Golfini macchiati

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Luciano Benetton donerà al governo argentino 2.500 ettari di terra in Patagonia, perché venga destinata alla comunità indigena dei Mapuche. Questa la strabiliante buona notizia circolata un mesetto fa. Un bel gesto generoso? Una nuova politica aziendale? Non proprio…
Nell’agosto del 2002 una coppia di origine Mapuche, appena licenziata da una fabbrica tessile, ottenne dalle autorità locali il permesso di coltivare un terreno abbandonato in Patagonia. 530 ettari incolti, da anni inutilizzati, proprio accanto ai confini del regno Benetton. Dopo meno di un mese, i due Mapuche furono denunciati dall’amministratore della multinazionale per usurpazione con uso della violenza di terreno di proprietà Benetton. Seguirono uno sgombero violento, la distruzione di tutte le loro coltivazioni e un processo che ha visto condannare la coppia indigena, malgrado la difesa dimostrasse che quel terreno apparteneva al demanio pubblico.
Ma quando è troppo, è troppo: questa ingiusta condanna ha dato il via ad una campagna internazionale di denuncia per far conoscere all’opinione pubblica tutti i casi di esproprio e di violenza che Benetton compie da anni nei confronti della popolazione Mapuche.
La campagna ha avuto una tale risonanza che Benetton è corsa ai ripari rivolgendosi alla Burson Marsteller, una delle più grandi agenzie di pubbliche relazioni al mondo. Secondo i suggerimenti dell’agenzia, Benetton cerca ora di costruirsi una falsa immagine umanitaria, coerentemente del resto a quanto fatto finora con le pubblicità di Toscani. Questo spiega il magnanimo gesto di Luciano Benetton, la donazione di 2.500 ettari di terra (un’estensione pari all’incirca all’Isola del Giglio).
Ma la risposta dei Mapuche è stata chiara: non potete regalarci ciò che ci appartiene! In un recente incontro a Roma, la delegazione indigena ha ribadito che non accetterà regali dall’imprenditore a meno che non dichiari pubblicamente che si tratta piuttosto di una restituzione.
La popolazione dei Mapuche – “uomini della terra” – è stata l’unica che gli spagnoli non sono riusciti a sottomettere. Dei loro 30 milioni di ettari su cui vivevano da secoli, tra Cile meridionale e Argentina, gliene sono rimasti solo 250.000. Niente in confronto al regno Benetton: 900.000 ettari di terra, su cui la famiglia trevigiana ha molte ambizioni, le più recenti in campo minerario.
In realtà l’espropriazione sistematica dei territori indigeni da parte delle multinazionali va avanti ormai da molti anni, in tutta l’America Latina, con il beneplacito dei governi e la violazione sistematica delle costituzioni. Attualmente Benetton è la multinazionale con più possedimenti terrieri in Argentina, ottenuti a fior di dollari ed espropri. È ovvio che non siano disposti ad accettare obiezioni sulla proprietà effettiva di tali terreni.
Meglio coprire il lato oscuro della propria linea imprenditoriale, affidandosi a un’agenzia come la Burson Marsteller, che ha referenze ottime: è la stessa che venne assunta dall’ex Presidente argentino Jorge Rafael Videla perché ripulisse la sua immagine mentre nel paese venivano sequestrate, torturate e assassinate 30.000 persone. E fra gli altri clienti può contare Coca-Cola, Kellogg, Kraft Food, Lloyds Bank, L’Oreal, Wal-Mart… Insomma nel mondo ha già aiutato molti a rifarsi una faccia dopo disastri ecologici, scioperi, campagne di boicottaggio e addirittura crisi di governo… Riuscirà anche a smacchiare i golfini Benetton senza infeltrirli? (S.L.)
Altre notizie su www.mapuche-nation.org

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