di disastro legati all’operazione, analizzati in uno studio di tre anni e che adesso è diventato un libro, Tav sotto Firenze: Impatti, Problemi, Disastri, Affari e l’Alternativa Possibile, in uscita a settembre per l’editore Alinea.

Cominciando a scavare, si effettua in pratica una sperimentazione pericolosissima perché ad alto rischio di effetti di crollo, alluvione, dissesto, inquinamento, congestione. Le più grandi obiezioni sollevate da analisti ed esperti riguardano il «rischio alluvione» o «essiccamento» rispettivamente a monte e a valle dei punti in cui la galleria Tav intercetta le falde; con problemi affatto risolti, quando c’è addirittura da intubare e sifonare uno dei più grossi torrenti del sistema Arno, il Mugnone. Il rischio di danni e crolli è legato pure alle caratteristiche dei suoli, con granulometrie assai variabili e alla quantità di volume di terra sotterranea spostata e “persa”. Questo investe direttamente parte del patrimonio artistico (Fortezza da Basso, Arco dei Lorena, Porta del Belgio) e sfiora l’enorme dotazione del centro. Coinvolge purtroppo centinaia di edifici di un patrimonio edilizio storico – costruito tra l’Unità e la Prima Guerra Mondiale – che subirebbe i maggiori danni legati all’impatto del cantiere dello scavo, la cui durata prevista è di circa un decennio. Altri problemi sono legati ai disagi quotidiani (rumori, polveri) dovuti alla cantierizzazione , all’ulteriore esasperazione del traffico pesante sui già congestionati viali attorno al centro storico, all’effetto “barriera” in alcune parti della città.

Manca la Valutazione d’impatto – Impatti e rischi sono enormemente accentuati dalla presenza della nuova megastazione sotterranea ai Macelli, un progetto i cui profili tipomorfologici sono stati firmati da Norman Foster, ma che manca totalmente dell’elaborato più importante: la Valutazione di Impatto Ambientale (Via). Un problema tutt’altro che «solo procedurale» – come hanno sostenuto gli avvocati difensori di Tav nella causa «per danno presunto» intentata da centinaia di cittadini -. La mancanza di Via per la nuova stazione – che rende di fatto abusivi i relativi lavori, allorché inizieranno – occulta una serie di problemi non lievi: innanzitutto la mancanza di elaborati esecutivi idonei ad essere sottoposti a verifica, quindi la mancanza, gravissima, di adeguate analisi sismologiche; ancora, il tentativo di nascondere grossi impatti, come gli inquinamenti atmosferici, acustici e anche solidi – legati alla produzione in situ del cemento occorrente: di fatto un cementificio “a cielo aperto” nel centro di Firenze! -. Oppure il rischio dell'”effetto alluvione” nell’area immediatamente esterna ai cassoni che dovrebbero proteggere il “vascone” della stazione sotterranea. Altra questione non lieve – e tuttora irrisolta – è legata alla posa degli oltre 3 milioni di metri cubi di terra di scavo – spesso inquinata e alterata – che dovrebbero far posto al sistema «tunnel e megastazione». Si pensava di usarla per la ristrutturazione di un’area di Cavriglia- S.Barbara, per il recupero di ex cave, ma la classificazione dei materiali di scavo quali «rifiuti speciali» richiede discariche ad hoc, oggi non presenti in alcun progetto. La Tav sotto Firenze rischia di essere un disastro che scopriremo “in progress”, giorno per giorno, all’avanzamento del cantiere.

Il passaggio in superficie – Per ovviare a tutto questo lo stesso gruppo di studio «Università- tecnici locali», che ha studiato gli impatti, ha riproposto il passaggio in superficie (a suo tempo abbandonato «per problemi di impatto ambientale», salvo prospettare una soluzione mille volte più impattante!) che si può realizzare facilmente, con piccoli aggiustamenti, nelle aree già di pertinenza ferroviaria e tempi e costi infinitamente minori della «Sotterranea». Tra l’altro il gruppo dell’università ha proposto una nuova stazione che recupera le infrastrutture dismesse a Statuto-Circondaria e si rapporta davvero con la stazione attuale di Santa Maria Novella. Il nuovo blocco-stazione, denominato Firenze Novella, è progettato in maniera tale da inserire la stazione Tav nel tessuto urbanistico e architettonico di Firenze, in modo da valorizzare e rendere nuovamente funzionali importanti strutture, ormai da archeologia infrastrutturale e industriale. L’esatto contrario del sottoattraversamento che si abbatte sul centro cittadino con impatti e dissesti pesantissimi.

Se la governance locale è condizionata dagli interessi finanziari speculativi, mediatico-imprenditoriali, che ruotano attorno alla Tav, l’opposizione sociale si allarga grazie al lavoro del Comitato contro il Sottoattraversamento, cui aderiscono centinaia di fiorentini, dalle associazioni ambientaliste – in primis Italia Nostra – ad associazioni ormai radicate nel tessuto socio-culturale toscano come Idra.

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