Genova: un’archiviazione poco rassicurante

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Finalmente si sono ricordati di noi. Andrea Canciani e Anna Canepa, i due magistrati che interrogarono “noi della Diaz” all’ospedale Galliera il 23 luglio 2001, hanno chiesto di archiviare l’ultima accusa ancora pendente sul nostro capo: associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio. Ci sono voluti due anni e mezzo. E dire che la reale dinamica del blitz alla Diaz è nota da un anno e mezzo: le due bottiglie molotov, principale motivo del nostro arresto, furono portate nel cortile della scuola da poliziotti. A maggio 2003 è stata archiviata l’accusa di resistenza e detenzione illegale di armi. Perché tanto tempo per chiedere questa seconda archiviazione?
Una risposta sicura non c’è, ma la sensazione è che questa richiesta segua non per caso la conclusione di un’altra inchiesta, indipendente ma in qualche modo speculare. Ovvero quella sui 26 manifestanti accusati di vari reati – fra cui il principale è “devastazione e saccheggio” – per alcuni episodi accaduti durante i cortei del 20 e 21 luglio 2001. I manifestanti sono stati rinviati a giudizio e questo – secondo una perversa logica di bilanciamenti – ha evidentemente permesso di mettere sull’altro piatto della bilancia una ‘concessione’: la richiesta di archiviazione per quelli della Diaz.
Forse non è il caso di scandalizzarsi: dopo tutto questa conclusione per noi era scontata. Ma quest’idea del ‘bilanciamento’ non è per niente rassicurante. Cosa accadrà quando tenteranno di replicare alle accuse gravissime che gravano sulle forze dell’ordine per Diaz e Bolzaneto? Diranno: va bene, ci saranno stati degli abusi, ma voi avete distrutto Genova. Un’equazione del tutto inaccettabile, che rischia di essere pagata soprattutto dai manifestanti che finiranno sotto processo. Chi ha sbagliato dovrà certo rispondere dei suoi comportamenti, ma la tesi del ‘bilanciamento’ è la premessa per un giudizio non equo, che rischia di portare a condanne sproporzionate rispetto all’entità dei fatti contestati. Basti dire che fra i 26 rinviati a giudizio ci sono alcune persone accusate di avere tirato un sasso dopo la violenta (e illegittima) carica di via Tolemaide: tirare sassi è sicuramente sbagliato e illegale, ma in quel contesto è stata una sorta di difesa. Anche volendo condannare una persona per questo gesto (posto che quel sasso, oltretutto, non ha ferito nessuno), che senso può avere infliggere una pena di otto anni? Eppure questa è la pena minima per il reato contestato dalla procura di Genova: devastazione e saccheggio.
È anche per questo che dobbiamo guardare ai fatti di Genova e ai futuri processi con grande attenzione: sono un banco di prova per quella svolta autoritaria che si sta imprimendo alla nostra vita pubblica.
http://noidelladiaz.splinder.it

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