Giustizia e sobrietà

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Abbiamo incontrato Francesco Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo in
occasione della presentazione del suo ultimo libro, “Sobrietà, dallo spreco di
pochi al diritto di tutti”. Un libro che tratta di economia, ma non è scritto
da un economista.
I cittadini non sono abituati a occuparsi di questa materia sebbene le scelte
economiche abbiano un’influenza pesantissima sul quotidiano di tutti. In una
società adagiata sulla delega, tu rimetti al centro la partecipazione diretta.
Chi è il destinatario ideale del tuo libro?
Il libro è destinato a tutti perchè il cambiamento è possibile solo se si
diffonde, ad ogni livello, una nuova cultura, nuovi valori, una nuova
prospettiva. Tuttavia sono piuttosto pessimista rispetto alla possibilità che
il mio libro possa fare breccia fra gli economisti. Purtroppo gli economisti
hanno lo svantaggio di avere passato molti anni della loro vita a studiare
concetti capitalistici ed è molto difficile per loro ragionare con altre
categorie mentali. Per questo mi rivolgo in maniera particolare alla gente
comune. Chi ha conservato il buon senso e sa ragionare mettendo sul piatto
della bilancia tutti gli aspetti della vita, ha più capacità di riconoscere i
pericoli che stiamo correndo e di individuare nuove soluzioni. Del resto la
democrazia si caratterizza per il fatto che l’organizzazione sociale ed
economica è il frutto della decisione di tutti. Per questo non accetto che
possano esistere il politico e l’economista di professione. Altrimenti è come
dire che qualcuno ha più capacità di partecipazione di altri e ciò è
l’antitesi della democrazia. So che oggi si punta a trasformare la democrazia
in una operazione di facciata, ma io appartengo a quegli irriducibili che non
accettano questo destino. Per questo continuo a rivolgermi a tutti affinchè
non rinuncino a prendere il proprio destino nelle proprie mani e usino tutti
gli spazi di potere che abbiamo a nostra disposizione, dal voto al consumo
critico, dalla denuncia al risparmio responsabile, all’informazione alla
proposta, per orientare il futuro di noi tutti verso la giustizia e la
sostenibilità.
Economia pubblica, Stato forte, tasse progressive… l’impianto che proponi
richiama i principi del socialismo. Nello stesso tempo rivaluti il ruolo del
singolo, la partecipazione, la delega al cittadino in un’ottica libertaria.
Come possono convivere uno stato forte e una forte responsabilità individuale?
Lo stato che ho in mente non è quello di tipo settecentesco dominato da un
monarca avido e repressivo che inevitabilmente era visto come un nemico. Io
penso ad uno stato di tipo democratico paragonabile ad una grande comunità. La
mia concezione è che lo stato siamo noi. Per questo non vedo conflitto fra
economia pubblica e interesse privato. Al contrario solo una forte economia
pubblica, che ha scelto di garantire a tutti una serie di diritti
fondamentali, può garantire la soddisfazione di bisogni come la sanità,
l’istruzione, il pensionamento che sono servizi troppo costosi da affrontare
individualmente. Per questo abbiamo tutti l’interesse a fare funzionare bene
l’economia pubblica e a renderla forte e autonoma. Ma proprio perchè vedo
l’economia pubblica come espressione della comunità e non come un’azienda, dò
enorme importanza alla responsabilità individuale. Una comunità, infatti,
funziona bene quando tutti si preoccupano degli altri e quando assumono
comportamenti di rispetto per il bene comune. In ambito igienico tutti abbiamo
assimilato il concetto che per mantenere una città pulita dobbiamo evitare di
buttare le cartacce per strada. Io chiedo di estendere questo comportamento a
molti altri ambiti. Ad esempio a quello del consumo, scegliendo di ridurre, di
acquistare prodotti con scarsa confezione, di riciclare. Ma penso anche
all’ambito sociale, prendendoci cura degli anziani che si trovano nel nostro
condominio e delle situazioni di disagio del nostro quartiere. In una società
orientata alla crescita, i bisogni sociali si garantiscono attraverso le
tasse, grazie alle quali, poi si pagano dei dipendenti. Ma in una società
dalle risorse limitate, i bisogni sociali si potranno garantire solo se si
ricrea una forte solidarietà sociale che ci coinvolge uno per uno. A questo
proposito il volontariato insegna.
Una delle proposte più concrete che avanzi è quella dell’economia locale.
Quali sono le questioni alle quali l’economia locale andrebbe a dare risposta?
La prima riguarda l’energia. Se vogliamo risparmiare sui trasporti dobbiamo
avvicinare la produzione al consumo. Del resto le energie rinnovabili sono
energie diffuse, che possono essere utilizzate solo localmente. La seconda
questione riguarda l’occupazione. Solo se entreremo nella logica che ogni
comunità deve puntare a produrre quante più cose possibile da sola, riusciremo
a garantire dei posti di lavoro stabili. La terza questione riguarda
l’ambiente. Noi ci prenderemo davvero cura del nostro territorio solo quando
torneremo a dipendere da esso per la nostra sopravvivenza. Fino a quando
troveremo le nostre sicurezze fra gli scaffali del supermercato, non ci
importerà nulla dello stato di salute dei nostri boschi e dei nostri fiumi. Ma
quando il nostro territorio tornerà a rappresentare il nostro riferimento
primario per la produzione di cibo,di energia, di manufatti, eccome se lo
cureremo!
La logica della sobrietà, e la stessa idea del limite, sono l’esatto contrario
della demagogia elettorale alla quale si richiamano i potenti del mondo. Pensi
che sia possibile trovare un partner che appoggi questo orientamento nel mondo
politico convenzionale?
In teoria tutta la sinistra dovrebbe capire le nostre proposte. Lo dimostra il
fatto che un decennio fa Berlinguer cominciò a parlare di austerità. Ma oggi
la sinistra non fa più proposte avanzate per paura di perdere voti. Ecco
l’importanza di far nascere un grande movimento che assuma la sobrietà,
associata all’equità, come la propria bandiera, in modo da obbligare la
sinistra ad affrontare questa prospettiva.

Francesco Gesualdi, Sobrietà. Dallo spreco di pochi ai diritti di tutti, ed.
Universale Economica Feltrinelli, 168 pagine, 9 euro

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