Gli Internauti: gli OPG tra incubo e speranza

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foto di Franco Guardascione

Carola Del Buono per l’Altracittà

Entro il 1 Aprile 2014 l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (Opg) di Montelupo Fiorentino deve chiudere. Lo dice la legge n.9 del 17 Febbraio 2012, ma questa data è in realtà una proroga, in quanto queste strutture dovevano aver già chiuso i battenti definitivamente il 31 Marzo di quest’anno.

Molti di noi avranno visto 2 anni fa a Presa Diretta, su Raitre, un video scioccante, realizzato dalla commissione d’inchiesta del Senato: il video descriveva la realtà degli ospedali psichiatrici giudiziari italiani (strutture che hanno sostituito a metà degli anni ’70 i manicomi criminali), tra cui anche lo stesso complesso di Montelupo. Si svelava così finalmente agli occhi dei telespettatori la terrificante condizione in cui vivono i ricoverati: igiene precaria, stanze sovrappopolate e la quasi totale assenza di personale sanitario, come infermieri e medici, in contrasto con il gran numero di guardie carcerarie. Mancano gli spazi per le attività di svago, e le giornate dei pazienti-detenuti passano lente sotto l’effetto dei tranquillanti e della nicotina.

Questo mondo agghiacciante è stato oggetto della mostra del fotografo Franco Guardascione “Gli internauti – Viaggio fotografico all’interno degli ospedali psichiatrici giudiziari” svoltasi a Palazzo Panciatichi, a Firenze, nei giorni scorsi. Il titolo “Internauti”, scelto da Corrado Marcetti, direttore della fondazione Michelucci che ha promosso la mostra, si riferisce ai due tipi di “viaggio” compiuti: quello del fotografo tra gli internati e quello dei malati nell’incubo allucinante della loro detenzione.
Nelle opere di Guardascione all’occhio della videocamera si sostituisce quello della macchina fotografica, ma anche qui il mezzo di comunicazione non fa altro che riportare alla luce una realtà terrificante quanto dimenticata, o meglio, rimossa in un inconscio collettivo profondo.

“Guardatele con attenzione, queste immagini” ha esordito Corrado Marcetti al convegno “Le persone, gli spazi”, tenutosi il 19 Aprile all’interno della mostra, “perché sono immagini della storia italiana, uomini e donne diventati fantasmi”.
Franco Guardascione si è rifiutato di ritoccare le fotografie, frutto di 4 anni di lavoro. Questa collezione diventa così un importante lavoro di denuncia sulla situazione manicomiale.
Ma si può andare oltre la denuncia?

Durante il convegno il registra e psichiatra Stefano Dei ha mostrato il suo video-documentario “Itinerari- Da internati in Opg a cittadini” a cura del centro “Franco Basaglia”. Stefano Dei propone allo spettatore storie di pazienti “sottratti” alla prigionia della struttura dell’Opg di Montelupo Fiorentino. Persone che hanno trovato accoglienza presso strutture alternative e hanno potuto finalmente sentirsi liberi. “Ho fatto questo lavoro per cercare qualcos’altro rispetto alle immagini drammatiche di quel video di Presa Diretta”.

Le soluzioni presentate nel video di Dei sono varie: piccole comunità oppure appartamenti di due o tre pazienti seguiti da operatori sanitari. Ci sono vari livelli, il primo livello sono le strutture residenziali protette, una è ad Aulla e una qui a Firenze, Le Querce.
Qui finiscono soprattutto quella percentuale di pazienti degli Opg (un 15%) affetti da patologie gravi, che possono anche rappresentare un pericolo, e che qui vengono curati e sorvegliati. Gli altri, che spesso hanno commesso solo piccoli reati e sono stati per questo emarginati, sono destinati a strutture che preparano i pazienti alla semilibertà o all’indipendenza. Gli uomini filmati esprimono un profondo senso di libertà, d’impegno per la comunità dove vengono accolti e la loro risposta è sicuramente straordinaria.

Gli Opg sono dunque da considerare un fallimento della psichiatria?
“In questo caso – risponde Dei – non si può dire che è la psichiatria che ha fallito, ma le istituzioni. In Italia sono stati chiusi i manicomi prima che in molti altri paesi, e per questo la nostra psichiatria si poteva considerare all’avanguardia già dagli anni ’80. Ciò che è realmente successo è che il problema degli Opg non è mai stato affrontato, a causa purtroppo anche della giustizia e burocrazia italiana”.

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