Genova per noi: un anno dopo

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Tornare a manifestare a Genova, un anno dopo le drammatiche giornate del G8. Perché, mi chiedo la sera prima, ancora indecisa se andare o restare a casa? Per ricordare quei momenti incredibili, in cui per la prima volta la mia generazione si è vista minacciata e privata dei diritti fondamentali, costretta a scappare, a nascondersi dalle forze ‘dell’ordine’, coinvolta in un incubo di paura e violenza senza senso? Per celebrare l’anniversario della morte di Carlo Giuliani, ragazzo? Per rivendicare il diritto e la capacità di scendere di nuovo in piazza, a manifestare pacificamente le nostre convinzioni e i nostri ideali? Per recuperare e condividere la fede nell’altro mondo possibile, l’entusiasmo messo a dura prova dalla Genova cupa e terribile dell’anno prima e dalla fatica di proseguire dopo?
Alla partenza del pulmann ci osserviamo di sottecchi, al sonno si mescola un po’ di nervosismo, ironizziamo sulla volante della polizia che staziona lì vicino, forse solo per caso, e sulle scarpe da corsa che quasi tutti indossiamo. Si parte e si arriva a Genova, una città tranquilla, coi negozi aperti, i genovesi per la strada, il sole e il mare. Nessun elicottero che ronza sulle nostre teste. Mentre costeggiamo il carcere di Marassi, mi tornano alle mente alcune immagini dell’anno scorso, di un tardo pomeriggio estivo in cui i manifestanti tornavano alla spicciolata ai pulmann nel piazzale, facce stanche, sporche, incredule, di fronte all’ennesimo dispiegamento di polizia che ancora, finite ormai tutte le manifestazioni, continuava a tormentare chi voleva, a quel punto, solo andarsene e provare a dimenticare.
Attraversiamo strade, viali, piazze: alla vita quotidiana di una città portuale si mescolano ricordi e si sovrappongono flashback: ci sentiamo un po’ come dei reduci e ci chiediamo come possa essere il trauma di chi ha vissuto le Guerre, la Resistenza.
Ma la giornata stavolta trascorre gioiosa o quasi. Prima l’amarezza e la commozione in piazza Alimonda- Carlo Giuliani di fronte alla folla accorsa, ai genitori di Carlo, al silenzio e agli applausi che scrosciano allo scoccare delle 17.27, momento in cui il ragazzo cadde ucciso sul suolo della piazza. Poi il lungo corteo, colorato, vivace, rumoroso. Pochi i fischi e le contestazioni alla polizia presente solo in alcuni tratti del percorso; molti gli slogan di ringraziamento a Genova e ai genovesi per la solidarietà mostrata l’anno prima e per i sorrisi di chi ci guarda oggi dalla finestra; molte le corse dei manifestanti, e utili quindi le scarpe da ginnastica, ma stavolta non per fuggire e nascondersi, ma per esprimere lo slancio in avanti, l’entusiasmo, l’energia positiva. Una corsa terapeutica, rigenerante, liberatoria. “Genova/libera!”

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