18 dicembre 2018

Giovanni Galli a caccia: del voto neofascista

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Il candidato sindaco del Pdl Giovanni Galli ha impostato tutta la sua campagna elettorale puntando su una sorta di “allergia” verso i partiti del centro destra. Ora si scopre che a lui andavano bene anche i voti neri.

di Osvaldo Sabato

Contatti riservati, incontri a Firenze e Pistoia. «Una persona vicina a Galli ha chiesto i nostri voti» rivela al nostro giornale Maria Antonietta Cannizzaro. La signora è il presidente nazionale del Msi e moglie dell’ex massone Gaetano Saya, rifondatore del partito di estrema destra, ideatore delle discusse «ronde nere» con tanto di simboli fascisti. «Questo signore ci ha chiesto di aiutare Galli al ballottaggio, ci ha implorato perché sono dietro alla sinistra» racconta l’esponente del Msi. L’accordo però non si è chiuso «abbiamo deciso di non appoggiarlo» spiega Maria Antonietta Cannizzaro. Uno smacco per il moderato Giovanni Galli. Davvero il candidato «civico» era disposto ad imbarcare anche i voti della destra neofascista di Gaetano Saya? «Il prossimo anno ci presenteremo alle regionali» dice la presidente del Msi. Intanto la sua forza politica annuncia di voler costituire anche a Firenze le «ronde nere» e di aver già arruolato una quindicina di persone.

Giovanni Galli con Luciano Ghinoi, esponente dei Comitati, durante la campagna elettorale
Giovanni Galli con Luciano Ghinoi, esponente della lista No Tram, durante la campagna elettorale

Candidato «civico» lontano dai partiti? «Ma se una persona vicina a lui ci ha chiesto i nostri voti» rivela Maria Antonietta Cannizzaro. Ma come? Il moderato candidato sindaco del Pdl Giovanni Galli sarebbe stato disponibile ad imbarcare voti anche della destra neofascista? Secondo la signora Cannizzaro, presidente nazionale del Msi e moglie di quel Gaetano Saya rifondatore nel 2003 del disciolto partito di Giorgio Almirante alleato al nord Italia con il nascente Partito Nazionalista, balzato ultimamente agli onori della cronaca per aver ideato e lanciato le discusse ronde nere, con tanto di simboli fascisti, una persona si sarebbe mossa per tentare di intercettare anche i voti neri a favore di Galli. «Con questo signore mi sono vista a Firenze e Pistoia» rivela a l’Unità la signora Cannizzaro.

Come si chiama la persona che agiva politicamente per conto di Galli?
«Alberto Ducceschi. Mi diceva che era vicino al candidato sindaco Giovanni Galli e ci ha chiesto se appoggiavamo la sua candidatura. L’hanno mandato sicuramente perché mi conosceva e mi ha pregata di sostenere Galli, perché l’avrebbe fatto anche il ministro Altero Matteoli. Ma noi abbiamo deciso di non appoggiarlo, anche se avremmo potuto portargli molti voti».

Dove vi siete visti?
«La prima volta a Firenze, in un bar di via Baracca. La seconda volta a Pistoia. Entrambe le volte abbiamo detto di no a Galli, perché loro non possono venire a chiedere i nostri voti solo per il ballottaggio. Così è troppo comodo».

A Firenze però non avete molto seguito.
«Invece abbiamo tanti voti. Noi avevamo contatti anche con un piccolo partito dei destra (Nuova destra sociale n.d.r) che poi si è sfasciato».

L’emissario pistoiese del candidato sindaco del centro destra vi ha contattato solo per il ballottaggio?
«No. Il signor Ducceschi ci ha avvicinato anche prima del voto del 6 e 7 giugno. Lui viene da Alleanza Nazionale e non da Forza Italia e pensava di convincerci a dare i nostri voti a Galli».

Cosa vi diceva?
«Ci chiedeva di aiutare Galli. Ci ha implorato: aiutateci, diceva, siamo molto dietro la sinistra. E oggi più che mai, confermiamo il nostro no. Anche se a loro avrebbero fatto comodo i nostri voti. Noi però con Galli non abbiamo mai parlato, da quanto so era stato incaricato Ducceschi di interessarsi della questione. Lui non l’abbiamo mai visto, né io che sono il presidente nazionale del Msi e né mio marito. Sa, di politica sono io ad interessarmi prettamente».

Poi siete stati avvicinati per il ballottaggio?
«Esatto. Ci siamo visti a Pistoia una settimana fa. Guardi che Alberto Ducceschi mi chiama spesso e da quanto immagino lui agisce un po’ dietro le quinte. Capisce…»

Ma questo emissario di Galli vi ha mai chiesto ufficialmente di apparentarvi con la sua coalizione?
«Mai. A lui interessavano solo i nostri voti per il loro candidato a sindaco di Firenze».

Come dire, che se avesse proposto un accordo politico voi eravate disposti a farlo?
«Dipende. Il prossimo anno ci presenteremo alle regionali toscane e vedremo cosa potrà accadere».

Lei e suo marito Gaetano Saya quanto tempo avete vissuto a Firenze?
«Abbiamo abitato undici anni in centro. Ora non più»

Qual è la sua opinione su Giovanni Galli?
«Non lo conosco molto bene».

Lui si presenta come un candidato civico, lontano da Berlusconi e dal Pdl. Tutto ciò vi convince?
«Allora è meglio Renzi che dice: io con il Pd c’ho da fare. Mi sembra assurdo che uno come Galli faccia finta di non avere nulla a che fare con Berlusconi. Giovanni Galli è il loro candidato, anche se con una lista civica».

La moglie del capo, i misteri, le inchieste dell’ex massone Saya
Maria Antonietta Cannizzaro presidente in carica del Msi e la moglie di Gaetano Saya. Da quando suo marito è implicato in alcune inchieste giudiziarie è lei che ha preso in mano il partito ed è lei che porta avanti le trattative con le altre forze politiche. Cliccando i vari siti online si trovano molte notizie sulla biografia di Saya. Messinese di nascita, a 14 anni prende parte alle giornate di Reggio Calabria (rivolta per il capoluogo), 4 anni più tardi entra nel disciolto Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza; viene ingaggiato dai Servizi Segreti della N.A.T.O. esperto in ISPEG (Informazioni, Sabotaggio, Propaganda e Guerriglia), controspionaggio e antiterrorismo”, da cui si congeda nel 1997. Nel novembre dello stesso anno viene citato come principale teste d’accusa della Procura della Repubblica di Palermo, nel processo contro Giulio Andreotti dove Gaetano Saya accusa Andreotti di essere il mandante dell’omicidio del Generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa. Sul suo conto c’è anche un rinvio a giudizio per propaganda di idee fondate sulla superiorità e l’odio razziale (novembre 2004) e un successivo arresto (ai domiciliari) per aver creato all’interno del Dipartimento studi strategici antiterrorismo – Dssa – una sorta di “polizia” parallela nel settore della lotta al terrorismo (luglio 2005).

[Fonte Unità Firenze]

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