Genova oltre le inchieste

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Alla procura di Genova si lavora alacremente. E si finisce facilmente sui giornali. Una volta è perché si cercano misteriosi manifestanti con foto a pagamento su un quotidiano, un’altra è per i verbali d’interrogatorio di alti dirigenti di polizia, chiamati a raccontare quel che successe alla Diaz la notte del 21 luglio 2001. Per motivi diversi, c’è di che strabuzzare gli occhi. Da un lato, la ‘caccia’ stile Far West ha portato a rintracciare due conosciutissimi militanti dei Cobas. Dall’altra, i verbali rivelano una volta per tutte la gravità di quanto accaduto non solo durante ma anche dopo il sanguinoso assalto alla Diaz. Un altissimo dirigente della polizia ha ‘tranquillamente’ parlato ai magistrati di bottiglie molotov collocate nella scuola da poliziotti “per giustificare quanto accaduto all’interno della Diaz” e di “accoltellamento simulato da un agente” allo stesso scopo, salvo poi scaricare le responsabilità su un unico reparto indicato come “non rappresentativo della polizia di Stato”. Sono messaggi allarmanti, che arrivano mentre i P.M. che indagano contro i manifestanti dispongono misure cautelari per 23 persone, motivate col pericolo di ripetizione del reato (ad un anno e mezzo dai fatti!).
Attorno alle inchieste genovesi si sta evidentemente svolgendo una battaglia giudiziaria delicatissima, destinata a incidere sulla credibilità delle istituzioni, sugli equilibri di potere nelle forze dell’ordine e soprattutto sui diritti di tutti. Almeno una parte di questa ‘battaglia’ sarà combattuta in tribunale. Ci sarà certamente un processo per i fatti della Diaz (ma quanto si riuscirà a salire nella scala gerarchica della polizia?). Se ne prevede un altro per gli abusi denunciati nella caserma di Bolzaneto. Procedono anche le inchieste contro i (pochi) manifestanti accusati di devastazione. In qualche caso, in questi ultimi fascicoli, compare una contestazione inquietante, il reato di “compartecipazione psichica”, ossia una sorta di ‘condivisione’ dei saccheggi commessi da altri per il solo fatto di essere stati presenti sul luogo di queste azioni e non essere intervenuti. Secondo l’accusa questo atteggiamento avrebbe ‘incoraggiato’ i teppisti e quindi è da punire.
Entro febbraio le prime inchieste (Diaz e Bolzaneto) dovrebbero chiudersi, ma già altre volte le previsioni non sono state rispettate. Una cosa però è già sicura: non basteranno i processi per rendere giustizia dei fatti di Genova. Perciò i parlamentari dell’opposizione (e, con altri, il comitato Verità e giustizia per Genova) non si stancano di chiedere l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, unico strumento credibile per indagare su tutte le responsabilità, comprese quelle politiche, e tentare di risarcire quella ferita nella democrazia che si è aperta nei giorni del lugllio 2001
www.veritagiustizia.it

di Lorenzo Guadagnucci

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