Gli auguri dell’altra Firenze

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Auguri sinceri a Gigi ed a Pape dall’altra Firenze.
Tempo fa, alla fine del secolo scorso, a Firenze era il tempo dei raid punitivi contro gli immigrati e della militarizzazione della città, su richiesta del Sindaco Morales, al fine di contrastare i venditori ambulanti “irregolari”, allora in gran parte senegalesi.
Sul settimanale satirico “Cuore” , nello stesso periodo, una rubrica apposita registrava i desideri dei lettori (se ne poteva esprimere uno per ciascuno): ebbene, fu condivisa da molte persone, riportando un certo successo, quella che allora sembrava proprio un’utopia, e cioè l’aspirazione a vedere “un senegalese Sindaco di Firenze”.
Ebbene, con l’ingresso di Pape Diaw, Presidente dell’Associazione dei Senegalesi, in Consiglio Comunale si può dire invece che si sia fatto un passo in avanti verso quell’obbiettivo, che non sembra più così utopico.
Si può dire che un fatto del genere, nel momento in cui Calderoli rende l’Italia tristemente famosa nel mondo per le sue magliette razziste e personalità più o meno insigni danno medaglie alla predicatrice di odio Oriana Fallaci, cada, in qualche modo, come il cacio sui maccheroni.
Si tratta di un segnale in controtendenza rispetto agli impulsi xenofobi e fondamentalisti che da varie parti cercano di alimentare il cosiddetto scontro di civiltà, in cui, ovviamente, non è individuabile assolutamente niente di civile.
Palazzo Vecchio, sul piano simbolico, recupera un ruolo un po’ appannatosi nel corso degli anni, quello cioè di essere un punto d’incontro e di confronto fra persone e popoli, per costruire ponti, per fornire possibilità di dialogo, per dare spazio alle occasioni di “mescolanza” (di “metissage”, se si vuol dire alla francese).
Pape consigliere da un lato proseguirà indubbiamente quell’intensa attività che ha svolto per anni nell’ambito della sua associazione e, più in generale, all’interno del movimento antirazzista, dall’altro renderà evidente a tutti, là nel Palazzo, che la società sta cambiando e che sarebbe opportuno che le istituzioni se ne accorgessero per davvero (attribuendo, per esempio, a tutti i migranti, e non solo a quei pochi che hanno avuto la possibilità di divenire cittadini italiani, il diritto di voto).
Prende il posto, Pape, di un consigliere, Luigi Ontanetti, che ha ben operato, anche se per un periodo molto breve, non rinchiudendosi all’interno del Palazzo e mantenendo saldi legami con quella società civile attiva – impegnata sui temi della pace, dei diritti, della nonviolenza -, da cui proveniva.
Gigi lascia non perché vuole disimpegnarsi, ma per ragioni di salute.
Nel salutare il Consiglio, con parole sentite e commoventi (che hanno scosso per un attimo anche i più “duri” fra i consiglieri), egli ci ha ricordato l’importanza dei Don Chisciotte, di coloro cioè che si battono per degli ideali, anche quando la loro battaglia può sembrare a molti visionaria e perdente come quella contro i mulini a vento.
Siamo convinti che Pape saprà proseguirne l’azione, anche da questo punto di vista, continuando a dare voce, sui banchi del Salone dei Dugento, a quelli che in città di voce ne hanno ben poca.
Sinceri saluti ed auguri, sia a Gigi che a Pape, da parte di quell’altra Firenze, che a volte sembra assente, quasi scomparsa, ma che finisce per rispuntare sempre a sostenere le ragioni della pace, dei diritti, dell’antirazzismo. (Moreno Biagioni)

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